Educazione sentimentale, Massimo Gramellini: tra teatro e passione dei docenti
Il giornalista porta in scena l'intelligenza emotiva analizzando il cambiamento dei ruoli maschili e l'impatto cruciale della scuola.
In vista del debutto teatrale, Massimo Gramellini accende i riflettori sull'urgenza dell'educazione sentimentale. Attraverso un’analisi che spazia dai retaggi culturali alla scuola, il conduttore evidenzia come la passione dei docenti e la coerenza genitoriale siano pilastri fondamentali per la crescita emotiva.
Dallo stigma alla necessità: la nuova frontiera dell'educazione sentimentale
Il panorama culturale italiano si prepara ad accogliere una riflessione profonda sulle dinamiche affettive con l'arrivo in teatro di "L'ora di educazione sentimentale". L'opera, scritta a quattro mani dal giornalista Massimo Gramellini e dalla scrittrice Simona Sparaco, non è solo uno spettacolo, ma un'indagine su come la percezione dei sentimenti sia mutata nel tempo. Intervistato da Vanity Fair, l'editorialista ha sottolineato una trasformazione lessicale e sostanziale: quella che oggi viene tecnicamente definita educazione sessuo-affettiva — forse per dare concretezza a un concetto ritenuto troppo etereo — rappresenta un passaggio cruciale per la consapevolezza del sé.
Gramellini rievoca un passato non troppo lontano, incarnato dalla figura paterna, in cui la manifestazione delle emozioni era considerata un tabù, specialmente per il genere maschile. Discutere d'amore era percepito come un atto di debolezza, "una cosa da femminucce", inadatta alla virilità dell'epoca. Oggi, fortunatamente, questo paradigma è stato scardinato, lasciando spazio alla consapevolezza che l'alfabetizzazione emotiva non ha genere né età, ma è una competenza trasversale necessaria per decodificare la complessità dei rapporti umani.
Il valore aggiunto dei docenti e la differenza con l'intelligenza emotiva
Nel corso della sua analisi, il conduttore pone l'accento su una distinzione netta tra preparazione accademica e intelligenza emotiva. Essere un "pozzo di scienza" o eccellere in ambito lavorativo non garantisce automaticamente la capacità di gestire i conflitti interpersonali, le rotture o le tempeste emotive. È qui che l'educazione sentimentale assume un ruolo predominante, colmando il divario tra il sapere nozionistico e il saper essere.
In questo percorso di formazione, la scuola gioca una partita decisiva. Gramellini offre una lode sincera alla categoria degli insegnanti, ricordando come la sua personale formazione affettiva sia stata modellata non tanto dai libri di testo, quanto dall'esempio vivente dei suoi professori. Sono stati quei docenti capaci di infondere "energia e passione straordinarie" nella narrazione della propria materia a fornire gli strumenti per comprendere il mondo e, di riflesso, i sentimenti. La passione educativa diventa così veicolo di trasmissione per competenze trasversali, dimostrando che l'apprendimento passa inevitabilmente attraverso l'empatia e la relazione umana.
L'esempio in famiglia: regole digitali e coerenza genitoriale
Il discorso si sposta poi dall'aula scolastica alle mura domestiche, dove la gestione dei device elettronici rappresenta una delle sfide educative più complesse della contemporaneità. Gramellini condivide un aneddoto personale che illustra il suo metodo per arginare l'invadenza della tecnologia nella vita familiare: la regola della "ciotolina". Durante la cena, tutti i membri della famiglia, genitori inclusi, devono depositare i propri smartphone in un contenitore, rendendosi irreperibili per l'intera durata del pasto.
Questa prassi non è solo una misura restrittiva, ma un esercizio di coerenza. Il giornalista evidenzia un principio pedagogico ineludibile: i figli non apprendono attraverso i divieti verbali, ma emulando i comportamenti osservati. Un padre che intima al figlio di abbandonare lo schermo mentre è lui stesso intento a fare scrolling perde ogni autorevolezza. La disconnessione digitale, anche se breve, diventa quindi uno strumento pratico di educazione sentimentale, restituendo valore al tempo condiviso e alla comunicazione diretta, libera da interferenze digitali.