Fondi alle scuole paritarie: polemiche sindacali su bonus e tagli al personale
Le nuove misure stanziano risorse aggiuntive per le scuole paritarie, mentre i sindacati denunciano riduzioni reali per l'istruzione statale.
La manovra finanziaria 2026 accende il dibattito: previsti nuovi fondi statali e bonus per le scuole paritarie, mentre l'istruzione pubblica affronta l'inflazione e tagli al personale. Il bilancio divide governo e sindacati.
Il bilancio tra inflazione e risorse
Il Ministro Valditara ha annunciato un incremento delle risorse pari a 875 milioni di euro per il 2026, portando il totale a quasi 58 miliardi. Tuttavia, la FLC CGIL segnala che, considerando l'inflazione prevista all'1,7%, si verificherà un decremento reale del bilancio dell'istruzione pubblica. Questo scenario comporterà inevitabili sacrifici per il funzionamento didattico e organizzativo degli istituti statali, con tagli lineari stimati fino al 2028.
Incremento fondi per le scuole paritarie
A differenza del settore statale, gli istituti privati beneficeranno di un aumento dei finanziamenti superiore al 10%, passando da 800 a 886 milioni di euro. Oltre allo stanziamento diretto, la manovra introduce bonus famiglie fino a 1.500 euro per chi iscrive i figli a queste scuole e l'esenzione IMU se le rette sono inferiori al costo medio per studente. I sindacati criticano aspramente tali misure, definendole una scelta ideologica che contrasta con l'articolo 33 della Costituzione riguardo l'assenza di oneri per lo Stato.
Riduzione organico e questione stipendi
La situazione lavorativa nel pubblico rimane critica con la previsione di oltre 8.000 tagli all'organico tra docenti e personale ATA, unita alla soppressione di diverse istituzioni scolastiche. Il recente rinnovo contrattuale prevede aumenti del 6%, una cifra ben lontana dall'inflazione cumulata del 17%, causando una netta perdita d'acquisto per i dipendenti del comparto scuola.
Le problematiche strutturali evidenziate dalle parti sociali includono:
Una presenza cronica di oltre 200.000 supplenti ogni anno scolastico.
La mancata stabilizzazione di 300.000 lavoratori precari in attesa di assunzione.
Forti criticità nel sostegno, dove oltre la metà del personale opera a tempo determinato.