Fondi alle scuole paritarie: polemiche sindacali su bonus e tagli al personale

Le nuove misure stanziano risorse aggiuntive per le scuole paritarie, mentre i sindacati denunciano riduzioni reali per l'istruzione statale.

09 gennaio 2026 19:00
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La manovra finanziaria 2026 accende il dibattito: previsti nuovi fondi statali e bonus per le scuole paritarie, mentre l'istruzione pubblica affronta l'inflazione e tagli al personale. Il bilancio divide governo e sindacati.

Il bilancio tra inflazione e risorse

Il Ministro Valditara ha annunciato un incremento delle risorse pari a 875 milioni di euro per il 2026, portando il totale a quasi 58 miliardi. Tuttavia, la FLC CGIL segnala che, considerando l'inflazione prevista all'1,7%, si verificherà un decremento reale del bilancio dell'istruzione pubblica. Questo scenario comporterà inevitabili sacrifici per il funzionamento didattico e organizzativo degli istituti statali, con tagli lineari stimati fino al 2028.

Incremento fondi per le scuole paritarie

A differenza del settore statale, gli istituti privati beneficeranno di un aumento dei finanziamenti superiore al 10%, passando da 800 a 886 milioni di euro. Oltre allo stanziamento diretto, la manovra introduce bonus famiglie fino a 1.500 euro per chi iscrive i figli a queste scuole e l'esenzione IMU se le rette sono inferiori al costo medio per studente. I sindacati criticano aspramente tali misure, definendole una scelta ideologica che contrasta con l'articolo 33 della Costituzione riguardo l'assenza di oneri per lo Stato.

Riduzione organico e questione stipendi

La situazione lavorativa nel pubblico rimane critica con la previsione di oltre 8.000 tagli all'organico tra docenti e personale ATA, unita alla soppressione di diverse istituzioni scolastiche. Il recente rinnovo contrattuale prevede aumenti del 6%, una cifra ben lontana dall'inflazione cumulata del 17%, causando una netta perdita d'acquisto per i dipendenti del comparto scuola.

Le problematiche strutturali evidenziate dalle parti sociali includono:

  • Una presenza cronica di oltre 200.000 supplenti ogni anno scolastico.

  • La mancata stabilizzazione di 300.000 lavoratori precari in attesa di assunzione.

  • Forti criticità nel sostegno, dove oltre la metà del personale opera a tempo determinato.

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