Giorno della Memoria: Mattarella dice no all'indifferenza e all'odio
Il Presidente al Quirinale condanna l’antisemitismo e le responsabilità del fascismo: la Repubblica nasce dal rifiuto dell’odio razziale.
Nel corso delle celebrazioni per il Mattarella Giorno della Memoria, il Capo dello Stato ha definito la Shoah frutto di una "rovinosa menzogna", esprimendo piena solidarietà a Liliana Segre e richiamando l'Italia alle sue responsabilità storiche contro ogni forma di oblio.
Il monito di Mattarella nel Giorno della Memoria: solidarietà a Segre contro l'imbecillità dell'odio
Durante la solenne cerimonia svoltasi al Palazzo del Quirinale, il Presidente della Repubblica ha voluto imprimere un segno netto contro le recrudescenze dell'intolleranza contemporanea. Rivolgendosi direttamente alla senatrice a vita Liliana Segre, presente in sala, Sergio Mattarella ha stigmatizzato con fermezza gli attacchi verbali di cui è stata recentemente bersaglio. Le parole del Capo dello Stato non hanno lasciato spazio a interpretazioni: l'antisemitismo e il razzismo vengono qualificati non solo come reati per la legge, ma come manifestazioni di "volgarità e imbecillità".
Questa presa di posizione istituzionale sottolinea l'urgenza di un intervento che non sia meramente celebrativo, ma sostanziale. Il Presidente ha evidenziato come tali crimini d'odio rappresentino un pericolo sociale concreto, richiedendo una vigilanza attiva non solo da parte delle autorità italiane ed europee, ma dell'intera società civile. La vicinanza espressa alla Senatrice Segre diventa così il simbolo di una Repubblica che si stringe attorno ai testimoni dell'orrore, rifiutando categoricamente che l'insofferenza e la violenza verbale possano nuovamente trovare legittimazione nel dibattito pubblico.
Le responsabilità del fascismo e la "rovinosa menzogna" della razza
L'analisi storica offerta nel discorso presidenziale si è addentrata nelle radici profonde della Shoah, smontando la narrazione di un evento accidentale e descrivendolo invece come un meccanismo di morte scientificamente pianificato. Mattarella ha utilizzato termini inequivocabili per descrivere la macchina dello sterminio: dalla burocrazia impassibile ai medici complici, fino alle camere a gas di Auschwitz. Tutto questo orrore, ha ribadito, poggiava su quella che ha definito una "rovinosa menzogna": il mito della superiorità razziale e la negazione dell'uguaglianza tra gli esseri umani.
Particolarmente significativo è stato il passaggio relativo alle colpe nazionali. Con onestà intellettuale e rigore storico, il Presidente ha ricordato il tradimento perpetrato dall'Italia fascista verso i propri cittadini ebrei. Le leggi razziali del 1938 non furono un incidente di percorso, ma il risultato della complicità della monarchia, di ampi settori della cultura e dell'indifferenza di una parte della popolazione. Rievocare questo "buio della ragione" significa ammettere che il male non fu opera esclusiva di invasori stranieri, ma trovò terreno fertile anche tra chi, per opportunismo o paura, scelse di voltare lo sguardo mentre i propri vicini venivano deportati verso i campi di sterminio.
La Costituzione come argine all'abisso e custode della libertà
La conclusione dell'intervento ha proiettato la memoria nel futuro, legando indissolubilmente il ricordo della tragedia alla genesi della democrazia italiana. La Repubblica Italiana e la sua Costituzione, che quest'anno celebra i suoi ottant'anni di vita, sono sorte proprio come risposta diretta e contraria alle ideologie sanguinarie del Novecento. Secondo la visione esposta dal Presidente, le istituzioni democratiche nascono dal "sangue innocente" delle vittime e rappresentano l'unico argine possibile contro il ripetersi dell'abisso.
Mattarella ha lanciato un appello finale affinché ogni cittadino si senta "custode della democrazia". La memoria, in quest'ottica, cessa di essere un mero rituale annuale per trasformarsi in uno strumento attivo di difesa civica. Non permettere che l'indifferenza apra nuovamente le porte all'orrore è il compito primario affidato alle nuove generazioni, chiamate a vigilare affinché i principi di uguaglianza e libertà non vengano mai dati per scontati o messi in discussione da nuove forme di totalitarismo ideologico.