Scuola, boom di supplenze: 15mila contratti in più per insegnanti di sostegno
L'analisi del sindacato conferma la crescita delle cattedre in deroga. Si attende la svolta UE entro il 2028 per la stabilizzazione dei posti e dei ruoli.
Anief segnala un incremento vertiginoso del precariato scolastico: in un quadriennio registrati oltre 15mila contratti a termine aggiuntivi per gli insegnanti di sostegno. Il sindacato preme ora per convertire i posti in deroga nell'organico di diritto, auspicando un intervento europeo.
L'escalation dei contratti a termine nel sistema scolastico
Il panorama dell'istruzione pubblica italiana continua a essere dominato da una profonda instabilità lavorativa, come certificano le ultime rilevazioni statistiche diffuse dall'Associazione nazionale insegnanti e formatori. Analizzando i dati ufficiali, emerge una curva ascendente preoccupante riguardante le supplenze, con un focus specifico sulle cattedre in deroga destinate al supporto degli alunni con disabilità. Se nell'anno scolastico 2021/2022 le assegnazioni nell'organico di fatto si attestavano a quota 95.755, il balzo registrato nell'annata 2023/2024 ha portato il totale a 111.341 unità.
Questa dinamica evidenzia un incremento netto di quasi 15mila posizioni precarie nel triennio di riferimento. Sebbene il Ministero non abbia ancora divulgato i numeri definitivi per il 2025, le proiezioni sindacali indicano un ulteriore allargamento della platea di docenti con contratto in scadenza al 30 giugno. Tale scenario riflette una gestione dell'inclusione scolastica che si affida sistematicamente a soluzioni temporanee piuttosto che strutturali, lasciando migliaia di insegnanti di sostegno in un limbo professionale che si rinnova di anno in anno.
La scommessa sugli insegnanti di sostegno e l'obiettivo 2028
La questione non è meramente numerica, ma investe la qualità didattica e la continuità educativa. Marcello Pacifico, presidente nazionale dell'Anief, traccia una linea temporale ben precisa che guarda al 2028 come anno di svolta. Si attende, infatti, una possibile raccomandazione del Comitato dei ministri del Consiglio dell'Unione europea che potrebbe imporre all'Italia un cambio di rotta radicale. L'obiettivo è la trasformazione dei posti attualmente in deroga — e quindi precari per definizione — in cattedre stabili all'interno dell'organico di diritto.
Questa manovra tecnica avrebbe ripercussioni enormi sul reclutamento: permetterebbe di destinare quelle migliaia di cattedre non più alle sole supplenze annuali, ma alle definitive immissioni in ruolo. Inoltre, tale stabilizzazione sbloccherebbe le procedure di mobilità, favorendo i trasferimenti per il personale docente già di ruolo e specializzato, che spesso si trova immobilizzato lontano dalla propria residenza per la mancanza di posti vacanti ufficiali, nonostante la reale disponibilità nelle scuole.
Stabilizzazione e diritti: la battaglia contro l'abuso del precariato
L'azione sindacale punta a chiudere definitivamente il capitolo dell'abuso dei contratti a termine, una pratica che ha esposto lo Stato italiano a numerose procedure d'infrazione e contenziosi legali. La reiterazione delle supplenze su posti vacanti e disponibili rappresenta, secondo le parti sociali, una discriminazione intollerabile per il personale scolastico.
Il presidente dell'organizzazione sindacale sottolinea come i risultati ottenuti finora, inclusi l'aumento dei posti per le stabilizzazioni e l'ampliamento dei percorsi di specializzazione tramite TFA e corsi Indire, siano tappe intermedie verso un obiettivo più grande. La vera sfida per il futuro degli insegnanti di sostegno resta la garanzia di un percorso lavorativo certo, che elimini la distinzione artificiosa tra organico di fatto e di diritto, restituendo dignità a una figura professionale cardine per l'inclusività del sistema scolastico nazionale.