Mobilità intercompartimentale docenti, MID: 'Stop ai vincoli imposti dalle PA', ecco le rivendicazioni
Oltre 9000 iscritti al MID reclamano il diritto alla mobilità intercompartimentale docenti verso uffici pubblici e l'uscita anticipata.
Cresce la protesta del gruppo MID per ottenere la mobilità intercompartimentale docenti. Con oltre 9100 adesioni, gli insegnanti chiedono il passaggio ad altri settori della Pubblica Amministrazione e denunciano il rischio di un corpo docente troppo anziano in aula a causa dei vincoli attuali.
Il dibattito politico e l'esclusione dai tavoli istituzionali
La questione del transito dei lavoratori tra i diversi comparti dello Stato è riemersa con prepotenza nell'agenda politica il 27 gennaio scorso, in seguito ad un’interrogazione parlamentare presentata dalla Senatrice Floridia. Sebbene l'atto sindacale fosse focalizzato specificamente sulla figura dei Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi (DSGA), l'iniziativa ha avuto l'effetto collaterale di riaprire una ferita mai rimarginata all'interno del corpo insegnanti. Il gruppo MID (Mobilità Intercompartimentale Docenti), che oggi rappresenta una voce collettiva di oltre 9100 professionisti, ha manifestato un sentimento ambivalente: da un lato l'apprezzamento per la riapertura del tema, dall'altro l'amarezza per la mancata inclusione della categoria docente nel dibattito.
L'incremento esponenziale degli iscritti al comitato non è un mero dato statistico, ma riflette un disagio strutturale profondo. Chi vive la realtà scolastica sa bene che la professione ha subito una metamorfosi, divenendo sempre più gravosa sotto il profilo burocratico e relazionale. Il desiderio di esplorare nuovi profili professionali non appare quindi come un capriccio, ma come una necessità per chi cerca di preservare il proprio benessere lavorativo all'interno della funzione pubblica.
Il paradosso dei bandi Cultura e le barriere in entrata
Uno degli aspetti più controversi sollevati dal coordinamento riguarda l'impermeabilità degli altri ministeri rispetto alle competenze acquisite dai docenti. Il caso emblematico è rappresentato dai recenti bandi di concorso, che hanno messo a disposizione oltre 1000 posizioni per la mobilità intercompartimentale, escludendo tuttavia a priori il personale scolastico. Particolarmente stridente risulta l'impossibilità di accedere alle selezioni per il Ministero della Cultura, un ambito che per definizione dovrebbe essere contiguo alla formazione e all'esperienza di un insegnante.
Il MID denuncia quella che appare come una distorsione logica prima ancora che normativa: considerare i docenti non affini al settore culturale viene percepito come un paradosso grottesco. Tale esclusione cozza con la realtà fattuale degli ultimi anni, dove il blocco del turnover — spesso citato come ostacolo insormontabile richiamando la legge 311 del 2004 — è stato nei fatti superato da massicce campagne di reclutamento in altri rami della PA. La richiesta è chiara: permettere al docente, che è a tutti gli effetti un funzionario pubblico, di competere per posizioni amministrative senza subire discriminazioni in ingresso.
Mobilità intercompartimentale docenti: tra usura psicofisica e richieste al MIM
Le proiezioni demografiche e previdenziali, che ipotizzano un innalzamento dell'età pensionabile a partire dal 2029, gettano un'ombra preoccupante sul futuro della didattica. Il rischio concreto, evidenziato con forza dal movimento, è quello di avere "bisnonni in aula". La gestione di classi numerose richiede una reattività e un dispendio di energie psicofisiche difficilmente sostenibili in età avanzata; una realtà ben diversa dai ritmi di un ufficio amministrativo. In tal senso, il mancato riconoscimento del lavoro usurante e l'assenza di canali di uscita verso gli uffici del Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) appaiono come violazioni sostanziali del principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione e dalla direttiva europea 2000/78/CE.
Le rivendicazioni presentate al Governo sono strutturate e puntuali:
Attuazione immediata della mobilità intercompartimentale docenti verso altri comparti della PA.
Copertura delle carenze organiche negli uffici del MIM e degli Uffici Scolastici Regionali attingendo dal personale docente di ruolo, evitando nuovi concorsi esterni.
Accesso alla pensione anticipata a 60 anni senza penalizzazioni economiche.
Erogazione dei buoni pasto e snellimento della burocrazia scolastica.
Abolizione del vincolo triennale, ripristinando la mobilità annuale come avviene nel resto del pubblico impiego.