Scuola, Anief: finestra previdenziale per andare in pensione a 60 anni

La pensione a 60 anni per il personale della scuola torna al centro del dibattito dopo l’aggiornamento INPS delle professioni gravose.

07 giugno 2026 08:00
Scuola, Anief: finestra previdenziale per andare in pensione a 60 anni - Pensionati
Pensionati
Condividi

La pensione a 60 anni per chi lavora nella scuola, nell’università, nella ricerca e nell’AFAM è la proposta rilanciata da Anief dopo l’aggiornamento INPS delle professioni considerate gravose. Il sindacato chiede di ampliare le tutele previdenziali oggi riconosciute solo ad alcune categorie, sostenendo che burnout, precariato e carichi di lavoro rendano necessario un intervento più esteso.

Pensione a 60 anni e lavoro gravoso nella scuola

L’INPS ha aggiornato la classificazione delle professioni gravose adottando la nuova codifica ISTAT, utile per stabilire chi può accedere a strumenti come APE Sociale, pensione anticipata per lavoratori precoci e altre forme di uscita dal lavoro senza applicare gli adeguamenti legati all’aspettativa di vita. Secondo Anief, questo passaggio dovrebbe includere tutto il personale dei comparti Istruzione, Università, Ricerca e AFAM, non solo le figure già previste dalle deroghe attuali.

Chi è tutelato oggi dalle norme previdenziali

Le regole vigenti riconoscono già come gravoso il lavoro di insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria, educatori degli asili nido e personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia. Restano invece esclusi molti altri profili, tra cui docenti della scuola secondaria, personale ATA, DSGA, ricercatori, docenti universitari e insegnanti dei conservatori. Per Anief questa distinzione non riflette la reale complessità del lavoro svolto, spesso segnato da responsabilità educative, pressione organizzativa e relazioni continue con studenti e famiglie.

La proposta Anief per una finestra previdenziale

La richiesta del sindacato è aprire una finestra previdenziale che permetta l’uscita a 60 anni a circa 1,4 milioni di lavoratrici e lavoratori. Anief chiede inoltre il riconoscimento del burnout lavorativo come conseguenza documentabile dell’attività svolta nei settori della conoscenza. Tra i fattori indicati ci sono retribuzioni ritenute inferiori alla media europea, anni di servizio precario, mobilità forzata e una crescente esposizione a disturbi legati allo stress professionale.

Perché il tema riguarda tutto il sistema educativo

La questione non riguarda soltanto l’età pensionabile, ma anche la qualità del lavoro e dei servizi formativi. Secondo Anief, tutelare chi opera nella scuola e nella ricerca significa ridurre il rischio di malattie professionali, valorizzare competenze spesso poco riconosciute e garantire maggiore continuità al sistema. I punti centrali della proposta sono:

  • riconoscere il lavoro gravoso scuola per tutti i profili;

  • introdurre una pensione a 60 anni come misura di tutela;

  • considerare il burnout un rischio concreto e documentabile.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail