Parità di genere: una sfida culturale per la scuola

Il CNDDU analizza la parità di genere: serve un cambiamento culturale e organizzativo che parta dalla scuola e dai diritti sostanziali.

A cura di Scuolalink Scuolalink
08 febbraio 2026 13:00
Parità di genere: una sfida culturale per la scuola - Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
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Il CNDDU promuove una riflessione profonda sulla parità di genere in Italia. Non basta la rappresentanza numerica nei vertici: serve una trasformazione culturale che coinvolga la scuola e il mondo del lavoro. Solo così si possono garantire diritti reali, supportare la genitorialità e superare le criticità attuali.

Parità formale e diritti sostanziali: una sfida culturale che interpella la scuola

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene necessario aprire una riflessione pubblica ampia e non contingente sul significato autentico della parità di genere nel nostro Paese, alla luce dei cambiamenti intervenuti negli assetti decisionali e delle persistenti criticità che interessano la vita professionale e familiare delle donne.

Negli ultimi anni si è assistito a un’evoluzione importante nella composizione degli organi di vertice di numerose realtà pubbliche e partecipate, con un incremento significativo della presenza femminile nei consigli di amministrazione e nei luoghi di governance. Questo passaggio ha rappresentato una risposta concreta a una storica sottorappresentazione e ha contribuito a rendere più plurale e inclusivo il volto delle istituzioni economiche. La visibilità delle donne nei ruoli apicali ha assunto un valore simbolico potente: ha mostrato alle nuove generazioni che l’accesso alle responsabilità decisionali non è prerogativa di un solo genere e ha rafforzato la percezione di una società più attenta ai principi di uguaglianza.

Tuttavia, proprio mentre si consolidano questi segnali di avanzamento, emerge con altrettanta chiarezza che il mutamento degli equilibri numerici non determina automaticamente una trasformazione profonda delle strutture organizzative e culturali. La presenza femminile nei vertici, pur fondamentale, non basta da sola a ridefinire le modalità con cui il lavoro è organizzato, valutato e conciliato con la vita privata.

Permangono, infatti, tensioni strutturali che incidono in modo significativo sulla traiettoria professionale delle donne, in particolare nel momento in cui scelgono di diventare madri. La difficoltà di conciliare tempi di lavoro e tempi di cura, le discontinuità nelle carriere, la permanenza di differenze retributive e la percezione della maternità come possibile elemento di rallentamento professionale continuano a rappresentare nodi irrisolti.

In questo scenario, il tema della natalità – spesso affrontato con approcci emergenziali o meramente statistici – rivela la sua dimensione più profonda: la libertà di scelta familiare è strettamente connessa alla qualità delle condizioni lavorative e alla solidità delle politiche di sostegno. Quando il progetto di genitorialità appare incompatibile con la stabilità economica o con la continuità professionale, il diritto alla famiglia rischia di essere esercitato in condizioni di incertezza.

La parità formale – intesa come equilibrio nella rappresentanza – costituisce dunque un passaggio necessario ma non esaustivo. La parità sostanziale richiede un cambiamento che investa modelli organizzativi, cultura del lavoro, distribuzione dei carichi di cura e sistemi di welfare. Senza tale trasformazione, il rischio è che l’avanzamento nei luoghi simbolici del potere non si traduca in un miglioramento concreto della vita quotidiana delle persone.

In questo quadro complesso, la scuola assume un ruolo decisivo.

Il sistema educativo è il primo spazio pubblico in cui si costruiscono le categorie culturali attraverso cui le nuove generazioni interpretano il rapporto tra lavoro, responsabilità familiare e cittadinanza. È nella scuola che si possono decostruire stereotipi radicati, promuovere modelli di corresponsabilità genitoriale e affermare il valore sociale della cura come dimensione condivisa e non esclusivamente femminile.

La scuola, inoltre, vive in prima persona molte delle dinamiche legate alla conciliazione tra vita e lavoro. Il personale scolastico è in larga parte composto da donne; le questioni relative alla maternità, ai percorsi di carriera e all’organizzazione dei tempi incidono concretamente sulla quotidianità delle istituzioni educative. Ciò rende il mondo dell’istruzione non solo osservatore, ma parte attiva delle trasformazioni necessarie.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene pertanto imprescindibile rafforzare nei curricula percorsi di educazione alla parità sostanziale e ai diritti sociali, sviluppare competenze critiche che consentano agli studenti di comprendere la complessità delle politiche di genere, promuovere una cultura della corresponsabilità fondata sul riconoscimento della dignità del lavoro e del valore della genitorialità e favorire un dialogo strutturato tra scuola, istituzioni e mondo del lavoro affinché l’educazione civica diventi leva di trasformazione reale.

In conclusione, il CNDDU sottolinea che la qualità delle politiche pubbliche in materia di parità non può essere valutata esclusivamente sulla base di indicatori di rappresentanza. I principali dati comparativi internazionali mostrano come, nei Paesi OCSE, il divario nei tassi di occupazione tra uomini e donne superi ancora mediamente i 10 punti percentuali; analogamente, oltre l’80% dei congedi parentali continua ad essere fruito dalle madri, segnalando una persistente asimmetria nella distribuzione del lavoro di cura. In Italia, il tasso di occupazione femminile rimane significativamente inferiore a quello maschile e uno dei più bassi in Europa, mentre il tasso di fecondità si colloca stabilmente al di sotto della soglia di sostituzione generazionale.

Tali evidenze confermano che le dinamiche demografiche e le traiettorie professionali sono influenzate da un intreccio complesso di fattori istituzionali, organizzativi e culturali. Per questa ragione, il CNDDU ribadisce la necessità di adottare strumenti di valutazione d’impatto ex ante ed ex post che misurino non soltanto gli effetti immediati delle riforme, ma anche le loro conseguenze di lungo periodo sulle carriere, sui redditi e sulle scelte familiari. In questa prospettiva, il contributo del sistema educativo non si esaurisce nella dimensione formativa, ma si estende alla costruzione di una cultura pubblica orientata all’analisi dei dati, alla comparazione internazionale e alla verifica sistematica degli esiti delle politiche. Solo attraverso un’integrazione stabile tra ricerca empirica, progettazione normativa e responsabilità istituzionale sarà possibile incidere in modo strutturale sulle determinanti delle disuguaglianze e valutare l’effettività dei diritti lungo l’intero ciclo di vita. L’uguaglianza di genere, pertanto, deve essere considerata non come un obiettivo dichiarativo, ma come una variabile misurabile, sottoposta a monitoraggio continuo e inserita in un quadro di accountability democratica fondato su evidenze verificabili.

prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU

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