Insegnante a Mestre: la difesa dopo il taglio di capelli, 'era solo uno scherzo'
La docente della scuola Bellini chiarisce la sua posizione: un gesto goliardico finito con una insegnante oggetto di sospensione.
Il recente episodio che ha visto protagonista un'insegnante a Mestre ha sollevato un acceso dibattito sui confini del rapporto educativo, portando a un provvedimento di sospensione immediata. La docente ha scelto di esporre la propria versione dei fatti, definendo l'accaduto come un momento di condivisione ludica volto a stemperare le tensioni in aula.
La versione dell'insegnante sull'accaduto
Secondo quanto dichiarato dalla docente di italiano, l'azione di recidere alcune ciocche di capelli a due studentesse non sarebbe stata una punizione, bensì un "atto teatrale" inserito in un contesto di scherzo reciproco. L'episodio si è verificato presso la scuola media Bellini durante lo svolgimento di un compito in classe, in un momento di particolare agitazione degli alunni.
La ricostruzione dell'insegnante evidenzia alcuni punti salienti:
Contesto ironico: la docente sostiene di aver ironizzato per settimane sulla possibilità di spuntare i capelli agli studenti meno disciplinati.
Assenza di coercizione: il primo taglio sarebbe avvenuto d'impulso su una studentessa con cui vi era un rapporto di confidenza, mentre la seconda avrebbe richiesto esplicitamente di partecipare allo scherzo.
Clima disteso: l'intera classe avrebbe reagito con ilarità, e nei giorni successivi gli studenti avrebbero persino omaggiato la docente con dei fiori per scusarsi della confusione causata in precedenza.
Le reazioni della scuola a Mestre
Nonostante l'apparente serenità descritta dalla protagonista, la vicenda ha assunto una piega differente a seguito delle segnalazioni inoltrate da alcuni genitori, i quali hanno giudicato il comportamento del tutto inopportuno. La sospensione è scattata dopo che l'istituto è stato informato dei fatti, interrompendo l'incarico di supplenza della docente.
L'insegnante ha ammesso l'inopportunità del gesto, pur ribadendo la necessità di utilizzare linguaggi meno convenzionali e "teatrali" per coinvolgere le nuove generazioni. La madre di una delle ragazze coinvolte, inizialmente informata dalla docente stessa, sembrava aver compreso la natura non punitiva dell'atto, evidenziando come la percezione dell'evento non sia stata uniforme tra le famiglie e il corpo docente di Mestre.