Percorsi INDIRE sotto attacco: la risposta dei docenti triennalisti al Collettivo TFA

I percorsi INDIRE garantiscono prove in presenza e titoli riconosciuti: ecco perché la specializzazione sul sostegno dei docenti triennalisti è valida.

A cura di Redazione Redazione
10 giugno 2026 09:30
Percorsi INDIRE sotto attacco: la risposta dei docenti triennalisti al Collettivo TFA - Uniti per INDIRE
Uniti per INDIRE
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Abbiamo letto con sconcerto e un pizzico di ilarità le rivendicazioni espresse nell'ultima lettera aperta indirizzata al Ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara. Il Collettivo nazionale TFA si scaglia contro i percorsi INDIRE dedicati ai docenti "triennalisti", paventando un presunto "abbassamento della qualità" e minacciando presidi e ricorsi al TAR. Si tratta dell'ennesimo, sterile tentativo di difendere un monopolio accademico guidato da chi, evidentemente, preferisce la burocrazia dell'aula universitaria alla trincea dell'inclusione reale.

Contrattacco punto per punto: crollano i castelli di carte del CDSS e del Collettivo

1. Il falso mito dei corsisti scollegati e la precisazione sulle prove in presenza

L'accusa secondo cui sulla piattaforma INDIRE sia possibile "rimanere collegati senza interagire", riducendo il tutto a una presenza fantasma, è smentita dai fatti e dai rigorosi protocolli di tracciabilità dell'istituto. La piattaforma non è una bacheca passiva, ma un ecosistema monitorato con verifiche di attenzione istantanee, obbligo di feedback continui e attività laboratoriali sincrone non aggirabili.

Inoltre, per rassicurare i cultori del sospetto a tutti i costi, è fondamentale fare una precisazione cruciale: le prove d'esame e le valutazioni finali non sono affatto a distanza! Le verifiche avvengono rigorosamente in presenza, secondo criteri di massima trasparenza, serietà e correttezza istituzionale, vigilate secondo le norme vigenti dello Stato. Nessuno "regala" titoli cliccando da casa.

2. Il finto "patentino di solidità accademica": i docenti INDIRE cosa hanno?

Trovo assolutamente ridicola l'affermazione secondo cui solo chi accede al TFA ordinario vanterebbe una "solida esperienza universitaria" o un "solido background". Sorge spontanea una domanda: i docenti che si specializzano con i percorsi INDIRE cosa avrebbero, secondo il collettivo? Sono forse privi di titoli?

Stiamo parlando di professionisti che possiedono lauree magistrali, lauree quadriennali del vecchio ordinamento, master, corsi di specializzazione e concorsi ordinari superati nelle stesse identiche università italiane. L'idea che il canale INDIRE sia frequentato da persone prive di background culturale è un insulto all'intelligenza e ai titoli di studio legalmente riconosciuti dello Stato.

Del resto, da svariati anni il sistema universitario italiano eroga interi corsi di laurea online in cui gli studenti superano decine di esami con sistemi collaudati e trasparenti. Sistemi di cui, con molta probabilità, gli stessi membri del collettivo avranno usufruito senza battere ciglio nel corso delle loro carriere. O forse no? Oppure avranno disdegnato la raccolta punti titoli e nessuno di loro ha letteralmente comprato CLIL, C1, C2 per assicurarsi il posticino da primo in GPS? Perché è di questo che si tratta per molti di loro: il posto fisso! Altro che amore per l'inclusione! Quindi basta con argomenti pretestuosi!

3. La barzelletta del tirocinio "mancante": lavoro reale contro simulazioni e firme facili

L'argomentazione clou della lettera aperta rappresenta l'apice della comicità involontaria: "ai triennalisti mancherebbe il tirocinio diretto nelle scuole". Questo è un misero e sterile tentativo di attaccarci che si commenta da solo di fronte alla realtà scolastica.

Cosa mancherebbe di preciso a un docente che ha sulle spalle tre o più anni di effettivo e duro servizio sul sostegno?

 Manca forse la realtà quotidiana della classe?

 Mancano le ore passate a gestire le crisi e a strutturare la didattica individualizzata sul campo?

 Manca il confronto frontale, i tavoli tecnici e il lavoro di rete con i Neuropsichiatri Infantili (NPI), con i servizi sociali, con le famiglie e con l'intera rete territoriale?

I docenti triennalisti la scuola vera la vivono nella carne ogni singolo giorno. Mettere a confronto anni di docenza reale con le ore di tirocinio del percorso ordinario è imbarazzante. Quello dei percorsi tradizionali non è lavoro, è un tirocinio puramente simulato dove, come l'esperienza diretta di chi vive la scuola reale ha ampiamente dimostrato, molte volte le ore vengono firmate anche a caso sui registri. Su come venga fatto realmente quel tirocinio universitario ci sarebbe da stendere un velo pietoso... no comment.

Volendo fare un paragone storico ed emblematico: mettere a confronto il lavoro reale svolto in classe dai triennalisti con il tirocinio simulato dei percorsi ordinari è come paragonare Leonardo da Vinci a Leonardo da Quaquaraquà. Il primo crea, progetta e opera sul campo; il secondo si fa firmare i fogli di un tirocinio fittizio e cammina con  altezzosa boria accademica.

Basta con la guerra tra poveri guidata da logiche di graduatoria

I docenti della nostra Community non hanno mai cercato lo scontro ideologico. Ma subire questi continui attacchi ci ha stancato. I colleghi molte volte si fanno scudo di commenti anonimi e di un purismo accademico di facciata, finalizzato unicamente a difendere piccoli privilegi di punteggio e posizioni in graduatoria (il reale nodo della tabella A7), obbliga a dire basta.

Se volessimo misurare la "qualità" con il metro dei pettegolezzi e del fango mediatek, potremmo tirare fuori centinaia di testimonianze dirette e reali di colleghi del TFA ordinario che raccontano di aule universitarie stracolme, lezioni seguite passivamente stando tutto il tempo con lo smartphone in mano per astrarsi dal contesto, per non parlare delle cicliche ombre e indagini legate alle compravendite di test d'accesso o d'esame in determinati atenei.

Noi non scendiamo a questo livello infimo. Noi chiediamo fermamente rispetto per la nostra dignità lavorativa. Abbiamo gli stessi diritti di chi si è specializzato tramite altre vie. Questa guerra puerile deve finire. La scuola italiana ha bisogno di stabilità e di docenti che sanno stare in classe, non di sterili guerre di carte bollate.

Daniela Nicolò, Portavoce Community Uniti per INDIRE 

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