Liguria, ok ai corsi di autodifesa a scuola: scontro dopo i fatti di La Spezia

Il Consiglio regionale approva la proposta per introdurre lezioni di difesa personale e primo soccorso. Opposizioni contrarie: messaggio diseducativo.

18 febbraio 2026 10:00
Liguria, ok ai corsi di autodifesa a scuola: scontro dopo i fatti di La Spezia - Corso di autodifesa
Corso di autodifesa
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Via libera della Regione Liguria all'introduzione di corsi di autodifesa a scuola. La decisione, presa dopo la tragedia di La Spezia, divide la politica: per il centrodestra è un atto necessario di prevenzione, mentre il PD teme il rischio di legittimare una "giustizia fai-da-te" tra i banchi.

La proposta in Regione: come funzionano i corsi di autodifesa a scuola

Con una votazione che ha cristallizzato la frattura tra maggioranza e opposizione, l’aula di via Fieschi ha approvato un ordine del giorno destinato a far discutere. Il provvedimento impegna ufficialmente la Giunta a intavolare una trattativa con l’Ufficio Scolastico Regionale per l'inserimento di moduli formativi specifici negli istituti liguri. Al centro del progetto non vi è l'addestramento al combattimento, bensì l'insegnamento di tecniche per la tutela dell’incolumità fisica e protocolli di primo soccorso, affidati esclusivamente a personale qualificato.

La ratio del provvedimento, sostenuto dall'assessore alla Scuola Simona Ferro, mira a fornire agli studenti strumenti psicofisici per la gestione delle emergenze, legando l'iniziativa anche a tematiche sociali più ampie come il contrasto alla violenza sulle donne. Il testo approvato esclude categoricamente qualsiasi forma di approccio aggressivo o offensivo: l'obiettivo dichiarato è la prevenzione, non la reazione violenta. La proposta ha incassato i 17 voti favorevoli del centrodestra, mentre i 10 consiglieri di minoranza hanno espresso voto contrario, bocciando l'impianto ideologico della misura.

La tragedia di La Spezia e la reazione della politica ligure

L'accelerazione su questo fronte nasce da una ferita ancora aperta nel tessuto sociale ligure: la morte del giovane Youssef Abanoud, lo studente ucciso in classe da un coetaneo a La Spezia. È stato il consigliere Gianmarco Medusei a sottolineare l'urgenza di una risposta istituzionale, definendo l'episodio spezzino un evento di gravità eccezionale che impone di ripensare la sicurezza all'interno degli spazi educativi.

Secondo la visione della maggioranza, la scuola, luogo deputato per eccellenza alla crescita, non può rimanere inerme di fronte all'escalation di episodi violenti. L'introduzione dei corsi di autodifesa a scuola viene quindi presentata non come una militarizzazione delle aule, ma come una presa di coscienza necessaria affinché gli istituti tornino a essere presidi di sicurezza, lontani da dinamiche di intimidazione che possono sfociare in tragedie irreparabili.

Le critiche del PD: il timore di una sicurezza "fai da te"

Diametralmente opposta la lettura fornita dal Partito Democratico, che attraverso le parole di Andrea Orlando ha sollevato pesanti dubbi di natura pedagogica e culturale. L'ex ministro ha stigmatizzato l'atto di indirizzo, paventando il rischio che l'opinione pubblica e gli stessi studenti possano interpretare queste lezioni come un invito all'autodifesa attiva, quasi una delega della sicurezza dal pubblico al privato cittadino.

Per l'esponente dem, stabilire un nesso causale tra l'omicidio di La Spezia e la necessità di imparare a difendersi fisicamente rappresenta un messaggio educativo distorto. La tesi dell'opposizione è chiara: la protezione degli studenti è una prerogativa esclusiva delle istituzioni, che devono garantire l'incolumità senza chiedere ai ragazzi di "sapersi difendere". Secondo Orlando, la scuola deve rimanere il tempio dello studio e del dialogo, bandendo qualsiasi logica che preveda, anche solo in forma difensiva, l'uso della forza fisica o la preparazione allo scontro.

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