Sicurezza dati a Bruxelles: stop all'intelligenza artificiale sui dispositivi del Parlamento UE

Direttiva interna disattiva le funzioni smart per proteggere i dati sensibili dai rischi legati all'intelligenza artificiale e server esterni.

18 febbraio 2026 09:45
Sicurezza dati a Bruxelles: stop all'intelligenza artificiale sui dispositivi del Parlamento UE - Parlamento Europeo
Parlamento Europeo
Condividi

Una comunicazione ufficiale ha imposto lo stop alle funzioni di intelligenza artificiale su smartphone e tablet del personale a Bruxelles. La decisione mira a garantire la riservatezza delle informazioni istituzionali, limitando drasticamente il trasferimento di dati verso cloud non sicuri.

I motivi del blocco: privacy e incertezze sull'intelligenza artificiale

Nelle scorse ore, una circolare diramata dai vertici amministrativi del Parlamento europeo ha modificato radicalmente l'operatività quotidiana di eurodeputati e staff. Al centro del provvedimento vi è la disattivazione immediata delle funzionalità basate sull'intelligenza artificiale integrate nei dispositivi aziendali. Non si tratta di un rifiuto ideologico della tecnologia, bensì di una misura cautelare tecnica: gli strumenti finiti nel mirino includono assistenti alla scrittura, sistemi di riassunto automatico delle riunioni e sintetizzatori di pagine web.

Il nodo cruciale, evidenziato dal servizio tecnico interno, risiede nell'architettura di questi software. Gran parte delle applicazioni odierne non elabora i dati localmente (sul dispositivo), ma li invia a server remoti per il computo. Qui sorge il problema di sovranità digitale: le "zone d'ombra" riguardanti la gestione dei dati da parte di provider terzi sono ancora troppo vaste. La preoccupazione principale riguarda la possibilità che informazioni riservate o sensibili, una volta processate nel cloud, possano ricadere sotto giurisdizioni extra-europee, come quella statunitense, dove il Cloud Act permette alle autorità federali di accedere ai dati detenuti dalle aziende USA, indipendentemente da dove siano fisicamente conservati i server.

Dai precedenti su TikTok alla strategia di difesa digitale

Questa mossa non è un episodio isolato, ma si inserisce in un mosaico più ampio di policy restrittive volte a blindare le istituzioni comunitarie. Chi ha seguito le cronache recenti ricorderà il divieto del 2023 relativo all'installazione di TikTok sui dispositivi di servizio, una decisione che fece scuola in materia di cybersecurity. La logica applicata oggi all'intelligenza artificiale è la medesima: minimizzare la superficie d'attacco e prevenire l'esfiltrazione, volontaria o accidentale, di documenti strategici.

Mentre le funzionalità smart continuano ad evolversi con una rapidità che spesso supera la capacità di audit degli esperti di sicurezza, l'amministrazione europea ha scelto la via della prudenza assoluta. Fino a quando non sarà certificato che il trattamento dei dati avviene in un ambiente "a tenuta stagna", la priorità resta la protezione del segreto d'ufficio rispetto alla comodità offerta dall'automazione. È evidente come la mancanza di trasparenza nei processi di machine learning commerciali rappresenti un rischio inaccettabile per un ente che legifera su questioni geopolitiche delicate.

Il paradosso dei dispositivi personali e le nuove regole

La direttiva non si limita ai confini dell'hardware fornito dall'istituzione, ma estende la sua moral suasion anche alla sfera privata. Nella mail interna, si invitano caldamente i membri dell'Assemblea a replicare tali misure di sicurezza sui propri smartphone personali, qualora questi vengano utilizzati per scopi lavorativi. Il consiglio è perentorio: evitare di sottoporre email di lavoro, bozze legislative o rubriche contatti all'analisi di chatbot o scanner intelligenti di terze parti.

Si delinea così un paradosso interessante nel cuore dell'Europa. Mentre Bruxelles sta finalizzando l'AI Act, il primo regolamento al mondo volto a normare l'uso etico e sicuro dell'intelligenza artificiale, le sue stesse infrastrutture si vedono costrette a "staccare la spina" a quegli stessi strumenti per timore di vulnerabilità. Questa dicotomia riflette la complessità del momento storico: la necessità di governare una tecnologia che, seppur promettente, pone interrogativi irrisolti sulla proprietà e la destinazione finale dei nostri dati digitali.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail