Risarcimento precari: il Tribunale di Vasto condanna il MIM a pagare quasi 9mila euro

Il Tribunale di Vasto condanna il MIM: risarcimento precari fino a quasi 9mila euro per l'abuso dei contratti a termine in Abruzzo

21 giugno 2026 10:00
Risarcimento precari: il Tribunale di Vasto condanna il MIM a pagare quasi 9mila euro - Sentenza del Giudice
Sentenza del Giudice
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Il risarcimento precari torna al centro dell'attenzione dopo una sentenza del Tribunale di Vasto, in Abruzzo. Il giudice ha condannato il MIM a pagare 8.958,36 euro a un supplente per la reiterazione dei contratti a termine in presenza di posti liberi. Una vicenda che pesa sulle casse dello Stato e che riapre il tema delle mancate assunzioni nella scuola.

Risarcimento precari: cosa dice la sentenza di Vasto

Il caso nasce in Abruzzo, dove l'Ufficio Scolastico Regionale ha dato seguito alla decisione del Tribunale di Vasto. Il giudice ha riconosciuto al docente un risarcimento di 8.958,36 euro per la mancata stabilizzazione, pur essendoci sul territorio posti vacanti e disponibili per la sua classe di concorso. L'insegnante era infatti abilitato all'insegnamento. La pronuncia rientra tra quelle che colpiscono l'amministrazione per l'abuso dei contratti a tempo determinato, con indennizzi che possono arrivare fino a 24 mensilità: decine di migliaia di euro netti recuperati dai lavoratori danneggiati.

L'avviso di pagamento dell'USR abruzzese

L'Ufficio Scolastico Regionale ha trasmesso al docente un vero e proprio avviso di pagamento. Nel documento l'amministrazione dichiara di avere «emesso, in data 15/05/2026 lo speciale ordine di pagamento informatico n° 4 di € 8.958,36 imputato» su un capitolo «dello stato di previsione della spesa del M.I.M. per l'esercizio 2026, a titolo di rimborso risarcimento del danno, di cui alla Sentenza n. XX del TRB di Vasto. Il suddetto importo verrà accreditato sul c/c di cui all'IBAN XXX dopo l'esito positivo dei controlli amministrativo-contabili da parte della Ragioneria Territoriale dello Stato e della Banca». Una procedura che certifica come i ricorsi possano portare a risultati concreti per i supplenti.

Il commento del sindacato Anief

Per Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, le radici del problema sono lontane nel tempo. «l'inadempienza dell'Italia rispetto alle stabilizzazione del personale scolastico è purtroppo un fatto non recente, poiché deriva dalla mancata adozione della Direttiva UE 70/CE del 1999 che impone agli stati membri di stabilizzare i precari, in presenza di posti privi di titolare, dopo 36 mesi di servizio anche non continuativo. Quindi, i ricorsi pagano. Negli anni, più volte, a seguito sempre di solleciti Anief, la mancata applicazione delle immissioni in ruolo automatiche, dopo 36 mesi di servizio anche non continuativo, ha prodotto moniti partiti dal Lussemburgo e da Bruxelles. Ultimamament, c'è stato anche il deferimento dell'Italia alla Corte di Giustizia Europea, sempre per il surplus di supplenze e per le mancate immissioni in ruolo. Del resto, come si può reputare funzionale allo scopo un reclutamento che sistematicamente produce 200mila supplenze l'anno?». Il sindacalista lega così la vicenda alla stabilizzazione mancata e al peso dei ricorsi vinti.

La direttiva europea e i ricorsi che pagano

Il riferimento normativo è la Direttiva UE 70/CE del 1999, che chiede agli Stati membri di evitare l'uso ripetuto dei contratti a termine. Dopo 36 mesi di servizio, anche non continuativo, il personale dovrebbe essere stabilizzato se esistono posti liberi. L'Italia non ha applicato questa regola in modo pieno e ora paga il conto. Il deferimento alla Corte di Giustizia europea e i continui richiami di Bruxelles confermano la fragilità del sistema di reclutamento, che ogni anno genera circa 200mila supplenze. Per il sindacato, ogni ricorso vinto è la prova che la strada legale resta percorribile per i lavoratori della scuola.

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