Filiera tecnologico-professionale: la FLC CGIL chiede al Ministero dati certi su iscritti e classi
Sulla filiera tecnologico-professionale la FLC CGIL chiede al Ministero numeri certi su iscritti e classi attivate.
La FLC CGIL chiede al Ministero dell'Istruzione e del merito dati precisi sulla filiera tecnologico-professionale. Il sindacato vuole sapere quanti studenti si sono iscritti e quante classi sono state attivate nei nuovi percorsi integrati. La domanda riguarda scuole statali, paritarie e centri di formazione professionale coinvolti nella sperimentazione.
Cosa chiede la FLC CGIL al Ministero
La FLC CGIL si è rivolta alla Direzione generale per l'istruzione tecnica e professionale. L'obiettivo è ottenere numeri chiari sui percorsi integrati della nuova filiera. Il sindacato chiede quanti ragazzi si sono iscritti e quante classi prime sono partite. La richiesta tocca tre tipi di realtà: le scuole statali, le scuole paritarie e i centri di formazione professionale. Il riferimento normativo è alla sperimentazione avviata con i decreti ministeriali n. 240 del 2023, n. 256 del 2024 e n. 221 del 2025.
I dati richiesti anno per anno
La richiesta del sindacato copre più anni scolastici. Per ciascuno servono dati distinti tra statali, paritarie e IeFP. Ecco i numeri che la FLC CGIL vuole conoscere:
per il 2024/25, gli iscritti nelle statali e le classi prime attivate;
per il 2024/25, le adesioni delle paritarie e dei percorsi di istruzione e formazione professionale;
per il 2025/26, i dati sulle classi seconde nei diversi canali;
per il 2026/27, i dati sulle classi terze, sempre divisi per tipologia di scuola.
Senza questa suddivisione, spiega il sindacato, è difficile capire quanto si stia allargando davvero la sperimentazione.
Perché la trasparenza sulla filiera tecnologico-professionale conta
Per il sindacato la trasparenza non è un dettaglio. Solo con dati completi si può valutare l'estensione reale della sperimentazione. I numeri servono a capire quante scuole sono coinvolte e con quale impatto sull'organizzazione. La FLC CGIL chiede informazioni disaggregate, cioè divise per tipo di istituto e per anno. In questo modo il confronto pubblico e sindacale poggia su elementi verificabili. La posta in gioco è la qualità dell'offerta formativa e la tutela dei diritti di studentesse e studenti.
Formazione tecnica oltre il semplice addestramento
La FLC CGIL difende una visione ampia della formazione tecnica. Per il sindacato questi percorsi non possono ridursi a puro addestramento al lavoro. La scuola deve dare anche cultura generale e capacità critica. Gli studenti hanno bisogno di strumenti di cittadinanza e di autonomia di giudizio. Devono poter proseguire gli studi e orientarsi in un mercato del lavoro che cambia in fretta. Il sindacato resta in attesa di una risposta dal Ministero e promette di seguire da vicino ogni sviluppo della filiera.
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