Medicina a Savona: il no della FLC CGIL all'università telematica privata
L'ipotesi di una sede Link Campus nel savonese accende il dibattito sul futuro della formazione medica e sulla tutela del sistema universitario pubblico.
L'eventuale sbarco della Link Campus a Savona con un corso di laurea in Medicina solleva forti polemiche. La FLC CGIL contesta duramente l'operazione, denunciando il rischio di un indebolimento strutturale della formazione pubblica a favore di logiche mercantili.
Il nodo della formazione medica a Savona tra pubblico e privato
Le indiscrezioni riguardanti una trattativa avanzata tra la Regione Liguria e l'ateneo non statale per l'attivazione di una facoltà di Medicina a Savona hanno innescato una reazione immediata del mondo sindacale. La segreteria della FLC CGIL ha espresso una ferma opposizione, leggendo in questa mossa l'ennesimo segnale di un progressivo disinvestimento nei confronti dell'Università di Genova. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, mentre l'ateneo statale combatte contro il blocco del turnover e la cronica carenza di organici, si aprirebbero praterie per soggetti privati che operano con logiche di profitto. Il timore è che il diritto allo studio venga svenduto, trasformandosi da bene comune a merce accessibile solo a chi possiede le risorse economiche necessarie.
Qualità didattica e criticità della medicina a Savona in modalità telematica
Un punto centrale della contestazione riguarda l'efficacia formativa di un modello ibrido o telematico applicato a discipline complesse come quelle sanitarie. La formazione di un futuro medico non può prescindere dalla didattica in presenza, dalla frequentazione assidua dei laboratori e da una rete di tirocini qualificati integrati nel tessuto ospedaliero pubblico. La FLC CGIL sottolinea come l'espansione delle università telematiche rischi di generare un "dumping" formativo, dove la qualità viene sacrificata sull'altare della standardizzazione. L'esempio citato è la situazione emergenziale di Genova, dove la mancanza di fondi ha costretto gli studenti di medicina in tensostrutture, a dimostrazione di un sistema pubblico lasciato deliberatamente senza ossigeno mentre si favoriscono alternative private.
Sanità regionale e investimenti strutturali per il territorio
La battaglia sindacale non riguarda solo le aule, ma si estende alla tenuta del Servizio Sanitario Regionale. In una provincia come quella di Savona, già provata dalla carenza di camici bianchi e dall'allungamento delle liste d'attesa, l'introduzione di un polo privato di Medicina a Savona potrebbe accelerare una deriva verso un modello sanitario orientato al mercato. La soluzione proposta dalla CGIL non risiede nell'apertura a nuovi soggetti telematici, bensì in un piano straordinario di investimenti per il polo pubblico. Si richiedono risorse certe per potenziare le strutture esistenti e garantire che la risposta al fabbisogno di medici provenga da un percorso accademico solido, trasparente e legato alle reali necessità della salute pubblica.