Gas esilarante: l'allarme a Limbiate (MB) e i rischi per i giovani

Dalla denuncia di una madre all'ordinanza del sindaco contro l'uso improprio del protossido d'azoto: un fenomeno in preoccupante ascesa.

01 febbraio 2026 08:00
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Gas esilarante
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L'abuso di gas esilarante tra i ventenni diventa un caso a Limbiate, in provincia di Monza Brinaza. La testimonianza di un genitore svela i pericoli del protossido d'azoto, spingendo il Comune a vietarne l'uso in pubblico per arginare una moda pericolosa, sottovalutata e troppo accessibile nei minimarket e sul web.

La denuncia di una madre: i segnali della dipendenza

Tutto può cambiare nel giro di una singola stagione estiva. È quanto emerge dal drammatico resoconto di Anna (nome di fantasia), una madre cinquantenne di Limbiate, che ha visto il proprio figlio ventenne trasformarsi sotto i suoi occhi. Quello che inizialmente poteva sembrare un normale passaggio adolescenziale si è rivelato essere l'effetto di una dipendenza dalla cosiddetta "droga del palloncino". Il ragazzo, precedentemente tranquillo, ha iniziato a manifestare repentini scatti d'ira, un'ingiustificata e costante richiesta di denaro e uscite notturne improvvise, spesso sollecitate da misteriose telefonate.

La prova tangibile del problema risiedeva nei giardini sottostanti l'abitazione: un tappeto di bombolette metalliche esauste. Sebbene molti genitori tendano ad attivare meccanismi di negazione di fronte a simili evidenze, Anna ha scelto di affrontare la realtà. Suo figlio era caduto nella trappola dell'inalazione di gas esilarante, una pratica che garantisce uno sballo rapido ma effimero, innescando un circolo vizioso di consumo compulsivo. Oggi il giovane è seguito in un percorso di supporto psicologico, ma le cicatrici di questa esperienza restano visibili, testimoniando come il confine tra il "gioco" e la patologia sia estremamente sottile.

I rischi del gas esilarante e la facilità di reperimento

Il cuore del problema risiede nella natura stessa della sostanza: il protossido d'azoto. Utilizzato legittimamente in ambito sanitario come anestetico (in miscela con ossigeno) e nell'industria alimentare come propellente per la panna montata, questo gas è diventato oggetto di un uso improprio sempre più diffuso. La modalità di assunzione è semplice e apparentemente innocua: il gas viene scaricato in un palloncino e successivamente inalato. L'euforia che ne deriva dura pochi secondi, spingendo i ragazzi a ripetere l'operazione innumerevoli volte per prolungare lo stato di alterazione.

A preoccupare non è solo l'assunzione, ma la facilità con cui i giovani riescono a procurarsi la sostanza. Come sottolineato dalla madre di Limbiate, il gas esilarante è acquistabile legalmente, spesso in kit venduti insieme ai palloncini, sia sui portali di e-commerce che nei minimarket locali. I ragazzi organizzano collette, raccogliendo cifre tra i 40 e i 60 euro, per acquistare grandi quantitativi di ricariche. Nonostante l'assenza di effetti collaterali immediatamente visibili o di tracce ematiche durevoli, la letteratura medica è chiara sui pericoli: l'abuso cronico può portare a gravi effetti neurotossici, deficit di vitamina B12 e compromissione delle facoltà cognitive.

L'ordinanza a Limbiate e il contesto normativo

Di fronte a questa emergenza sociale, l'amministrazione comunale di Limbiate ha deciso di intervenire con decisione. Il sindaco Antonio Romeo ha firmato un'ordinanza che vieta espressamente la detenzione e l'utilizzo delle bombolette di gas in tutte le aree pubbliche, con particolare attenzione ai parchi e alle zone limitrofe agli istituti scolastici. Si tratta di un provvedimento pioniere in Italia, volto a contrastare un fenomeno che, sebbene nuovo per le nostre cronache, è già ampiamente radicato in altri Paesi europei come la Francia.

Le forze dell'ordine locali si trovano a fronteggiare una sfida inedita. Investigatori esperti della zona di Monza, abituati a trattare il traffico di stupefacenti tradizionali, ammettono di non essersi mai imbattuti prima d'ora in questa specifica tipologia di consumo nelle intercettazioni o nei sequestri passati. Questo vuoto conoscitivo e normativo rende l'azione del Comune di Limbiate ancora più significativa: un tentativo concreto di arginare il disagio giovanile che trova sfogo in sostanze legali ma potenzialmente devastanti, prima che il fenomeno diventi incontrollabile su scala nazionale.

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