Presunti abusi a scuola: il CNDDU scrive a Valditara
Il CNDDU propone nuove regole per gestire i presunti abusi a scuola, tutelando i minori e il personale scolastico.
Come devono comportarsi le scuole di fronte ai presunti abusi a scuola? È la domanda al centro dell'appello inviato al ministro Valditara dal CNDDU, il Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani. La richiesta è chiara: proteggere i minori, garantire un procedimento corretto e sostenere i dirigenti scolastici, spesso chiamati a gestire vicende delicate senza gli strumenti giusti. Serve un quadro di regole più preciso e condiviso.
La richiesta del CNDDU al ministro
Il CNDDU ritiene non più rinviabile una riflessione organica sul modo in cui la scuola gestisce le segnalazioni di presunti episodi di molestie o maltrattamenti. La crescente complessità di queste vicende chiede un aggiornamento delle regole e dell'organizzazione. L'obiettivo è tenere insieme tre esigenze: il superiore interesse del minore, la serenità della comunità scolastica e il rispetto dei diritti di tutte le persone coinvolte. A firmare l'appello è il presidente, prof. Romano Pesavento, che invita il Ministro a intervenire con un provvedimento mirato.
I compiti dei dirigenti scolastici oggi
La legge affida al dirigente scolastico funzioni di direzione, coordinamento e gestione unitaria dell'istituto, secondo l'art. 25 del D.Lgs. 165/2001. A questo si aggiunge il dovere di attivare subito ogni misura utile a proteggere gli alunni e di collaborare con le autorità quando emergono situazioni a rischio. Nella pratica, però, i presidi affrontano casi che richiederebbero competenze molto specialistiche, tipiche della psicologia forense, della pedagogia dell'ascolto e del diritto minorile. Sono ambiti lontani dal lavoro quotidiano di una scuola.
Perché i presunti abusi a scuola richiedono competenze
Raccogliere le prime dichiarazioni di un minore è una fase molto delicata. Se l'ascolto non è condotto con metodo, si rischia di alterare la genuinità della testimonianza, di renderla inutilizzabile nei procedimenti successivi e di provocare danni gravi alle persone coinvolte. L'autonomia scolastica, riconosciuta dal D.P.R. 275/1999, serve a migliorare l'offerta formativa, non ad attribuire alla scuola compiti investigativi che spettano ad altre autorità. Sui presunti abusi a scuola l'istituto resta il primo presidio educativo e di protezione, non un organo d'indagine.
Le proposte per rafforzare la tutela dei minori
Il Coordinamento chiede interventi concreti per affiancare le scuole nelle situazioni più difficili. Le misure principali sono:
un Nucleo multidisciplinare permanente presso ogni Ufficio Scolastico Regionale, con ispettori, psicologi dell'età evolutiva, pedagogisti, giuristi ed esperti di audizione protetta;
un Protocollo nazionale condiviso tra Ministero dell'Istruzione, Ministero della Giustizia, Autorità garante per l'infanzia, magistratura minorile e Ordini professionali;
regole uniformi per il raccordo tra scuola, Procure, servizi sociali e aziende sanitarie, con criteri chiari per raccogliere e conservare gli elementi utili.
Così ogni istituzione saprebbe esattamente cosa fare e in quali tempi, con maggiore tutela dei minori e del personale.
Formazione strutturale e un osservatorio nazionale
Per il CNDDU la preparazione dei presidi va resa stabile e continua. La formazione specialistica dovrebbe riguardare la tutela dei minori, la psicologia della testimonianza, i limiti dell'azione amministrativa e il dialogo corretto con l'autorità giudiziaria. Si propone anche un Osservatorio nazionale presso il Ministero, con il compito di monitorare i casi, raccogliere dati e valutare periodicamente l'efficacia delle procedure. Alla base c'è un principio della Costituzione, l'art. 97: ogni funzione pubblica va esercitata dall'autorità competente, con procedure adatte agli interessi in gioco.
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