Docenti di sostegno: la verità su TFA ordinario e mobilità al Sud
Il report della CISL Scuola svela la fuga dei docenti di sostegno verso il posto comune e il Sud, mettendo in crisi il TFA ordinario.
Il sistema scolastico italiano affronta una crisi profonda legata al reclutamento dei docenti di sostegno. I dati ufficiali svelano un esodo interregionale preoccupante, evidenziando i limiti del TFA ordinario e spingendo verso la necessità di un cambiamento strutturale.
L’ipocrisia del Sostegno: tra il monopolio del TFA ordinario, il passaggio di ruolo e l'esodo al Sud
Il sistema scolastico italiano si trova davanti a un bivio cruciale per il futuro dell'inclusione, ma per affrontarlo è necessario squarciare il velo di ipocrisia che da anni avvolge il reclutamento e la formazione dei docenti di sostegno. Negli ultimi mesi abbiamo assistito alle barricate ideologiche e corporative sollevate dai difensori del cosiddetto "TFA ordinario". Al grido di "difendiamo la qualità della formazione in presenza", questo blocco ha duramente attaccato qualsiasi apertura a modelli più moderni, flessibili e digitali (come i percorsi INDIRE o il riconoscimento dei titoli esteri). Tuttavia, a fare a pezzi questa narrazione intrisa di presunta superiorità pedagogica ci hanno pensato i dati empirici e ufficiali diffusi dal report di CISL Scuola su base ministeriale.
I dati della mobilità per l'anno scolastico 2026/27 svelano una realtà incontestabile: per una larghissima fetta di docenti abilitati con il percorso ordinario, il sostegno non è una missione inclusiva, ma un mero espediente burocratico, una porta di servizio per ottenere il ruolo e fuggire, non appena maturati i vincoli di legge, verso la comodità del posto comune e, soprattutto, verso le proprie regioni d'origine nel Mezzogiorno.
La Grande Fuga del 2026: I numeri che sbugiardano la corporazione
Il resoconto relativo all'anno scolastico 2026/27 certifica una cronica instabilità dell'organico. Su un totale di 59.536 movimenti complessivi autorizzati, il travaso tra posto comune e sostegno fotografa un quadro impietoso. Nell'ultimo anno, ben 2.604 docenti hanno abbandonato la cattedra di sostegno per transitare su posto comune, a fronte di soli 1.212 che hanno fatto il percorso inverso.
Il saldo finale per il sostegno è negativo di 1.392 unità in un solo colpo, confermando una tendenza ormai strutturata in tutti gli ordini scolastici:
Scuola dell'Infanzia: A fronte di appena 42 docenti entrati sul sostegno, ben 348 hanno abbandonato la cattedra per il posto comune.
Scuola Primaria: Si conferma il fulcro della dispersione con 1.063 docenti in fuga e soli 334 ingressi.
Scuola Secondaria di I e II Grado: Gli abbandoni sono rispettivamente 515 e 678, consolidando il rientro sulla disciplina.
Questo esodo lascia dietro di sé una devastazione organica: dopo la mobilità 2026 restano infatti oltre 47 mila posti vacanti complessivi (47.019 per l'esattezza), di cui ben 11.461 specificatamente sul sostegno, concentrati in larga parte nella scuola primaria (8.215 cattedre scoperte).
Non solo cattedra: il sostegno come "ammortizzatore geografico" verso il Sud
I dati svelano un meccanismo opportunistico ancora più profondo. Molti docenti scelgono di frequentare il TFA ordinario accettando le cattedre disponibili nelle regioni del Nord non per reale vocazione, ma per accumulare il punteggio necessario a scalare le graduatorie e ottenere la stabilità giuridica. Una volta superato il vincolo quinquennale di permanenza obbligatoria, la spinta al trasferimento non si traduce solo in un cambio di cattedra, ma in un vero e proprio esodo interregionale verso il Sud.
La fuga dal sostegno si sovrappone alla volontà di riavvicinamento geografico, svuotando le aule settentrionali (in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna) di personale titolare specializzato. Questo doppio movimento genera un cortocircuito drammatico: da un lato priva gli alunni con disabilità del Nord della necessaria continuità didattica — costringendo gli uffici scolastici a ricoprire migliaia di cattedre vacanti con supplenti privi di titolo — dall'altro satura i posti comuni nel Mezzogiorno, bloccando di fatto il turn-over per i giovani laureati sul territorio.
Dov'è finita la dedizione all'inclusione che i teorici del TFA ordinario rivendicano per difendere il proprio monopolio formativo? I fatti dimostrano che il sostegno viene ridotto a un mero strumento di logistica personale, a totale discapito delle categorie più vulnerabili che la figura del docente specializzato dovrebbe tutelare.
Consolidamento del modello INDIRE: Superare la logica del monopolio universitario
Di fronte a questa emorragia di competenze e all'incapacità del sistema tradizionale di garantire stabilità territoriale, appare evidente la necessità di superare l'ostruzionismo corporativo di chi difende lo status quo. Il successo riscontrato dai precedenti cicli formativi basati sul modello INDIRE spinge verso una riflessione necessaria: è tempo di rendere questi percorsi strutturali. Vista la validità ormai ampiamente sperimentata e comprovata sul campo, chiediamo con forza ai Ministri competenti di rendere permanenti questi percorsi.
Trasformare questo impianto in un pilastro stabile permetterebbe di capitalizzare un patrimonio di competenze e metodologie che trovano una sintesi perfetta tra flessibilità e rigore. L'approccio e-learning permette ai docenti precari o già radicati nei territori del Nord di formarsi e specializzarsi in loco senza dover abbandonare le proprie classi, tutelando quel diritto fondamentale degli alunni che i docenti di ruolo in fuga calpestano regolarmente: la continuità didattica. Al tempo stesso, la severità dei criteri di valutazione e il presidio di legalità rappresentato dall'esame finale in presenza garantiscono che la flessibilità non si traduca mai in una perdita di qualità, mettendo il titolo al riparo da speculazioni e allineando l'Italia ai più avanzati standard internazionali.
Il nostro appello ai Ministri dell'Istruzione e del Merito e dell'Università e della Ricerca
Rivolgiamo un appello accorato e diretto ai Ministri competenti affinché accolgano questa richiesta, dando finalmente seguito e vita a quella che è stata, fin dal principio, una loro già meravigliosa idea.
Chiediamo di superare definitivamente la stagione del precariato, della frammentazione e dei veti incrociati delle corporazioni universitarie, rendendo il modello INDIRE la struttura permanente della specializzazione sul sostegno in Italia. Scegliere la via della continuità strutturale per questo format significa ignorare l'ipocrisia di chi difende il monopolio del TFA ordinario a parole, per poi abbandonare la nave dell'inclusione nei fatti alla prima mobilità utile. È l'ora di stabilizzare un sistema che garantisce equità sociale, digitalizzazione reale, risparmio per le famiglie e, soprattutto, una tutela autentica e duratura del diritto allo studio per ogni singolo alunno con disabilità. Si dia vita, stabilmente, al futuro dell'inclusione.
Daniela Nicolò portavoce Community Uniti per INDIRE
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