Paolo Crepet: stop agli smartphone a scuola e l'allarme sull'Intelligenza Artificiale
Lo psichiatra invoca l'intervento dello Stato negli istituti, critica l'assenza di modelli adulti e difende il valore della fatica cognitiva contro gli algoritmi.
Nel corso di Pomeriggio 24, Paolo Crepet ha tracciato una linea netta sull'uso degli smartphone a scuola, invocando l'autorità statale per imporre regole ferree. Il vero pericolo, tuttavia, risiede nella progressiva delega delle facoltà mentali all'Intelligenza Artificiale, che rischia di atrofizzare il pensiero critico.
L'autorità statale e la gestione degli smartphone a scuola
Il dibattito sulla presenza dei dispositivi digitali nelle aule scolastiche è tutt'altro che risolto, ma la posizione espressa dal sociologo Paolo Crepet durante l'intervento a Pomeriggio 24 non lascia spazio a interpretazioni ambigue. Analizzando le recenti direttive europee e i tentativi di regolamentazione piattaforme come TikTok, lo psichiatra ha sottolineato la necessità che l'istituzione scolastica recuperi la propria sovranità decisionale. La scuola, in quanto emanazione diretta dello Stato, possiede la legittimità giuridica e morale per stabilire cosa avvenga all'interno del proprio perimetro, scardinando l'idea che le abitudini domestiche debbano riflettersi automaticamente nell'ambiente educativo.
Secondo Crepet, non c'è spazio per l'esitazione: se tra le mura di casa i genitori faticano a imporre limiti, dalle 8:00 alle 13:00 vige una giurisdizione diversa. "La scuola è degli Stati", afferma il sociologo, ribadendo che l'intervento normativo deve essere immediato e prescindere dal consenso familiare. Si tratta di una visione che restituisce al corpo docente e ai dirigenti il potere di "decidere cosa accade", proteggendo il tempo dell'apprendimento dalle interferenze esterne.
La crisi dell'esempio adulto e l'incapacità di autoregolarsi
Un aspetto cruciale dell'analisi riguarda la responsabilità genitoriale e, più in generale, il comportamento degli adulti. I divieti imposti agli studenti rischiano di trasformarsi in misure sterili se non supportati da una coerenza di fondo nel tessuto familiare. Crepet evidenzia una profonda crisi nell'autoregolamentazione degli adulti, che spesso vivono in una condizione di simbiosi perenne con lo schermo, rimanendo connessi per la maggior parte della giornata.
È impensabile, sostiene lo scrittore, pretendere disciplina dai più giovani quando le figure di riferimento — genitori, zii o nonni — non riescono a staccarsi dai propri device. L'educazione passa inevitabilmente per l'esempio, un principio antico quanto valido: se l'adulto abdica al proprio ruolo educativo rifugiandosi nel virtuale, il ragazzo non potrà che emularlo. La soluzione proposta non è solo proibitiva, ma costruttiva: il tempo sottratto alla connessione digitale deve essere reinvestito in attività creative, sportive o artistiche, riempiendo il vuoto lasciato dallo smartphone con esperienze reali.
Oltre i social: la sfida dell'Intelligenza Artificiale alla mente umana
Tuttavia, l'allarme più pressante lanciato da Crepet trascende la semplice distrazione causata dai social network per concentrarsi su una minaccia sistemica: l'impatto dell'Intelligenza Artificiale sui processi cognitivi. Se i social frammentano l'attenzione, l'IA rischia di sostituire la fatica intellettuale necessaria per la crescita. Delegare a un algoritmo la sintesi di un testo, la ricerca storica su Garibaldi o persino decisioni banali, significa rinunciare all'allenamento del cervello.
L'esempio portato è quello della lettura di autori complessi come Italo Calvino: la rielaborazione personale di un testo è uno "skill cognitivo" insostituibile. Se questo sforzo viene meno, l'individuo si impoverisce mentalmente. Crepet conclude con una riflessione amara ma lucida sul futuro del lavoro e dell'umanità: in un mondo dove l'innovazione è affidata agli algoritmi e la fatica umana viene eliminata, il rischio è quello di una passività esistenziale. Paradossalmente, l'Europa, essendo in ritardo nello sviluppo delle Big Tech rispetto a Cina e USA, potrebbe sfruttare questa "arretratezza" per mantenere una maggiore libertà intellettuale, sottraendosi parzialmente a logiche economiche disumanizzanti.