Mobilità dirigenti scolastici: il CNDDU chiede criteri più equi per le famiglie

La mobilità dirigenti scolastici torna al centro del dibattito: il CNDDU chiede criteri che tutelino davvero le famiglie.

23 luglio 2026 20:00
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La mobilità dirigenti scolastici non è solo una procedura amministrativa. Dietro ogni graduatoria ci sono famiglie divise da centinaia di chilometri e figli piccoli che vedono un genitore poche volte al mese. Il CNDDU ha raccolto la riflessione di un dirigente e l'ha trasmessa al Ministro Giuseppe Valditara.

Mobilità dirigenti scolastici, la posizione del CNDDU

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ha scelto di rilanciare il contributo di un dirigente scolastico. Il tema riguarda la mobilità dirigenti scolastici e i suoi effetti sul diritto a vivere insieme alla propria famiglia. Secondo il Coordinamento, la questione tocca principi fissati dalla Costituzione e dalle fonti internazionali sui diritti della persona. Da qui la richiesta di un tavolo tra Ministero, sindacati e istituzioni. L'obiettivo non è smontare le regole attuali, ma aggiornarle, cercando un equilibrio tra le esigenze dell'amministrazione e i diritti familiari di chi dirige le scuole italiane.

Quando il trasferimento pesa sull'unità familiare

Ogni estate gli esiti dei trasferimenti cambiano la vita di molte persone. Il documento segnala una percezione diffusa: nel sistema attuale le precedenze sanitarie avrebbero un peso dominante, mentre altri elementi conterebbero sempre meno. Nessuno mette in dubbio la tutela della disabilità: chi assiste un familiare in condizioni gravi ha diritto a protezioni specifiche. Il nodo è un altro: il sistema fatica a vedere ciò che sta oltre quella categoria. Il diritto all'unità familiare, il ricongiungimento tra coniugi e la presenza di bambini molto piccoli restano sullo sfondo.

Concorso nazionale del 2017 e procedure regionali

Chi ha vinto il concorso bandito nel 2017 ha accettato una procedura nazionale. Significava poter finire in qualunque parte d'Italia pur di entrare in ruolo. Molti hanno lavorato per anni a più di mille chilometri da casa. Poi il quadro è cambiato con i concorsi su base regionale, una scelta legittima del legislatore che però ha creato situazioni molto diverse tra loro. Applicare criteri identici a percorsi diversi solleva un problema di equità. Il principio di uguaglianza non impone di trattare allo stesso modo condizioni disuguali: chiede regole che tengano conto dei punti di partenza.

Anzianità di servizio e figli in tenera età

Molti dirigenti in servizio da tempo segnalano un secondo motivo di malessere. Dopo le procedure straordinarie di reclutamento e i contenziosi che ne sono seguiti, alcuni colleghi immessi in ruolo più tardi hanno ottenuto il rientro nella regione di origine prima di chi aspettava da anni. Le decisioni dei giudici sono legittime, ma il risultato alimenta un senso di disparità. Restano poi le domande più difficili: quale tutela esiste per chi ha una figlia di pochi mesi e vive a mille chilometri di distanza? E per una madre che affronta da sola la gravidanza? La presenza quotidiana di entrambi i genitori risponde a un interesse superiore del minore, riconosciuto dalle norme nazionali e internazionali.

Le richieste al Ministero dell'Istruzione e del Merito

Il CNDDU chiede una revisione dei meccanismi, senza toccare le tutele previste dalla Legge 104. Gli elementi da valorizzare, secondo il documento, sono:

  • l'anzianità di servizio effettivamente maturata alla direzione delle scuole;

  • l'esperienza professionale di chi ha accettato sedi molto distanti;

  • la presenza di figli in tenera età nel nucleo familiare;

  • il ricongiungimento tra coniugi e le condizioni familiari più fragili.

La trasparenza dei criteri resta il presupposto di tutto. Amministrare vuol dire applicare le norme, ma anche capirne la finalità. Dietro ogni domanda di trasferimento, ricorda il presidente Romano Pesavento, non c'è un numero di protocollo: c'è una storia e una famiglia che aspetta.

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