Pagelle sui social: perché i voti dei figli non dovrebbero diventare contenuti pubblici
Pagelle sui social, condividere i voti dei figli può sembrare un gesto di orgoglio, ma rischia di alimentare confronto, ansia da prestazione e pressioni sulla loro privacy, autonomia e crescita personale.
Le pagelle sui social possono trasformare un risultato scolastico in una prova pubblica. Dietro una foto crescono pressione, confronto e ansia da prestazione. Un voto racconta solo una parte del percorso e dovrebbe restare, prima di tutto, nelle mani del ragazzo che lo ha conquistato.
Pagelle sui social e pressione invisibile
Le pagelle sui social mostrano quasi sempre ottimi voti, creando un modello poco realistico. Enrico Galiano osserva: “Non ho il feed pieno di pagelle, ma quelle che ho intercettato mi inorridiscono”. E aggiunge: “Sono tutte di studenti che vanno bene. Questa pratica finisce per alimentare la corsa alla performance, e chi mastica un po’ di psicologia sa che fa più danni che altro”. La vetrina digitale rischia così di collegare valore personale e rendimento, lasciando fuori errori, impegno e miglioramenti.
Il peso di successi e insuccessi
Il problema non riguarda solo i social. Nasce quando gli adulti vivono successi e insufficienze come risultati propri. Galiano descrive la tendenza così: “Lo vedo come un grande pachiderma che si sta muovendo”. Poi la definisce: “La chiamo la perdita dell’Oya”. L’Oya indica la capacità di stare vicini senza invadere. Un figlio deve affrontare anche difficoltà e delusioni: “Li abbiamo messi al mondo, sono vivi. E questo significa anche attraversare il dolore”. “Un’esperienza che consente di rafforzare il carattere”. Rendere pubblico ogni voto può ostacolare autonomia e fiducia.
Proteggere la privacy dei ragazzi
La scuola può restituire ai ragazzi realtà, privacy e autostima. “Ora è chiusa, non abbiamo potere, ma possiamo restituire ai ragazzi un po’ di principio di realtà”. Il messaggio è semplice: “La vita comprende le difficoltà. La scuola deve far capire che lasciarti vivere le difficoltà non è qualcosa contro di te, ma per te”. Prima di condividere una pagella, è utile:
chiedere il consenso del ragazzo;
tutelare la riservatezza di voti e dati;
riconoscere impegno e miglioramenti, non solo la media.