Legge 106 2025 per i lavoratori fragili: guida completa a permessi e congedi
Analisi delle novità per lavoratori fragili: dalle 10 ore extra retribuite alla conservazione del posto senza stipendio per due anni.
L'entrata in vigore della Legge 106 2025 rafforza le tutele della storica 104, introducendo nuovi strumenti per i lavoratori fragili. Il provvedimento garantisce ore aggiuntive per terapie e lunghi periodi di aspettativa non retribuita, bilanciando diritti occupazionali e sostenibilità aziendale, pur lasciando scoperte alcune aree di protezione reddituale.
Nuove tutele Legge 106 2025: 10 ore extra per cure
Il recente quadro normativo non abroga la legislazione precedente ma ne estende il raggio d'azione, intervenendo su un tessuto sociale caratterizzato dal progressivo invecchiamento della forza lavoro. La novità più attesa, operativa tuttavia solo dal 1° gennaio 2026, riguarda l'introduzione di un pacchetto di dieci ore annue di permessi retribuiti. Questa dotazione temporale supplementare, che si somma ai tre giorni mensili già garantiti dalla Legge 104, è destinata specificamente all'effettuazione di visite, esami clinici e terapie. Ne potranno beneficiare i lavoratori dipendenti (sia pubblici che privati) affetti da patologie oncologiche, croniche o invalidanti con una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74%, nonché i genitori di minori nelle medesime condizioni cliniche. Sotto il profilo procedurale, nel settore privato, l'indennità sarà anticipata dall'azienda e successivamente recuperata tramite conguaglio Inps, garantendo al contempo la copertura contributiva figurativa.
Congedo biennale e conservazione del posto di lavoro
Se i permessi orari rappresentano un supporto per la gestione ordinaria della malattia, la vera rivoluzione strutturale risiede nel diritto alla conservazione dell'impiego per periodi prolungati. Già attivo dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (agosto 2025), il provvedimento consente ai dipendenti con gravi patologie di richiedere un congedo non retribuito fino a ventiquattro mesi, fruibile in modalità continuativa o frazionata. Tale opzione scatta esclusivamente dopo aver esaurito ogni altra forma di assenza contrattualizzata (ferie, malattia ordinaria, comporto). Tuttavia, questa medaglia ha un rovescio oneroso: durante il biennio di sospensione, il lavoratore non percepisce alcuno stipendio né matura contributi, sebbene sia prevista la facoltà di coprire il "buco" previdenziale tramite versamenti volontari ai fini pensionistici. Si tratta di una tutela giuridica forte del posto di lavoro, che però scarica l'intero peso economico sulle spalle delle famiglie, rendendo la misura potenzialmente inaccessibile per chi non dispone di risparmi adeguati o reti di supporto.
Procedure Inps, smart working e misure per gli autonomi
L'impianto della riforma punta decisamente sulla semplificazione burocratica e sull'inclusione attraverso la flessibilità organizzativa. L'iter di accesso ai benefici viene digitalizzato: sarà il Sistema Tessera Sanitaria, in dialogo con il Fascicolo Sanitario Elettronico, a fornire all'Inps le certificazioni mediche necessarie, riducendo i tempi di istruttoria. Una volta rientrati in servizio post-congedo, i dipendenti avranno una corsia preferenziale per l'accesso al lavoro agile (smart working), subordinata però alla compatibilità della mansione e alle esigenze aziendali. Infine, la normativa segna un passo avanti storico anche per il lavoro autonomo, spesso escluso dalle tutele sociali:
Professionisti e collaboratori: possibilità di sospendere l'attività lavorativa fino a 300 giorni l'anno in caso di malattia grave, senza obbligo di cancellazione dalle casse previdenziali.
Settore Scuola: stanziamento di 1,24 milioni di euro dal 2026 per la gestione delle sostituzioni del personale assente.
Fondo Ricerca: istituzione di premi di laurea in memoria di pazienti oncologici, finanziati con 2 milioni di euro annui.