Rapporto Invalsi, Valditara esulta: '520 mila studenti tornati sui banchi di scuola'
Il Rapporto Invalsi 2026 mostra il calo della dispersione scolastica e il recupero di centinaia di migliaia di ragazzi.
Il Rapporto Invalsi 2026 restituisce un quadro incoraggiante per la scuola italiana. Il ministro Giuseppe Valditara parla di un traguardo storico: dal 2022 sono tornati tra i banchi 520 mila ragazzi che avevano abbandonato gli studi. Cala la dispersione scolastica e crescono le competenze degli studenti, con segnali di ripresa soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno.
Cosa racconta il Rapporto Invalsi sui giovani recuperati
Il dato più commentato riguarda i ragazzi tornati a scuola. Il ministro Valditara lo riassume così: «Dal 2022 a oggi abbiamo recuperato 520 mila ragazzi che non andavano più a scuola». Si tratta di giovani sottratti al rischio di emarginazione sociale, di lavoro nero e, nei casi più gravi, di criminalità. Il tasso di dispersione, già sceso all'8,2% nel 2025, secondo le stime potrebbe arrivare al 7,3% nel 2026. È uno dei risultati migliori in Europa e segna un cambio di passo per l'intero sistema di istruzione.
La dispersione scolastica esplicita in forte calo
La dispersione scolastica esplicita riguarda chi lascia gli studi prima di ottenere un diploma o una qualifica di almeno tre anni. La stima di una riduzione fino al 7,3% nel 2026 permetterebbe all'Italia di centrare in anticipo l'obiettivo del 9% fissato dall'Unione Europea per il 2030. Migliora anche la dispersione implicita, cioè quella di chi finisce il percorso senza competenze solide: il valore scende dall'8,7% al 6,3%. Cresce infine il numero di studenti che raggiungono livelli di preparazione elevati, un segnale di qualità oltre che di quantità.
Il recupero del Sud e il divario che si riduce
Valditara sottolinea con soddisfazione il recupero delle regioni meridionali. Nell'ultimo anno delle superiori la quota di studenti che raggiunge il livello previsto sale dal 52% al 54% a livello nazionale. Il balzo più netto arriva dal Mezzogiorno, dove il dato passa dal 44% al 47%. Anche in Matematica, punto debole storico, i ragazzi delle classi finali crescono dal 49% al 52% in tutta Italia, con i progressi maggiori tra Sud e Isole. Il Paese resta diviso, ma gli squilibri tra Nord e Sud iniziano lentamente a ridursi.
Il valore dei dati Invalsi secondo il ministro
Il ministro mostra piena fiducia nel valore diagnostico e predittivo delle statistiche Invalsi. I numeri, spiega, non sono solo una fotografia: aiutano a capire dove intervenire e a misurare gli effetti delle politiche scolastiche. Il Rapporto Invalsi diventa così uno strumento di programmazione, utile a orientare le risorse verso i territori più fragili. Restano nodi aperti, come le differenze tra aree geografiche e il ritardo in alcune competenze di base, ma la direzione appare positiva.
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