Riforma del CUN: al Senato il dibattito sugli emendamenti al DDL 1890
La Commissione Cultura valuta la riforma del CUN: posizioni distanti tra partiti su governance e procedimenti disciplinari per i docenti.
Il dibattito sulla riforma del CUN entra nel vivo in Commissione Cultura al Senato. L'esame degli emendamenti al DDL 1890 evidenzia profonde divergenze tra le forze politiche circa il futuro assetto della governance universitaria e le modalità di gestione dei procedimenti disciplinari.
AL SENATO LA ‘RIFORMA’ DEL CUN: PD E AVS PER IL CUN DELLE «AGGREGAZIONI DISCIPLINARI DELLE CORPORAZIONI E SOTTOCORPORAZIONI ACCADEMICHE» E PER LA ‘GIUSTIZIA’ DEGLI ORDINARI - M5S HA PRESENTATO LE RICHIESTE DELL’ANDU
L’8 luglio 2026 la Commissione Cultura del Senato ha cominciato l’esame degli emendamenti al DDL 1890 che ‘riforma’ il CUN (v. resoconto ed emendamenti). L’esame del provvedimento proseguirà il 14 luglio 2026.
1. La composizione del CUN di PD-AVS e quella del M5S
PD e AVS hanno recepito le ‘indicazioni’ di chi vuole conservare la gestione nazionale e locale dei propri settori disciplinari attraverso il mantenimento delle 14 aree, confermando così il CUN voluto dalla lobby trasversale accademico-confindustriale TreeLLLe e, conseguentemente, da tutti i partiti (emendamenti 1.4, 1.5 e 1.6) - v., in particolare, il punto 1. del documento Al Senato ancora il CUN delle corporazioni accademiche.
Il M5S, dopo l’incontro con l’ANDU del 30 giugno 2026, ha presentato la richiesta dell’ANDU di un Organismo nazionale che, per poteri e composizione (5 aree), rappresenti l’intera Comunità universitaria, uscendo dalla palude degli interessi meramente accademici (emendamento 1.1).
2. Il Consiglio di disciplina di PD-AVS e quello del M5S
PD e AVS vogliono ripristinare un Collegio disciplinare nazionale composto da 3 ordinari, 1 associato e 1 ricercatore, come previsto dalla Legge 18, prima della Legge cosiddetta Gelmini, cioè, di fatto, una assurda gestione della ‘giustizia’ da parte di un ‘tribunale degli ordinari’ (emendamenti 1.39, comma 1, e 1.01, comma 4).
E per non lasciare dubbi sulla loro concezione baronale della 'giustizia', PD e AVS vogliono mantenere l'esclusività dell'iniziativa disciplinare al rettore, che rimane l’unico docente non incolpabile (emendamenti 1.39, comma 2, e 1.0.1 comma 5).
Il M5S ha invece presentato la richiesta dell’ANDU di un Consiglio di disciplina nazionale composto da una rappresentanza paritetica delle categorie, prevedendo anche che l'iniziativa di un procedimento disciplinare sia attribuita a un apposito Organismo di ateneo (emendamento 1.0.2).
3. Un nuovo Organismo di autogoverno e una vera giustizia
La TreeLLLe, riferendosi al nascente CUN attuale, aveva scritto che «comunque lo si consideri, il CUN è la rappresentazione delle aggregazioni disciplinari e delle corporazioni e sottocorporazioni accademiche, secondo una logica verticale, neppure più rispondente all’intervenuta riorganizzazione dei saperi» (v. nota 1).
Questo CUN, tra l’altro, ha dato un potere immenso a chi si ritrova di fatto a ‘gestire’- separatamente – i propri Settori disciplinari. Un potere che peraltro deriva da una scarsa partecipazione alle elezioni, con quasi sempre candidati unici, frutto di preaccordi.
In alternativa a questo assetto di potere oligarchico, è indispensabile e urgente la costituzione di un nuovo Organismo di autogoverno del Sistema nazionale che, per compiti, composizione e gestione dei procedimenti disciplinari, rappresenti e difenda l’autonomia universitaria dai poteri forti interni ed esterni, contrastando il ruolo improprio e dannoso esercitato dalla CRUI.
