L'importanza dell'educazione giuridica nelle scuole

Un percorso di educazione giuridica attraverso il caso Mazzotti per formare cittadini consapevoli e rafforzare la nostra democrazia.

A cura di Redazione Redazione
27 febbraio 2026 20:00
L'importanza dell'educazione giuridica nelle scuole - Romano Pesavento
Romano Pesavento
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Il progetto focalizzato sull'educazione giuridica offre agli studenti un'opportunità unica di crescita civile. Attraverso l'analisi del caso Mazzotti, la scuola diventa il luogo dove si costruisce una consapevolezza democratica profonda e duratura per il futuro.

Memoria, giustizia, partecipazione e rafforzamento dell’educazione giuridica: osservare un processo come esperienza di Educazione civica. Il modello Cristina Mazzotti per le classi quinte con tutoraggio dei docenti A046 e richiesta al Ministro Valditara di potenziamento e inserimento strutturale del Diritto in tutte le scuole

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani riconosce nell’esperienza promossa dall’Università degli Studi di Milano, attraverso l’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata (CROSS), un passaggio di particolare rilevanza culturale, giuridica e pedagogica: la presenza continuativa di studentesse e studenti alle udienze del processo per l’omicidio di Cristina Mazzotti ha reso visibile una funzione educativa della giurisdizione spesso rimossa dal discorso pubblico.

La riapertura investigativa resa possibile dall’evoluzione delle tecnologie forensi e la conseguente celebrazione di un processo a distanza di quasi cinquant’anni evidenziano un principio centrale dello Stato di diritto: il tempo non neutralizza la domanda di giustizia, ma ne modifica gli strumenti. In questa prospettiva il processo non è soltanto un luogo di accertamento della responsabilità penale, bensì uno spazio simbolico nel quale si ridefiniscono memoria, verità e fiducia nelle istituzioni.

L’elemento pedagogicamente innovativo non risiede esclusivamente nell’oggetto — un caso emblematico della violenza mafiosa — ma nel metodo: la scelta di accompagnare studenti dentro il tempo reale della giustizia. L’osservazione diretta delle udienze produce un apprendimento non simulato, poiché espone alla complessità del linguaggio giuridico, alla dimensione procedurale del contraddittorio, alla fisiologica durata del giudizio e al rapporto tra prova scientifica e responsabilità.

Traslata nell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, questa esperienza assume un valore strategico per l’Educazione civica, soprattutto se collocata sotto il tutoraggio dei docenti della classe di concorso A046 — Discipline giuridiche ed economiche — che costituiscono il presidio professionale capace di trasformare la partecipazione emotiva in alfabetizzazione giuridica rigorosa. Il docente A046 introduce gli studenti alla grammatica del processo, chiarisce la funzione delle garanzie costituzionali, ricostruisce il nesso tra legalità, economia della criminalità organizzata e tutela dei diritti delle vittime, rendendo leggibile ciò che mediaticamente spesso appare semplificato o polarizzato.

Sul piano mediatico, l’esperienza evidenzia un elemento decisivo: la presenza studentesca modifica la narrazione del processo. La giustizia non resta confinata alla cronaca giudiziaria ma diventa fatto pubblico osservato, interpretato e restituito criticamente. In un ecosistema informativo caratterizzato da velocità, frammentazione e spettacolarizzazione del penale, educare studenti all’osservazione consapevole significa costruire competenze di cittadinanza mediale, capacità di distinguere tra rappresentazione e realtà processuale, comprensione del valore della prova e del principio di presunzione di innocenza.

Giuridicamente, il caso Mazzotti rende evidente il rapporto tra innovazione scientifica e funzione giurisdizionale. Le nuove banche dati e le tecniche investigative non producono automaticamente giustizia, ma ampliano la possibilità di accertamento. Ne deriva una riflessione didattica centrale: la giustizia è un processo dinamico che richiede investimenti pubblici, infrastrutture tecnologiche, competenze professionali e sostenibilità economica. La dimensione economica del diritto penale — spesso marginale nei percorsi scolastici — emerge con chiarezza se si osserva la criminalità organizzata come sistema economico e lo Stato come soggetto chiamato ad allocare risorse per investigare, processare e prevenire.

