Stop alla ricerca militare negli atenei: lettera di 100 docenti della Sapienza

Oltre cento tra professori e dottorandi chiedono al nuovo rettore uno stop alla ricerca militare negli atenei.

06 luglio 2026 12:30
Stop alla ricerca militare negli atenei: lettera di 100 docenti della Sapienza -
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Un gruppo di oltre cento docenti e dottorandi della Sapienza Università di Roma ha firmato una lettera aperta che chiede uno stop netto alla ricerca militare negli atenei. Il documento arriva a ridosso delle elezioni di ottobre per il rinnovo della carica di rettore o rettrice. Oggi l'università è guidata da Antonella Polimeni. I firmatari vogliono che il futuro vertice prenda una posizione chiara sulla politica internazionale dell'ateneo.

Ricerca militare, la richiesta ai candidati al rettorato

La lettera, diffusa dal Comitato Sapienza per la Palestina, indica un impegno preciso. Chiede che il nuovo rettore «rinunci a qualsiasi attività di ricerca militare diretta o indiretta e alla collaborazione con istituzioni e soggetti, pubblici e privati, che la praticano». Il testo estende la richiesta anche ai rapporti con università e centri di ricerca di paesi coinvolti in azioni di aggressione militare. Allo stesso tempo, i firmatari vogliono mantenere e rafforzare i legami con singoli studiosi israeliani che condannano le politiche del proprio governo. Un punto che, secondo i promotori, tiene insieme la protesta e il rispetto per il lavoro accademico dei singoli.

Gli impegni chiesti al nuovo vertice

Il documento non si ferma alla sola richiesta di stop. Chiede al futuro rettore di farsi garante delle tradizioni democratiche dell'ateneo e del dettato costituzionale. Nel testo si parla apertamente del «ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali», a prescindere da chi sia coinvolto nei conflitti. I firmatari chiedono impegni programmatici definiti «limpidi e vincolanti». Gli obiettivi indicati sono tre: la pace; il riconoscimento dei diritti umani; l'autodeterminazione dei popoli.

«La Sapienza ha il dovere di prendere posizione»

Nel testo i docenti collegano l'aumento dei conflitti alle politiche condotte in Palestina. «L'esigenza di prendere nettamente le distanze da Israele e di sospendere ogni collaborazione istituzionale, anche accademica, non è mai apparsa così chiara ed improrogabile», scrivono. I firmatari denunciano poi la situazione a Gaza, dove, a loro dire, continuano vittime civili e blocchi agli aiuti. Secondo la lettera, la Sapienza, in quanto più grande ateneo d'Europa, ha il dovere di svolgere un ruolo attivo. Il silenzio internazionale, avvertono, rischia di rendere tutti complici di una deriva pericolosa.

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