Docenti legge 107/2015: l'appello del CNDDU per tornare a casa
Da oltre dieci anni lontani da casa, i docenti legge 107/2015 chiedono un correttivo per il ricongiungimento familiare.
Migliaia di docenti legge 107/2015 lavorano ancora oggi fuori dalla propria regione. Il Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani (CNDDU) ha scritto al Ministro Giuseppe Valditara per chiedere una soluzione concreta. Si tratta di insegnanti entrati in ruolo con il piano straordinario del 2015, costretti a una mobilità nazionale obbligatoria che dura da oltre un decennio. La richiesta punta a un correttivo mirato nelle assegnazioni provvisorie, capace di restituire equilibrio tra esigenze della scuola e vita familiare.
Cosa chiedono i docenti legge 107/2015
Il caso riguarda il personale immesso in ruolo nell'anno scolastico 2015/2016, in base alla legge 13 luglio 2015, n. 107. Per accedere al posto fisso, questi insegnanti dovettero accettare una sede assegnata su tutto il territorio nazionale. Non fu una scelta libera: fu una condizione imposta dallo Stato per rispondere a un'emergenza organizzativa. Molti si sono ritrovati a centinaia di chilometri da casa, con ricadute pesanti sulla vita di coppia, sui figli e sui legami familiari. Nonostante questo, hanno garantito continuità didattica e stabilità nelle scuole di destinazione per oltre dieci anni, un periodo che supera di gran lunga la normale durata degli spostamenti previsti nel pubblico impiego. Il CNDDU chiede ora al Ministero un intervento specifico: una misura straordinaria, riservata a chi ha mantenuto la stessa sede fuori regione senza interruzioni per oltre un decennio, così da favorire finalmente il rientro nei territori di origine.
Famiglia e uguaglianza nella Costituzione
La richiesta del CNDDU si appoggia su principi solidi della Costituzione italiana. L'articolo 3 chiede alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli che impediscono una vera uguaglianza tra cittadini. Gli articoli 29, 30 e 31 riconoscono la famiglia come nucleo sociale da proteggere. L'articolo 97 impone che ogni scelta della pubblica amministrazione sia ragionevole e imparziale. Anche la Corte costituzionale ha più volte ribadito che situazioni diverse tra loro meritano risposte diverse, e che serve sempre un equilibrio tra interesse pubblico e diritti della persona. A questi principi si aggiungono regole europee altrettanto chiare:
l'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo tutela la vita privata e familiare;
l'articolo 33 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea protegge la famiglia e favorisce l'equilibrio tra lavoro e vita privata;
entrambe le norme rafforzano l'idea che il rientro di questi insegnanti vada facilitato.
La proposta del CNDDU al Ministro Valditara
Il presidente del CNDDU, Romano Pesavento, parla di una misura di equità riparativa, non di un privilegio. L'obiettivo è compensare gli effetti di una procedura che non ha precedenti nella storia della scuola italiana: la mobilità obbligatoria su scala nazionale del 2015. Secondo il Coordinamento, un correttivo mirato nelle assegnazioni provvisorie non altererebbe gli equilibri generali del sistema, ma darebbe finalmente respiro a chi ha già pagato un prezzo alto in termini personali. La proposta guarda anche al valore educativo della scuola stessa: un istituto che insegna i diritti umani dovrebbe essere il primo a garantirli al proprio personale. Riconoscere questo sacrificio, sostiene il CNDDU, significa applicare in modo concreto i principi di solidarietà e proporzionalità che reggono l'intero ordinamento repubblicano.
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