Inserire questo paradigma nella formazione degli studenti dell’ultimo anno significa offrire uno sguardo integrato nel quale diritto ed economia non rappresentano ambiti separati ma linguaggi complementari per comprendere il funzionamento delle istituzioni. Il processo diventa così anche oggetto di educazione economico-istituzionale: costo della giustizia, valore pubblico della memoria, impatto sociale delle decisioni giudiziarie, funzione redistributiva della legalità e relazione tra efficienza giudiziaria e sviluppo economico.

L’esperienza osservata alla Statale dimostra che la partecipazione studentesca può generare comunità interpretative, responsabilità generazionale e nuove forme di cittadinanza attiva. La forte presenza femminile in tali percorsi conferma una trasformazione già evidente nella cultura della legalità contemporanea, sempre più fondata su competenze, ricerca, responsabilità civica e continuità educativa.

Per la scuola, questo implica un passaggio di paradigma. Non è sufficiente trasmettere contenuti sulla legalità; occorre esporre gli studenti alla complessità reale delle istituzioni democratiche. Il tutoraggio dei docenti A046 consente di evitare una riduzione esclusivamente memorialistica e di collocare l’esperienza dentro una prospettiva costituzionale, procedurale ed economica, nella quale la memoria della vittima diventa dispositivo di comprensione del funzionamento dello Stato.

Le conclusioni che emergono da questa esperienza riguardano il ruolo della scuola come infrastruttura democratica permanente. Quando gli studenti osservano la giustizia, la giustizia diventa intelligibile; quando comprendono la prova, sviluppano anticorpi rispetto alla semplificazione mediatica; quando leggono la criminalità organizzata come fenomeno economico, comprendono che la legalità è anche politica pubblica, investimento e scelta collettiva.

Il Coordinamento ritiene necessario riconoscere stabilmente l’osservazione civica dei processi come metodologia avanzata di Educazione civica, integrata con l’educazione giuridica ed economica e sostenuta da accordi strutturali tra scuole, università, tribunali e centri di ricerca. Ciò implica un rafforzamento sistemico dell’insegnamento del diritto nella scuola italiana, affinché l’alfabetizzazione giuridica non resti episodica ma diventi componente strutturale del curricolo.

In questa prospettiva, il Coordinamento rivolge al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, una richiesta chiara e strategica: il potenziamento dell’organico dei docenti di Diritto ed Economia e l’inserimento stabile e diffuso di tali competenze in tutte le scuole del primo e del secondo ciclo. La complessità della società contemporanea, la trasformazione dei sistemi informativi, l’impatto economico della criminalità e il ruolo crescente delle istituzioni giudiziarie rendono non più rinviabile una presenza strutturale dell’educazione giuridica come infrastruttura democratica di base.

Investire sui docenti di Diritto significa rafforzare la capacità degli studenti di comprendere le istituzioni, interpretare i fenomeni economici, riconoscere i diritti e leggere criticamente l’informazione. Significa, in termini economici, investire nel capitale civico del Paese e nella qualità della democrazia.

Il caso Cristina Mazzotti dimostra che la memoria può diventare politica educativa, che la tecnologia può riaprire la giustizia e che gli studenti possono assumere una funzione pubblica di osservazione democratica. La scuola, in questo scenario, non accompagna soltanto la memoria ma la traduce in competenza, non racconta la giustizia ma la rende esperienza conoscitiva, non evoca la legalità ma ne espone le condizioni giuridiche ed economiche.

Formare studenti che comprendono il processo significa formare cittadini che comprendono lo Stato. Formare studenti che leggono la criminalità come sistema economico significa formare cittadini capaci di riconoscere la legalità come bene pubblico essenziale. Rafforzare l’insegnamento del diritto significa rafforzare la democrazia.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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