Il ritorno delle classi differenziate: tra inclusione e nuove polemiche, cosa ne pensano i docenti?
La proposta di reintrodurre percorsi separati per studenti con disabilità scuote il mondo della scuola, sfidando decenni di leggi sull'integrazione.
L'attuale dibattito sulle classi differenziate mette in discussione il modello di inclusione scolastica italiano. Mentre alcune voci politiche suggeriscono la separazione per livelli di competenza, la normativa vigente e il mondo pedagogico difendono l'attuale sistema inclusivo.
L'evoluzione normativa: dalla segregazione all'integrazione totale
La storia della scuola italiana è segnata da un passaggio radicale che ha trasformato il Paese in un punto di riferimento internazionale per l'istruzione inclusiva. Le cosiddette classi differenziali non sono un'ipotesi remota, ma una realtà giuridicamente cancellata quasi mezzo secolo fa. Fu la Legge 517 del 1977 a segnare la svolta epocale, abolendo le strutture separate per garantire agli alunni con disabilità il diritto di frequentare le lezioni insieme ai propri coetanei. Questo percorso di civiltà è stato successivamente blindato dalla Legge 104 del 1992, il pilastro che ha istituito l'insegnante di sostegno, e dal più recente D.Lgs 66/2017, che pone il Piano Educativo Individualizzato (PEI) al centro del successo formativo di ogni singolo studente, indipendentemente dalle sue condizioni di partenza.
Il dibattito sulle classi differenziate e le provocazioni politiche
Nonostante la solidità del quadro legislativo, il tema è riemerso prepotentemente nel discorso pubblico a seguito di dichiarazioni provocatorie, come quelle del generale Vannacci. La tesi sostenuta da questa minoranza ipotizza che la creazione di gruppi classe omogenei per competenze possa favorire un avanzamento più rapido dei programmi per gli studenti "eccellenti" e, al contempo, fornire cure iperspecialistiche ai soggetti più fragili. Tuttavia, la comunità dei pedagogisti respinge con forza questa visione, sottolineando come la separazione rischi di generare cittadini "di serie B". L'interazione quotidiana tra studenti con diverse abilità non è solo un atto di solidarietà, ma un'occasione pedagogica per sviluppare empatia e competenze trasversali (soft skills), elementi oggi indispensabili per navigare nel mercato del lavoro e nella società civile.
Il modello italiano: come funziona l'inclusione oggi
Oggi il sistema scolastico italiano non punta sulla separazione, ma sul potenziamento delle risorse interne alla classe comune. L'obiettivo è trasformare la diversità in una risorsa collettiva attraverso strumenti specifici. In presenza di alunni con certificazione di disabilità, il numero complessivo degli studenti per aula viene solitamente limitato a un massimo di 20-22 unità, proprio per permettere una didattica più fluida. Inoltre, la gestione dei Bisogni Educativi Speciali (BES) prevede percorsi personalizzati che consentono a ogni discente di seguire il proprio ritmo senza mai essere isolato dal gruppo dei pari. Questo equilibrio, sebbene complesso da gestire per la carenza cronica di docenti specializzati, rimane il baluardo contro il ritorno a modelli segregativi che la storia d'Italia ha già ampiamente superato.
Il sondaggio
Domanda 1 di 1
Quale opinione ha riguardo l'ipotesi di ripristinare le classi differenziate per competenze o per alunni con disabilità o disturbi del comportamento? È favorevole o contrario a tale modello educativo?