Mobilità annuale docenti 2026/27, CNDDU: il merito resta fuori

Il CNDDU contesta la mobilità annuale docenti: servizio, titoli e formazione non pesano nelle assegnazioni provvisorie del prossimo anno.

12 luglio 2026 11:00
Mobilità annuale docenti 2026/27, CNDDU: il merito resta fuori -
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La mobilità annuale docenti torna al centro del dibattito sindacale. Il 10 luglio 2026 è stato firmato il nuovo CCNI su utilizzazioni e assegnazioni provvisorie. Le domande viaggiano su Istanze OnLine fino al 23 luglio. Il CNDDU solleva un rilievo netto: nel punteggio non entra nulla della carriera professionale dell'insegnante.

Cosa prevede il nuovo CCNI firmato a luglio

Il contratto integrativo è stato sottoscritto dal Ministero dell'Istruzione e del Merito e dalle sigle del comparto Istruzione e Ricerca. Copre gli anni scolastici 2025/2026, 2026/2027 e 2027/2028. Il 10 luglio è arrivata anche la nota ministeriale n. 18007, con le istruzioni operative.

Le regole di base sono poche e chiare:

  • possono presentare domanda i docenti con contratto a tempo indeterminato, di ogni ordine e grado;

  • il canale è esclusivamente telematico, tramite Istanze OnLine;

  • la finestra va dalle 15.00 del 10 luglio alle 23.59 del 23 luglio 2026.

Nessuna deroga oltre i termini: chi punta a un avvicinamento familiare ha due settimane scarse.

Mobilità annuale docenti: i criteri che restano esclusi

Qui sta il nodo sollevato dal coordinamento. Nel punteggio non pesano il servizio prestato, l'anzianità maturata, i titoli culturali e accademici, la formazione permanente, le competenze certificate. Restano fuori anche la ricerca educativa, l'innovazione metodologica e la progettazione didattica.

Sono elementi che costruiscono il profilo professionale di un insegnante. Nascono da anni di studio. Nelle assegnazioni provvisorie, però, valgono zero.

Il paradosso è evidente: quelle competenze vengono chieste ogni giorno in classe, poi scompaiono dal tabellone quando si decide chi ottiene una sede. Difficile da spiegare a chi ha investito in formazione universitaria.

Il richiamo all'articolo 97 della Costituzione

Il ragionamento parte dal buon andamento della pubblica amministrazione, principio fissato dall'articolo 97 della Costituzione. In parole semplici: chi gestisce un servizio pubblico deve puntare a efficienza e qualità. E la qualità, a scuola, passa dalle persone in cattedra.

Se l'istruzione è un interesse pubblico primario, non regge un sistema che ignora il percorso di chi insegna. La mobilità dovrebbe cercare un equilibrio tra valori diversi: unità familiare, tutela della disabilità e delle situazioni fragili, efficienza, professionalità.

Ragionevolezza e proporzionalità restano i criteri di ogni scelta contrattuale. Per il CNDDU, l'ultimo dei quattro valori è stato sacrificato.

Diritti e merito non sono valori in conflitto

Il coordinamento fissa un punto. Le tutele della legge 104 del 1992 sono una conquista dello Stato sociale, fondata sugli articoli 2, 3, 32 e 38 della Carta. Nessuna riflessione può metterle in discussione.

Il problema è un altro: riconoscere prerogative fondamentali non dovrebbe cancellare ogni altro criterio. Un sistema equo tiene insieme interessi diversi senza azzerarne uno.

La sintesi è netta: cultura dei diritti e cultura della responsabilità devono camminare insieme. Diritti e merito non sono principi contrapposti, ma valori complementari. Una pubblica amministrazione moderna garantisce le tutele sociali e sa riconoscere il capitale umano di chi lavora per lo Stato.

L'appello al ministro Valditara

Il rischio è concreto: demotivazione, sfiducia nelle istituzioni, disaffezione verso quei percorsi di aggiornamento che lo stesso Ministero promuove per innovare la didattica. Difficile chiedere agli studenti di credere nel valore dell'impegno se quel valore non entra nelle regole della carriera docente.

Da qui l'appello al ministro Giuseppe Valditara per una revisione dell'impianto. La richiesta: criteri che, nel rispetto delle tutele per disabilità, fragilità e unità familiare, diano peso anche al servizio, ai titoli e alla formazione certificata.

Il merito, avverte il presidente Romano Pesavento, non può restare un principio evocato solo per gli studenti: «È tempo di restituire dignità alla professionalità docente».

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