Intelligenza artificiale e burnout: cosa dice la scienza sul peso del technostress
Il legame tra intelligenza artificiale e burnout nasce più dalla paura di essere sostituiti che dalla tecnologia in sé.
Il rapporto tra intelligenza artificiale e burnout è oggi al centro del dibattito sul mondo del lavoro. Le nuove tecnologie promettono più produttività, ma per molti dipendenti portano anche ansia e dubbi sul proprio futuro. La paura di vedere le proprie competenze diventare inutili può pesare sulla salute mentale, alimentando stress e un crescente senso di insicurezza.
Il timore di essere sostituiti dall'AI
Un recente studio pubblicato sulla rivista Human Systems Management ha esaminato il legame tra insicurezza lavorativa, sicurezza psicologica e malessere nelle aziende che introducono l'automazione. Il punto non è la perdita reale del posto, ma la percezione di essere a rischio. Molti temono di vedere il proprio ruolo ridimensionato o le proprie capacità superate dalle macchine. «I dipendenti possono mantenere il proprio posto di lavoro pur sperimentando incertezza sulla propria futura rilevanza in ambienti sempre più automatizzati», spiegano i ricercatori. Questa forma di insicurezza si lega a un maggiore esaurimento emotivo e a un minore coinvolgimento nel lavoro.
Quando manca la sicurezza psicologica
Lo studio descrive un meccanismo preciso. Quando i lavoratori vedono l'AI come una minaccia, parlano meno dei propri dubbi e chiedono meno aiuto. Viene a mancare la cosiddetta sicurezza psicologica, cioè la possibilità di «esprimere idee, sollevare preoccupazioni e ammettere errori senza timore di punizioni o umiliazioni». Esiste però anche un fattore protettivo. Chi ha più fiducia nelle proprie capacità di usare questi strumenti risulta meno vulnerabile agli effetti dell'incertezza. Per questo la formazione continua e l'aggiornamento professionale possono ridurre il rischio di malessere durante le fasi di cambiamento.
Intelligenza artificiale e burnout: il peso del technostress
La paura di perdere il lavoro è solo una parte del problema. Cresce una forma più sottile di disagio, legata al valore percepito delle proprie competenze. Gli studiosi parlano di technostress e di techno-insecurity per indicare il malessere di chi deve adattarsi di continuo a nuovi sistemi. Una ricerca su Acta Psychologica del 2025 conferma che l'insicurezza è uno dei canali principali con cui l'AI incide sul benessere. I segnali da non sottovalutare sono diversi:
un esaurimento emotivo costante;
il calo del coinvolgimento verso il proprio lavoro;
la difficoltà a chiedere aiuto ai colleghi.
Un'indagine su oltre 2.800 lavoratori collega questo timore a una salute mentale peggiore.
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