Rottamazione quinquies: stop sconti dal Milleproroghe
Il Decreto Milleproroghe 2026 boccia le modifiche sulla rottamazione quinquies. Nessuna flessibilità per rate e cartelle escluse.
L'atteso testo del Decreto Milleproroghe 2026 ha deluso le aspettative dei contribuenti in cerca di maggiore flessibilità. Nonostante le diverse proposte emendative, le regole tecniche per accedere alla rottamazione quinquies restano del tutto invariate. Il Governo ha scelto di mantenere un approccio estremamente rigoroso, negando nuove agevolazioni per la gestione delle pendenze fiscali e chiudendo le porte a qualsiasi correttivo normativo.
Le decisioni sulla rottamazione quinquies
L'iter della misura agevolativa, iniziata ufficialmente il 20 gennaio 2026, proseguirà seguendo le rigide direttive iniziali della Manovra. La Commissione Bilancio della Camera non ha integrato alcun correttivo nel documento finale.
I punti chiave confermati dal legislatore includono:
Nessuna riapertura dei termini di versamento per le rate passate.
Divieto di transizione per i soggetti già in regola con le precedenti definizioni.
Nessun salvagente per i piani di rientro ordinari decaduti.
Nessuna deroga per le cartelle esattoriali miste
Tra gli emendamenti esclusi spicca quello dedicato ai titolari di debiti misti. La proposta mirava a tutelare chi possiede cartelle esattoriali in parte ammesse e in parte escluse dall'attuale sanatoria.
L'obiettivo era garantire l'accesso a una nuova rateizzazione ordinaria nel caso in cui il contribuente fosse decaduto dai pagamenti delle cartelle non agevolabili. La bocciatura conferma invece la regola attuale: chi salta otto rate del piano concordato con l'Agenzia delle Entrate Riscossione perde definitivamente il diritto a ulteriori dilazioni.
Rottamazione quater e scadenze non prorogate
Il Parlamento ha respinto anche le istanze relative alla precedente rottamazione quater. Il limite temporale del 30 settembre 2025 rimane uno spartiacque insormontabile: i contribuenti in regola con i pagamenti a tale data non potranno confluire nella nuova e più diluita sanatoria.
Inoltre, è stata bocciata in via definitiva l'ipotesi di reintegrare i soggetti che hanno saltato la scadenza del 30 novembre dell'anno precedente. La proposta di concedere una finestra fino a fine febbraio 2026 per saldare il debito pregresso non ha superato il vaglio parlamentare, chiudendo di fatto l'attuale capitolo sui correttivi alla pace fiscale.