Istruzione domiciliare e disabilità: il caso Manuela riapre il tema dei diritti

L’istruzione domiciliare per una bambina con disabilità gravissima riapre il tema del diritto allo studio e dell’inclusione scolastica.

19 giugno 2026 10:30
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Il caso di Manuela, alunna di dieci anni con disabilità gravissima, porta al centro una questione che riguarda tutta la scuola pubblica. La famiglia ha dovuto rivolgersi al giudice per ottenere l’istruzione domiciliare, dopo mesi senza lezioni. Una vicenda che richiama il valore del diritto all’istruzione e il dovere delle istituzioni di garantire continuità, sostegno e dignità a ogni bambina e a ogni bambino.

Istruzione domiciliare e diritto allo studio

L’istruzione domiciliare non è un favore né una concessione speciale. Nei casi in cui una grave condizione di salute impedisce la frequenza in classe, diventa uno strumento essenziale per tutelare il percorso scolastico, la relazione educativa e l’inclusione. La scuola non vive solo tra le mura di un edificio: esiste ogni volta che un docente porta conoscenza, ascolto e fiducia a chi non può essere presente. Per questo il caso Manuela solleva una domanda forte: può una famiglia dover lottare in tribunale per ottenere ciò che dovrebbe essere garantito dalla Costituzione?

Una scelta che parla di democrazia

Secondo quanto riportato, il diniego sarebbe legato anche al timore che altre famiglie possano chiedere lo stesso diritto. Questo punto apre un nodo etico. I diritti fondamentali non possono essere trattati come risorse da ridurre per paura delle richieste. Quando l’organizzazione prevale sulla giustizia, la fragilità rischia di diventare un problema da gestire, non una condizione da proteggere. Una scuola inclusiva non misura il valore degli alunni in base alla facilità con cui può seguirli. Al contrario, adatta strumenti, tempi e risorse per non lasciare indietro nessuno.

  • Continuità didattica per non interrompere l’apprendimento;

  • Sostegno educativo per mantenere il legame con la scuola;

  • Tutela della dignità per far sentire ogni alunno parte della comunità.

Il valore umano dell’inclusione

La vicenda non riguarda solo i giorni di lezione persi. Tocca la fiducia, la sicurezza affettiva e la percezione che una bambina ha del proprio valore. Quando un’alunna fragile vede la propria famiglia costretta a difendere il suo diritto allo studio davanti a un giudice, può nascere un messaggio doloroso: quello di essere un peso, anziché una persona riconosciuta. La parola "appartenenza" diventa allora centrale. Una comunità educante vera non accoglie solo chi riesce ad arrivare a scuola. Trova il modo di raggiungere chi, per ragioni indipendenti dalla propria volontà, non può farlo.

Le responsabilità delle istituzioni

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani chiede una soluzione rispettosa dei principi costituzionali, della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e della responsabilità educativa dello Stato. Il caso Manuela ricorda che l’inclusione non si proclama: si costruisce con decisioni concrete. Ogni ostacolo rimosso per una persona fragile rende più giusto tutto il sistema. La scuola mostra la sua forza quando non arretra davanti alla complessità, ma sceglie di farsi vicina a chi ha più bisogno di cura, presenza e continuità.

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