Riforma della Carta del Docente e nuovi fondi: l'allarme dei DSGA sul caos burocratico

Le segreterie scolastiche temono il collasso amministrativo per la gestione diretta degli acquisti e dei beni in comodato d'uso previsti dal Ministero.

09 febbraio 2026 15:00
Riforma della Carta del Docente e nuovi fondi: l'allarme dei DSGA sul caos burocratico - Operatori esperti di segreteria
Operatori esperti di segreteria
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La nuova Riforma della Carta del Docente preoccupa il personale amministrativo. Il passaggio all'acquisto diretto di dispositivi da parte delle scuole rischia di paralizzare le segreterie con nuovi oneri burocratici senza un adeguato potenziamento dell'organico.

Il peso della Riforma della Carta del Docente sulle segreterie

Il riassetto normativo annunciato dai vertici del Ministero dell'Istruzione e del Merito, che ridisegna l'architettura del bonus destinato all'aggiornamento professionale, sta generando forti tensioni tra gli addetti ai lavori. La modifica sostanziale prevede una decurtazione dell'importo accreditato direttamente ai professori, compensata dall'istituzione di un fondo specifico gestito dagli istituti. Attraverso questo canale, le scuole dovrebbero procedere all'acquisto centralizzato di strumentazioni tecnologiche come tablet e PC, oltre a libri e corsi, da assegnare poi in comodato d'uso al corpo docente.

Questa transizione, apparentemente virtuosa sul piano della centralizzazione, è stata duramente contestata dal gruppo Noi DSGA. In una recente nota, i Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi hanno evidenziato come il provvedimento rischi di trasformarsi in un mero spostamento di competenze che graverà pesantemente sugli uffici. La preoccupazione principale riguarda la trasformazione della Carta del Docente in quello che viene definito un "buono alleggerito", affiancato da un maxi-fondo la cui gestione operativa ricadrebbe interamente sulle spalle delle segreterie scolastiche, già sature di adempimenti e prive di risorse umane supplementari per fronteggiare questa nuova ondata di pratiche.

Gestione degli acquisti e vincoli del MePA: un percorso ad ostacoli

L'analisi condotta dagli esperti del settore amministrativo scolastico mette in luce le criticità tecniche del nuovo meccanismo. Non si tratta semplicemente di ordinare materiale, ma di attivare procedure complesse che richiedono competenze specifiche e tempi dilatati. Le segreterie si troverebbero costrette a gestire bandi, effettuare ordini attraverso il MePA (Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione), curare l'inventariazione dei beni, stipulare i contratti di comodato e, infine, occuparsi della rendicontazione puntuale di ogni spesa.

Secondo quanto riportato da Noi DSGA, il rischio concreto è che il docente si limiti a richiedere il servizio o il bene, mentre tutto il lavoro "invisibile" di verifica di conformità, rispetto dei tetti di spesa e delle scadenze venga delegato agli uffici. Si profila, dunque, uno scenario in cui le scuole, a fronte di stanziamenti definiti come "centinaia di milioni" per la formazione, si ritrovino intrappolate in una palude burocratica. La gestione delle gare d'appalto e la successiva fase di controllo da parte della Ragioneria dello Stato rappresentano passaggi ad alto rischio di errore, specialmente in contesti dove i DSGA di ruolo sono assenti o il personale non ha ricevuto una formazione specifica su queste nuove procedure.

Dalla politica all’amministrazione: il rischio paralisi per gli istituti

La critica mossa dai rappresentanti amministrativi non si limita agli aspetti tecnici, ma tocca il cuore del rapporto tra decisioni centrali e attuazione periferica. Sebbene l'operazione possa apparire efficace sotto il profilo della comunicazione politica, promettendo welfare e servizi, sul piano pratico viene percepita come un'operazione di "scaricabarile". Le istituzioni scolastiche rischiano di mutare la propria natura, diventando delle vere e proprie micro-ragionerie distratte dalla loro missione educativa primaria per far fronte a incombenze contabili sempre più stringenti.

L'appello finale lanciato dai DSGA è chiaro: il decentramento delle responsabilità operative senza un contestuale decentramento di poteri decisionali e un incremento delle risorse è una strategia fallimentare. Le segreterie, già sommerse dalla gestione dei fondi del PNRR e dai progetti ordinari, non sono in grado di assorbire ulteriori carichi di lavoro. La proposta alternativa suggerisce che, per garantire un controllo rigoroso della spesa pubblica, le verifiche e la gestione dovrebbero rimanere centralizzate tramite piattaforme automatizzate ministeriali, evitando di riversare sugli istituti oneri che rischiano di comprometterne la funzionalità quotidiana.

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