= Nuovi poteri
Il nuovo Organismo di autogoverno del Sistema nazionale universitario deve svolgere il compito di coordinamento degli Atenei e deve avere ampi poteri di iniziativa, di proposta e di consultazione della comunità universitaria. I pareri di questo Organismo, inoltre, devono essere vincolanti per qualsiasi questione riguardante la didattica, la ricerca e lo stato giuridico del personale.
= Nuova composizione
Per costituire un nuovo Organismo che rappresenti democraticamente ed efficacemente l’intero Sistema nazionale universitario, occorre prevedere 5 aree numericamente ‘equilibrate’ (quindi non più le attuali 14 aree sub-accademiche) per ridurre la frammentazione corporativa e favorire una rappresentanza dell'intero sistema universitario, anziché dei singoli settori disciplinari. Ogni area dovrebbe esprime con 5 rappresentanti, con un elettorato attivo e passivo unico per ordinari, associati e ricercatori a tempo indeterminato e a tempo determinato, con il limite di non più di due rappresentanti per fascia (nota 2).
Va inoltre prevista la presenza di 5 studenti, 1 precario, 1 dottorando, 1 specializzando e 3 del personale ATA.
Si potrebbe anche prevedere che l’Organismo nazionale si possa avvalere di Comitati dei gruppi disciplinari, con funzioni consultive e con parere vincolante su materie a loro assegnate.
= Vera giustizia
È anche necessario e urgente smantellare l’attuale assetto dell’amministrazione della ‘giustizia’ nell’Università.
Non è più tollerabile che l’iniziativa disciplinare sia in mano ai soli rettori, che peraltro sono gli unici a non potere essere sottoposti a un procedimento disciplinare. Il procedimento disciplinare deve poter essere attivato da un apposito Organismo indipendente, imparziale e che assicuri garanzie procedurali; un Organismo che, tra l’altro, possa ‘occuparsi’ anche del rettore.
Altrettanto importante è che a esprimersi sulle richieste di ‘punizione’ debba essere un unico Collegio disciplinare nazionale, che agisca sempre con la stessa composizione, senza distinguere gli interessati a un procedimento sulla base della fascia di appartenenza.
Il Collegio di disciplina nazionale deve essere composto in maniera paritetica, cioè in maniera totalmente diversa da quanto previsto prima della Legge cosiddetta Gelmini.
Nota 1. Questo scriveva la TreeLLLe, una confindustriale e trasversale «lobby trasparente», ‘partecipata’ da professori e giornalisti di ‘destra’ e di ‘sinistra’, a commento della riforma-svuotamento del CUN del 2006.
‘Naturalmente’ la stessa TreeLLLe voleva che si dovesse «assumere la Conferenza dei Rettori (Crui) quale referente per la consultazione, il confronto e la verifica del consenso sulle più rilevanti scelte di governo del sistema: ciò in quanto la Crui è espressione dei responsabili della gestione degli atenei e struttura istituzionalmente autonoma e indipendente (sic!) rispetto al Ministero.»
Queste opinioni/proposte furono espresse allora anche dalla CRUI e da tutti i partiti (v. nel documento Ancora il CUN voluto da CRUI, TreeLLLe e partiti).
Un giudizio totalmente opposto è stato invece espresso nel febbraio 1997 da TUTTE le Organizzazioni della docenza che hanno denunciato «la tendenza negativa ad indebolire l’autonomia del sistema universitario nazionale nel suo complesso. In questa direzione, infatti, vengono ridotti compiti e funzioni del CUN, anche rispetto alle previsioni lungamente disattese della legge 341/90 (all’art. 10, ndr), trasformandolo da organo rappresentativo di tutto il sistema universitario e delle forze sociali in organismo marginale con funzione di mera consulenza, con una presenza dei docenti frastagliata in troppe e squilibrate aree scientifico disciplinari» (v. Università Democratica, gennaio-febbraio 1997, n. 145-46, pag. 1).
Nota 2. In tanti Statuti di Ateneo, per la composizione del Senato Accademico, si prevedono da 3 a 6 macro-aree.
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