Occupazioni scolastiche, Rusconi (ANP): 'I danni alle scuole ledono i diritti degli studenti fragili'
Le occupazioni scolastiche non sono solo un problema di ordine pubblico: secondo Mario Rusconi, presidente dell’ANP di Roma, producono danni economici e penalizzano gli studenti.
Le occupazioni scolastiche tornano al centro del dibattito dopo la decisione del Consiglio di Stato, che ha ribaltato una precedente sentenza del TAR Lazio sul risarcimento dei danni provocati durante un’occupazione. Per Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi di Roma, la questione non riguarda soltanto muri rovinati, arredi distrutti o spese a carico della collettività. Il punto centrale è il rispetto delle regole, della scuola pubblica e dei diritti di tutti gli studenti, in particolare di chi ha più bisogno di continuità didattica.
Occupazioni scolastiche e responsabilità dei danni
Rusconi chiede una linea chiara per individuare chi provoca i danni durante le occupazioni degli istituti. Il presidente dei presidi romani ha spiegato di aver sollecitato il sindaco Roberto Gualtieri e il delegato alle scuole Daniele Parrucci a costruire un percorso giuridico-amministrativo condiviso. L’obiettivo è capire chi, tra persone interne o esterne fatte entrare negli edifici, debba rispondere delle conseguenze materiali. Secondo Rusconi, non è accettabile che i costi ricadano sempre sulla collettività, mentre resta incerto chi abbia realmente danneggiato aule, laboratori e strutture.
Il costo economico per le scuole di Roma
Il tema ha anche un forte peso economico. Rusconi ricorda che, solo a Roma, lo scorso anno i danni legati alle occupazioni avrebbero raggiunto circa 2,5 milioni di euro. Una cifra rilevante, che potrebbe essere destinata a manutenzione, strumenti didattici e interventi per migliorare la qualità degli ambienti scolastici. Per questo, secondo il presidente dell’ANP romana, è doveroso stabilire con precisione a chi chiedere il risarcimento. La scuola, sottolinea il ragionamento, non può diventare uno spazio in cui l’assenza di responsabilità trasforma ogni danno in una spesa pubblica inevitabile.
Studenti fragili penalizzati dalla perdita di lezioni
Oltre al danno materiale, Rusconi insiste su un danno più profondo: quello educativo e democratico. Le occupazioni scolastiche interrompono le lezioni e colpiscono in modo più pesante gli studenti disabili, gli alunni con difficoltà e chi non può contare su un forte supporto familiare o culturale. Per questi ragazzi, ogni giorno di scuola perso può aumentare il divario con i compagni. La protesta, quando impedisce l’accesso alla didattica, rischia quindi di limitare proprio quei diritti, quelle opportunità e quella inclusione che spesso vengono richiamati dagli stessi occupanti.
Una risposta condivisa delle istituzioni
Per Rusconi, la soluzione passa da una collaborazione più forte tra istituzioni, forze dell’ordine, enti locali, Parlamento e sindacati. Serve un sistema capace di prevenire lo “scempio delle scuole” e di evitare che il silenzio-assenso diventi una scelta comoda per non esporsi alle critiche. Il messaggio è netto: far credere ai giovani che sia possibile infrangere le regole del vivere civile senza conseguenze significa tradire la funzione educativa della scuola. La partecipazione democratica resta fondamentale, ma deve convivere con responsabilità, rispetto degli spazi comuni e tutela del diritto allo studio.