Social vietati ai minori: perché le piattaforme non riescono a controllare l'età

Dall'Australia all'Europa crescono i social vietati ai minori di 16 anni, ma le piattaforme faticano a controllare l'età reale degli utenti

22 giugno 2026 10:00
Social vietati ai minori: perché le piattaforme non riescono a controllare l'età -
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I social vietati ai minori di 16 anni non sono più un'ipotesi lontana. La Gran Bretagna lavora a una legge per chiudere gli account ai più giovani, seguendo una scia che parte dall'Australia e arriva fino all'Europa. L'obiettivo dichiarato è proteggere i ragazzi da cyberbullismo, dipendenze digitali, contatti pericolosi e truffe online.

Australia, il primo divieto già in vigore

Il vero apripista resta l'Australia. Dal 10 dicembre 2025 è scattato lo stop agli under 16 su piattaforme come Facebook, TikTok, Snapchat, X e YouTube. Le aziende rischiano multe fino a 49,5 milioni di dollari australiani se non adottano «misure ragionevoli» per tenere fuori i ragazzi. Il primo effetto è stato netto: 4,7 milioni di account rimossi o disattivati nelle settimane successive, secondo l'autorità locale per la sicurezza online. Un numero enorme, ma che non racconta tutto.

Social vietati ai minori, la mappa dei Paesi

I social vietati ai minori si stanno allargando a macchia d'olio. La Malesia ha copiato il modello dal 1° giugno 2026, con la stessa età minima e l'obbligo per le piattaforme di rafforzare i controlli. Negli Stati Uniti il Congresso discute il Kids Online Safety Act, una proposta bipartisan che spinge le aziende a creare funzioni meno dannose per i più giovani. La Francia, intanto, ha già fissato a 15 anni la «maggiore età digitale», con consenso dei genitori per i più piccoli.

Europa divisa tra risoluzioni e leggi nazionali

Il quadro europeo resta frammentato. A maggio la presidente della Commissione europea ha annunciato un giro di vite contro le «pratiche di progettazione dannose e che creano dipendenza», dentro il futuro Digital Fairness Act. A novembre il Parlamento europeo ha chiesto il divieto per under 16 senza consenso dei genitori e un muro totale sotto i 13 anni. Nel frattempo i singoli Stati corrono da soli:

  • la Spagna punta a 16 anni dentro un pacchetto contro odio e disinformazione;

  • la Norvegia vuole una legge entro fine 2026;

  • la Danimarca valuta il limite a 15 anni con qualche eccezione;

  • la Polonia e la Slovenia preparano lo stop agli under 15;

  • la Svezia propone i 15 anni come soglia minima.

Il nodo vero resta la verifica dell'età

Qui casca il palo. La verifica dell'età è il punto debole di tutte queste norme. In Australia le stesse autorità hanno ammesso che molti ragazzi hanno trovato il modo di restare dentro, spostandosi su servizi meno controllati. Un'indagine ha confermato che una fetta consistente di under 16 con account già attivi continuava a usare certe piattaforme. Persino la Turchia, che ad aprile ha vietato i social agli under 15 estendendo le regole ai videogiochi, dovrà fare i conti con lo stesso problema: vietare è facile, far rispettare il divieto molto meno.

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