Studenti con disabilità: dal caso di Cerignola una proposta di riforma del sistema di certificazione

Il CNDDU chiede un titolo unico per gli studenti con disabilità, con una certificazione nazionale delle competenze allineata all'EQF.

24 luglio 2026 11:00
Studenti con disabilità: dal caso di Cerignola una proposta di riforma del sistema di certificazione -
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Il caso di una studentessa dell'I.I.S. «Pavoncelli» di Cerignola ha riacceso il confronto sul titolo rilasciato al termine delle superiori agli studenti con disabilità. Al posto del diploma, la ragazza ha ricevuto un attestato di credito formativo. Il CNDDU parte da questo episodio per chiedere un ripensamento del sistema di certificazione finale, senza esprimere giudizi sulla singola scuola.

Cosa dice oggi la legge sul titolo finale

La valutazione nel secondo ciclo di istruzione poggia su tre pilastri normativi: il decreto legislativo 62 del 2017, il decreto legislativo 66 del 2017 e le modifiche introdotte dal decreto legislativo 96 del 2019. A questi si aggiungono le ordinanze ministeriali che ogni anno regolano lo svolgimento dell'Esame di Stato. La norma collega il rilascio del diploma oppure dell'attestato al tipo di programmazione seguita e alle modalità con cui vengono svolte le prove d'esame. L'obiettivo dichiarato resta la personalizzazione del percorso, così che ogni ragazzo venga valutato in base al cammino realmente compiuto in classe.

Il ruolo del PEI nella scelta del titolo

Il Piano Educativo Individualizzato orienta tutta la vita scolastica dell'alunno. Dalla programmazione scritta nel PEI dipende, alla fine, anche il titolo consegnato. Per questo la sua stesura deve rispettare criteri precisi:

  • la collegialità delle decisioni assunte dal consiglio di classe;

  • la continuità didattica tra un anno scolastico e il successivo;

  • la partecipazione informata della famiglia a ogni passaggio;

  • la trasparenza della procedura e delle motivazioni;

  • la centralità del progetto di vita della persona.

Quando uno di questi elementi viene meno, la scelta finale rischia di apparire poco chiara a chi la subisce.

Le ricadute concrete per gli studenti con disabilità

L'attestato di credito formativo è pienamente previsto dalla normativa, ma produce effetti giuridici diversi rispetto al diploma. Chi lo riceve incontra ostacoli nell'accesso all'università, alla formazione terziaria e ai concorsi pubblici. Anche le opportunità di inserimento lavorativo si restringono. Nasce da qui la domanda posta dal coordinamento: una distinzione pensata in un'altra stagione normativa regge ancora oggi? Il tema non riguarda l'abbassamento degli standard di apprendimento né il valore legale del diploma, che resta intatto. Riguarda la coerenza con l'articolo 3 della Costituzione, con l'articolo 34 e con la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

La proposta di riforma avanzata dal CNDDU

Il coordinamento presieduto da Romano Pesavento chiede di spostare il confronto. Al posto della contrapposizione tra due titoli diversi, si potrebbe introdurre un titolo conclusivo unitario per tutti coloro che completano il percorso quinquennale. Accanto al titolo servirebbe una certificazione nazionale delle competenze, dettagliata e trasparente, costruita sul Quadro Europeo delle Qualifiche (EQF). Quel documento descriverebbe con precisione il profilo culturale, professionale e personale raggiunto da ciascuno. Il rigore della valutazione resterebbe intatto, mentre sparirebbe una separazione formale che rischia di pesare come uno stigma per tutta la vita adulta.

Una scuola inclusiva che guarda avanti

L'Italia è considerata da decenni un riferimento internazionale per le politiche di inclusione, rafforzate dal modello bio-psico-sociale ispirato alla classificazione ICF. Il passo successivo, secondo il CNDDU, non sta nel cambiare i criteri di valutazione, ma nel ripensare il modo in cui l'ordinamento riconosce il percorso conclusivo. Serve un sistema capace di mantenere rigore e trasparenza, senza creare differenze che condizionino studio, lavoro e partecipazione sociale. Le riforme migliori nascono spesso da casi concreti trasformati in occasioni di crescita per l'intero sistema educativo.

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