Femminicidio a Loreto: il ruolo della scuola nella prevenzione della violenza
Il dibattito dopo la tragedia di Luigia Fortunato a Loreto e l'appello del CNDDU per contrastare il femminicidio attraverso l'educazione.
L'omicidio di Luigia Fortunato riapre il dibattito sul femminicidio in Italia. Il CNDDU evidenzia la necessità di un impegno educativo profondo nelle scuole per contrastare la violenza di genere, superando la sola risposta giudiziaria per costruire una cultura del rispetto.
Loreto, Omicidio di Luigia Fortunato e dibattito sul reato di femminicidio: invito a rafforzare il ruolo educativo della scuola nella prevenzione della violenza di genere
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profondo cordoglio per la tragica morte di Luigia Fortunato, la giovane donna uccisa a Loreto dall'ex compagno, e manifesta la propria vicinanza al figlio della vittima, ai suoi familiari e a quanti stanno vivendo il dolore di una perdita così drammatica.
La vicenda ha alimentato un intenso dibattito pubblico in merito alla qualificazione giuridica del fatto. Si tratta di un confronto che appartiene alle sedi competenti e che richiede rispetto per il lavoro della magistratura, chiamata a valutare gli elementi raccolti nel corso delle indagini e ad applicare la normativa vigente.
Il Coordinamento ritiene, tuttavia, che questa tragedia debba spingere il Paese ad allargare lo sguardo. Ogni volta che una donna viene uccisa da un partner o da un ex partner, l'attenzione dell'opinione pubblica si concentra, comprensibilmente, sulle responsabilità penali, sulle aggravanti e sulle sanzioni. È un passaggio necessario, ma non sufficiente. La domanda che le istituzioni, il mondo della scuola e la società civile dovrebbero porsi è un'altra: quali strumenti stiamo costruendo perché quella violenza non si sviluppi?
La violenza contro le donne non nasce in un solo momento né può essere ricondotta esclusivamente all'atto finale. Essa trova terreno fertile in modelli culturali che, ancora oggi, faticano a riconoscere pienamente il valore dell'autonomia personale, della reciprocità e del rispetto nelle relazioni. Quando il rifiuto viene percepito come un'offesa, quando la fine di un rapporto viene vissuta come una perdita intollerabile, quando il controllo viene confuso con l'affetto, significa che permangono fragilità educative e culturali che non possono essere ignorate.
È su questo terreno che la scuola è chiamata a svolgere una funzione insostituibile. Educare non significa soltanto trasmettere conoscenze, ma accompagnare le nuove generazioni nella costruzione di relazioni fondate sul rispetto, sulla responsabilità e sul riconoscimento della libertà dell'altro. Comprendere che nessuno può imporre la propria volontà a un'altra persona, che ogni scelta affettiva deve essere libera e che il dissenso va accettato senza trasformarsi in sopraffazione rappresenta una competenza civile che merita di essere coltivata con continuità.
Per il CNDDU è necessario investire con maggiore convinzione in percorsi educativi che sviluppino la consapevolezza emotiva, il senso della responsabilità, la capacità di gestire il conflitto e il rispetto delle differenze. Non si tratta di introdurre nuove discipline, ma di rafforzare un'azione educativa trasversale che coinvolga tutte le componenti della comunità scolastica e che renda la cultura del rispetto un elemento stabile della formazione degli studenti.
La prevenzione richiede un impegno condiviso. Famiglie, scuola, istituzioni, mezzi di informazione, associazioni e mondo dello sport sono chiamati a concorrere alla costruzione di una società nella quale il linguaggio, i comportamenti e i modelli relazionali siano coerenti con i principi di uguaglianza e di dignità sanciti dalla Costituzione. Ogni soggetto educativo ha una responsabilità che non può essere delegata ad altri.
Ogni femminicidio rappresenta una ferita profonda per la nostra comunità nazionale. Dopo ogni tragedia ci interroghiamo, giustamente, sulle responsabilità individuali e sulle risposte della giustizia. Meno frequentemente ci domandiamo se il nostro sistema educativo, culturale e sociale stia facendo abbastanza per formare persone capaci di vivere le relazioni nel rispetto reciproco e di accettare che la libertà dell'altro costituisce un limite invalicabile.
La prevenzione non coincide soltanto con l'efficacia delle norme. Si costruisce ogni giorno attraverso l'esempio degli adulti, la qualità dell'educazione, il linguaggio pubblico e la capacità delle istituzioni di promuovere una cultura della responsabilità. È su questo terreno che si misura la maturità di una democrazia e la sua capacità di tutelare concretamente la dignità della persona.
Prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU
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