Giovani Neet, l'Italia resta tra i peggiori d'Europa nonostante dieci anni di progressi
Oltre un milione di giovani Neet nel Regno Unito e l'Italia ancora tra i peggiori d'Europa: ecco cosa sta succedendo davvero
I giovani Neet sono ormai un esercito silenzioso. Non studiano, non lavorano e non seguono nessun percorso di formazione. In tutta Europa il fenomeno cresce e preoccupa governi ed esperti. Si parla apertamente di generazione perduta: un rischio reale per il futuro di centinaia di migliaia di ragazzi e per l'economia dei prossimi anni. Capire chi sono questi giovani è il primo passo per affrontare il problema.
Chi sono i giovani Neet
La parola Neet viene dall'inglese e significa not in education, employment or training. In pratica indica chi non studia, non lavora e non si forma. Una canzone dei CCCP, gruppo punk di culto degli anni Ottanta, lo cantava già così: "Non studio, non lavoro, non guardo la Tv". Allora era un caso raro. Oggi i giovani Neet si contano a milioni e rappresentano un vero allarme sociale, tanto che nel Regno Unito li chiamano "lost generation", la generazione perduta.
L'allarme nel Regno Unito
Nei primi mesi del 2026 i ragazzi britannici tra i 16 e i 24 anni fuori da studio e lavoro hanno superato il milione, pari al 13,5% della loro fascia d'età. Lo certifica l'Office for National Statistics. Un rapporto dell'ex ministro Alan Milburn parla senza giri di parole di "lost generation". Se nulla cambia, entro l'inizio del prossimo decennio si potrebbe arrivare a 1,25 milioni. Tra le cause ci sono poche opportunità di lavoro, fragilità psicologiche e l'avanzata dell'automazione.
L'Italia resta tra i peggiori d'Europa
Anche da noi la situazione resta seria. Secondo Eurostat, il tasso di Neet tra i 15 e i 29 anni è sceso dal 25,7% del 2015 al 13,3% del 2025. Un calo forte, tra i più ampi di tutta l'Unione europea. Eppure l'Italia rimane in fondo alle classifiche, davanti solo alla Romania, contro una media europea ferma intorno all'11%. In pratica parliamo di centinaia di migliaia di ragazzi che non accumulano studio, esperienza o competenze. Una perdita per loro e per l'intero Paese.
Geografia, pandemia e intelligenza artificiale
Il luogo di nascita pesa parecchio. Sicilia, Calabria, Campania e Puglia restano sopra la media, mentre il Nord offre più sbocchi e percorsi formativi. La pandemia ha peggiorato tutto: ansia, depressione e isolamento hanno allontanato molti ragazzi da scuola e lavoro. Ora spaventa anche l'intelligenza artificiale. Per il Fondo monetario internazionale toccherà il 40% dei posti nel mondo e il 60% nei Paesi avanzati, colpendo proprio i lavori d'ingresso scelti dai giovani.
Le cause principali del fenomeno sono diverse:
la difficoltà ad entrare nel mercato del lavoro;
i problemi di salute mentale cresciuti dopo la pandemia;
le poche opportunità per chi ha qualifiche medio-basse;
l'impatto sempre più forte dell'intelligenza artificiale.