Educazione alla legalità: la proposta del CNDDU per le scuole italiane
Il CNDDU chiede un insegnamento curricolare di educazione alla legalità nelle scuole italiane.
La proposta di introdurre l'educazione alla legalità come materia stabile nelle scuole italiane arriva dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani. L'obiettivo è dare una risposta strutturata alla crescita di episodi di bullismo, violenza giovanile e discriminazione tra i banchi. I dati ISTAT più recenti raccontano un fenomeno diffuso, che tocca oltre due terzi dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni. Per questo il CNDDU propone di affidare il nuovo insegnamento ai docenti della classe A-46.
Un'emergenza educativa che cresce
I numeri parlano chiaro. Secondo l'ISTAT, la maggioranza degli studenti italiani ha vissuto almeno un episodio di aggressività, offesa o discriminazione nell'ultimo anno scolastico. Non si tratta solo di episodi isolati tra coetanei; il fenomeno coinvolge anche il cyberbullismo, l'hate speech online e, in alcuni casi, aggressioni verso il personale scolastico. Le conseguenze non riguardano solo il clima in classe: incidono sul benessere psicologico dei ragazzi, sul loro rendimento scolastico e sulla qualità delle relazioni con compagni e insegnanti. La scuola, secondo la Costituzione, ha il compito di formare cittadini consapevoli; per farlo servono strumenti educativi capaci di intercettare per tempo comportamenti a rischio, prima che degenerino in episodi gravi. È in questo scenario che nasce l'idea di una materia dedicata, capace di affiancare in modo continuativo l'educazione civica già presente nei programmi.
Come funzionerebbe l'educazione alla legalità
Il CNDDU propone di istituire, in tutte le scuole di primo e secondo ciclo dove la classe A-46 non è ancora presente, un insegnamento curricolare di educazione alla legalità. La materia sarebbe affidata ai docenti di Discipline giuridiche ed economiche, già formati su Costituzione, diritti umani, diritto civile e penale, cittadinanza digitale ed economia. L'idea nasce dal principio di coerenza tra ciò che si insegna e la preparazione specifica del docente. A differenza dei progetti occasionali attivati oggi da singole scuole, un insegnamento stabile garantirebbe continuità didattica in tutto il territorio nazionale, evitando disparità tra un istituto e l'altro.
I vantaggi anche per i docenti di ruolo A-46
La riforma avrebbe ricadute positive anche sul piano organizzativo. Oggi la classe di concorso A-46 conta un organico ridotto rispetto al numero di docenti abilitati; questo genera criticità concrete come il blocco prolungato della mobilità territoriale; il rallentamento delle immissioni in ruolo; una compressione delle prospettive di carriera per personale qualificato. Un nuovo insegnamento curricolare aprirebbe cattedre stabili, valorizzando competenze già presenti nel sistema scolastico. Il CNDDU, guidato dal presidente Romano Pesavento, ha già rivolto un appello al ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e alla sottosegretaria Paola Frassinetti, chiedendo un confronto con il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, le commissioni parlamentari e le rappresentanze del mondo della scuola.
Il quadro normativo di riferimento
La proposta si inserisce in un percorso normativo già avviato. La Legge 92 del 2019 ha introdotto l'insegnamento trasversale dell'educazione civica in tutte le scuole italiane. La Legge 71 del 2017, rafforzata dalla Legge 70 del 2024, ha invece attribuito alle scuole un ruolo attivo nella prevenzione del bullismo e del cyberbullismo. Per il CNDDU questi strumenti non bastano più: serve una materia autonoma, con ore dedicate e una programmazione stabile nel tempo. Solo così la legalità smetterebbe di essere affidata alla sensibilità dei singoli insegnanti, diventando un sapere strutturato e insegnato con continuità dalla scuola primaria fino alle superiori.
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