Mobilità intercompartimentale: ecco perchè non funziona per l'istruzione
Il blocco per docenti e ATA crea disparità nella PA. Analisi delle criticità normative e del caso DSGA sulla mobilità intercompartimentale.
La mobilità intercompartimentale scuola rappresenta un nodo irrisolto per il personale scolastico. Mentre nel resto della Pubblica Amministrazione i passaggi diretti sono realtà, norme specifiche vincolano docenti e ATA, generando un acceso dibattito giuridico sulle evidenti disparità di trattamento rispetto agli altri dipendenti statali.
Il quadro normativo e le eccezioni del comparto Istruzione
Sebbene l'ordinamento italiano, attraverso il D.lgs. 165/2001, garantisca ai dipendenti pubblici la facoltà di transitare da un ente all'altro preservando l'anzianità e i diritti acquisiti, il settore dell'istruzione vive una realtà parallela e limitante. L'ostacolo principale risiede nella rigida applicazione della Legge 311/2004, una norma che ha storicamente eretto un muro invalicabile per il personale della scuola, giustificando il divieto con la necessità di tutelare la continuità didattica e il contenimento della spesa pubblica. Tale assetto normativo, tuttavia, appare oggi anacronistico, creando una frattura tra i lavoratori della scuola e il resto del pubblico impiego, ai quali è invece permessa una maggiore flessibilità professionale.
Mobilità intercompartimentale scuola: il paradosso dei DSGA
L'incongruenza legislativa emerge con prepotenza analizzando la figura dei Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi. Con l'entrata in vigore del recente CCNL Istruzione e Ricerca 2024, i DSGA hanno ottenuto il riconoscimento dello status di Funzionari di Elevata Qualificazione, un inquadramento che li equipara, per responsabilità e competenze, agli omologhi funzionari apicali di ministeri ed enti locali. Nonostante questo allineamento formale, permane una preclusione legislativa che impedisce il transito diretto: per cambiare amministrazione, questi professionisti sono costretti a dimettersi e superare nuovi concorsi pubblici, azzerando di fatto la propria carriera pregressa.
Profili di illegittimità costituzionale e comunitaria
La rigidità del sistema scolastico italiano potrebbe presto scontrarsi con i principi superiori del diritto. La palese disparità di trattamento riservata al personale scolastico rispetto agli altri comparti della PA solleva seri dubbi di compatibilità con l'articolo 3 della Costituzione, che sancisce il principio di uguaglianza. Inoltre, giuristi ed esperti del settore evidenziano possibili contrasti con la Direttiva europea 2000/78/CE, la quale vieta le discriminazioni in ambito lavorativo. Non si esclude che tale scenario possa portare ad una futura pronuncia della Corte Costituzionale, chiamata a sanare un vulnus che penalizza ingiustamente migliaia di lavoratori.
L’obsolescenza della norma e le tutele legali
È evidente come la normativa attuale non rispecchi più le dinamiche di una Pubblica Amministrazione moderna e interconnessa. Di fronte al rifiuto del Ministero dell’Istruzione di concedere il necessario nulla osta per il trasferimento, sempre più dipendenti scelgono la via del contenzioso. In questo contesto, l'assistenza di uno studio legale specializzato diventa cruciale per scardinare i dinieghi amministrativi.