Saluto fascista al liceo di Sulmona: video shock nella Settimana della Memoria
La Procura indaga sul gesto compiuto durante un'assemblea studentesca: sequestrati cellulari e una bandiera con simboli del regime.
Un video ritraente un saluto fascista al liceo di Sulmona ha fatto scattare le indagini della Procura minorile dell'Aquila. L'episodio, avvenuto durante un'assemblea autorizzata a ridosso del Giorno della Memoria, ha portato a perquisizioni domiciliari e al sequestro di materiale a carico degli studenti coinvolti.
La ricostruzione dei fatti: l'assemblea e il gesto proibito
L'episodio che ha scosso la comunità scolastica abruzzese si colloca in un arco temporale particolarmente sensibile. Secondo le prime ricostruzioni, il fatto sarebbe avvenuto il 31 gennaio, data in cui la classe – composta da 19 alunni – aveva richiesto e ottenuto il permesso di svolgere un’assemblea di classe. È in questo frangente, libero dalla supervisione diretta dei docenti rimasti all'esterno dell'aula per garantire la privacy della riunione, che sarebbe stato immortalato il gesto.
Le immagini, rapidamente diffuse sui social network, mostrano gli studenti compiere il saluto romano esponendo contestualmente una bandiera riportante la simbologia del regime fascista. La gravità dell'accaduto è amplificata dalla coincidenza temporale con le celebrazioni della Settimana della Memoria, un periodo in cui le istituzioni scolastiche sono tradizionalmente impegnate in percorsi di riflessione sulla Shoah e sui crimini dei totalitarismi.
L'intervento della Procura minorile e le perquisizioni
La diffusione virale del filmato ha attivato immediatamente le autorità giudiziarie. La Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni dell'Aquila ha aperto un fascicolo d'indagine per accertare le responsabilità. Nella giornata di ieri, le forze dell'ordine hanno dato esecuzione a decreti di perquisizione presso le abitazioni degli studenti identificati nel video.
L'operazione di polizia giudiziaria ha portato al rinvenimento della bandiera utilizzata nel video, che è stata posta sotto sequestro probatorio. Contestualmente, gli inquirenti hanno acquisito diversi dispositivi elettronici, inclusi gli smartphone degli indagati. L'analisi forense dei telefoni sarà cruciale non solo per verificare la catena di condivisione del filmato, ma anche per comprendere se vi sia una matrice ideologica radicata o se si tratti di un atto di emulazione privo di reale consapevolezza politica, sebbene giuridicamente rilevante.
Lo sconcerto della scuola e il secondo video "goliardico"
La dirigenza scolastica e il corpo docente hanno espresso profondo sconcerto, definendosi "basiti" per l'accaduto. L'istituto, noto per l'attenzione dedicata all'educazione civica, ha ribadito come la Memoria storica rappresenti un cardine dell'offerta formativa, coltivata attraverso progetti annuali costanti. L'assemblea del 31 gennaio rappresentava, paradossalmente, l'unico momento di autogestione concesso agli studenti dall'inizio dell'anno scolastico.
A margine dell'inchiesta principale, è emersa l'esistenza di un secondo video, girato presumibilmente nella stessa circostanza. In queste immagini, prive di riferimenti al nazifascismo, gli studenti appaiono impegnati in una sorta di "challenge" virale, esibendo oggetti insoliti portati in classe, come una caffettiera, pupazzi o la batteria di un ciclomotore. Sebbene questo secondo filmato suggerisca un clima di generale goliardia e indisciplina, resta netta la distinzione, sia sul piano etico che penale, rispetto all'esibizione di simboli vietati dalla Costituzione e dalle leggi vigenti come la Legge Scelba e la Legge Mancino.