Scuola calcio, bambini esclusi a Imola: l'analisi del CNDDU

La scuola calcio dovrebbe formare prima di selezionare: il caso di Imola riapre il confronto sui diritti dei bambini nello sport

20 giugno 2026 17:00
Scuola calcio, bambini esclusi a Imola: l'analisi del CNDDU - Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani
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La scuola calcio torna al centro del dibattito dopo l'esclusione di alcuni bambini di otto e nove anni dal settore giovanile di una società del territorio imolese. Il caso è ora all'esame della Commissione Federale per le politiche di safeguarding della FIGC. Il Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani (CNDDU) chiede una riflessione seria sul valore educativo dello sport rivolto ai più piccoli, ben oltre il singolo episodio.

Il caso di Imola e gli accertamenti FIGC

La vicenda riguarda l'esclusione di alcuni bambini di otto e nove anni dal settore giovanile di una società calcistica imolese. Il fascicolo è ora davanti alla Commissione Federale che si occupa delle politiche di safeguarding. Il CNDDU sottolinea il rispetto delle verifiche in corso e del principio di imparzialità. Allo stesso tempo invita a non fermarsi al singolo episodio. La questione, infatti, tocca un tema più ampio: il rapporto tra formazione, sport e diritti dell'infanzia. Capire come funziona davvero una scuola calcio per i più giovani diventa così un punto di partenza utile per tutta la comunità.

Scuola calcio, uno spazio di crescita per i bambini

Le categorie dedicate ai più piccoli non sono solo il primo gradino di un percorso agonistico. Sono soprattutto uno spazio di crescita personale. Qui il bambino costruisce la propria identità, scopre le sue capacità e impara a stare con gli altri. In questa fase il risultato sportivo non può venire prima della persona. Una buona scuola calcio offre infatti:

  • la possibilità di sentirsi parte di un gruppo;

  • l'esperienza della cooperazione e della fiducia reciproca;

  • lo sviluppo progressivo delle proprie potenzialità.

Il valore dell'attività motoria sta proprio in queste occasioni, non solo nella prestazione.

I rischi della selezione precoce

Quando il criterio selettivo arriva troppo presto, il rischio è chiaro. Si trasmette ai minori un messaggio implicito e pesante: il riconoscimento del proprio valore nel gruppo dipenderebbe solo dalla prestazione. Una dinamica simile può incidere a fondo su tre elementi delicati della crescita: l'autostima, la motivazione e il senso di appartenenza sociale. Lo sport educativo non nega il merito né l'impegno. Li colloca però dentro un percorso in cui ogni bambino si sente accolto e rispettato. Nelle prime fasce d'età la competizione resta importante, ma viene dopo la costruzione di competenze relazionali, emotive e civiche.

Le politiche di safeguarding della FIGC

Con le politiche di safeguarding la FIGC ha compiuto un passo culturale rilevante. Queste regole non servono solo a prevenire abusi o discriminazioni. Promuovono un nuovo modo di pensare l'educazione sportiva, fondato sulla tutela dell'integrità psicofisica del minore e sulla centralità del suo benessere. La responsabilità diventa condivisa tra tutte le figure adulte coinvolte. In questo quadro il Responsabile Safeguarding non è solo un garante delle regole. È anche un presidio culturale, capace di valutare in anticipo l'impatto educativo delle scelte organizzative di ogni società.

Scuola, famiglia e società: una comunità educante

Per il CNDDU serve investire di più nella formazione pedagogica di dirigenti, allenatori e operatori sportivi. Ogni scelta organizzativa dovrebbe guardare non solo all'efficienza tecnica, ma anche allo sviluppo armonico della personalità dei minori. Le società sportive sono vere e proprie comunità educanti. Condividono con la scuola e con la famiglia la responsabilità di accompagnare bambini e ragazzi verso una crescita basata sul rispetto e sulla partecipazione. Una comunità che riconosce in ogni bambino una risorsa da valorizzare costruisce le basi di una cultura dei diritti e della solidarietà.

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