Risarcimento docenti precari: sentenza storica a Brescia per abuso contratti
Il Tribunale condanna il Ministero: l'assunzione in ruolo non cancella il danno subito per l'iterazione dei contratti a termine oltre il triennio.
Una svolta giurisprudenziale arriva dal Tribunale di Brescia: riconosciuto un risarcimento docenti precari pari a 18 mensilità. Il giudice stabilisce che la stabilizzazione tardiva non sana l'abuso dei contratti a termine reiterati per quasi due decenni da un insegnante di religione.
La sentenza di Brescia sul risarcimento docenti precari
Una pronuncia destinata a fare giurisprudenza scuote il mondo della scuola. La sezione lavoro del Tribunale di Brescia ha condannato il Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) a versare un indennizzo pari a diciotto mensilità a favore di un insegnante di religione cattolica. Il cuore della controversia risiede nella reiterazione sistematica di contratti a tempo determinato per un arco temporale di ben 18 anni.
Nonostante il docente sia stato recentemente immesso in ruolo tramite concorso, il magistrato ha accolto le tesi difensive, sancendo un principio fondamentale: l'assunzione a tempo indeterminato interrompe l'illecito, ma non cancella il danno pregresso. La stabilizzazione tardiva, dunque, non può essere considerata una "sanatoria" automatica per decenni di precariato scolastico, riconoscendo di fatto la violazione delle normative europee sull'abuso dei rapporti di lavoro a termine nella Pubblica Amministrazione.
L'abuso di contratti a termine e il superamento del limite triennale
Nelle motivazioni della sentenza, emerge con chiarezza la linea interpretativa adottata dal giudice bresciano. La normativa e la giurisprudenza comunitaria individuano nel triennio il limite massimo tollerabile per la successione di contratti a termine. Superata tale soglia, il rapporto diventa abusivo. Nel caso specifico, il magistrato ha sottolineato l'evidente sproporzione temporale: una procedura di stabilizzazione giunta quasi due decenni dopo il primo incarico non può "ristorare" integralmente il pregiudizio subito dal lavoratore.
La sentenza mette nero su bianco che l'immissione in ruolo serve unicamente a "evitare il protrarsi dell'illecito", ma lascia scoperta la ferita dei diritti lesi nel passato. Il risarcimento di 18 mensilità, parametrato esattamente sulla durata del precariato, rappresenta una risposta concreta al danno derivante dalla mancata stabilità lavorativa e dalla preclusione di quei benefici accessori legati all'anzianità di servizio che caratterizzano i contratti a tempo indeterminato nel comparto scuola.
Le reazioni sindacali e gli effetti sui futuri ricorsi scolastici
La decisione del tribunale lombardo ha incassato l'immediato plauso delle parti sociali. Luisa Treccani, segretaria generale della Cisl Scuola Lombardia, ha commentato la vicenda con fermezza, ribadendo che "non si può essere precari a vita". L'organizzazione sindacale ha confermato il proprio supporto logistico e legale per tutti i docenti che intendano intraprendere percorsi analoghi, intravedendo in questo verdetto un potenziale "effetto domino" per altre province italiane.
Questa vertenza apre scenari inediti per migliaia di insegnanti che, pur avendo ottenuto il ruolo, portano sulle spalle anni di supplenze. La distinzione netta tra l'ottenimento della cattedra e il diritto al risarcimento per il periodo di precariato offre una nuova leva giuridica per contrastare quella che i sindacati definiscono la "piaga del precariato", spingendo il MIM verso una necessaria revisione delle politiche di reclutamento del personale scolastico.