Studenti con DSA e bocciatura: quando il PDP non basta per la promozione

Studenti con DSA: il TAR Lombardia chiarisce che PDP e strumenti compensativi non sostituiscono la sufficienza nelle materie.

07 giugno 2026 11:00
Studenti con DSA e bocciatura: quando il PDP non basta per la promozione - Sentenza del Giudice
Sentenza del Giudice
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Gli studenti con DSA hanno diritto a strumenti adeguati, attenzione didattica e percorsi personalizzati. Tuttavia, secondo il TAR Lombardia, queste tutele non cancellano il requisito centrale della valutazione scolastica: il raggiungimento degli obiettivi minimi. Nel caso esaminato, la presenza di dislessia, disgrafia e discalculia non è bastata a superare cinque insufficienze gravi.

Studenti con DSA, il caso arrivato davanti al TAR

La vicenda riguarda uno studente di scuola superiore con disturbi specifici dell’apprendimento, che aveva concluso l’anno scolastico 2023-2024 con voti sotto il sei in italiano, inglese, storia, scienze e geografia. La famiglia ha contestato la bocciatura, sostenendo che il Piano Didattico Personalizzato fosse stato predisposto in ritardo e che le misure compensative e dispensative non fossero state applicate in modo corretto. Secondo i genitori, il ragazzo sarebbe stato valutato con prove simili a quelle dei compagni, senza un reale adattamento alle sue difficoltà. Il TAR Lombardia, però, ha respinto il ricorso e ha confermato la decisione del consiglio di classe.

Perché il PDP non garantisce automaticamente la promozione

Il punto centrale della sentenza è chiaro: il PDP serve a mettere lo studente nelle condizioni di apprendere e dimostrare le proprie competenze, ma non introduce criteri di promozione diversi. La legge 170/2010 tutela gli alunni con DSA attraverso strumenti personalizzati, ma non elimina la necessità di raggiungere almeno la sufficienza nelle discipline. Il TAR ha ricordato che, per l’ammissione alla classe successiva, resta valido il principio dei sei decimi previsto dalla normativa scolastica. In altre parole, le misure compensative aiutano lo studente, ma non possono trasformarsi in una promozione automatica quando il rendimento complessivo è insufficiente.

Il ruolo della famiglia e della scuola nel percorso personalizzato

Nella decisione ha avuto peso anche il rapporto tra famiglia, scuola e docenti. Il tribunale ha evidenziato che il PDP era stato firmato dai genitori solo diversi mesi dopo l’avvio dell’anno scolastico e che alcuni inviti al confronto non avevano ricevuto risposta. Questo elemento, secondo i giudici, ha contribuito a creare incertezza sull’applicazione delle misure previste. La sentenza ribadisce quindi un principio importante: il percorso degli studenti con DSA richiede collaborazione costante. Le tutele funzionano davvero solo quando scuola e famiglia condividono obiettivi, strumenti e responsabilità.

Bocciatura con DSA: una misura formativa, non una punizione

Per il TAR, la bocciatura non ha avuto carattere punitivo, ma una finalità educativa. I voti riportati dallo studente erano molto bassi: 4 in italiano, 5 in inglese, 3 in storia, 4 in scienze e 5 in geografia. Con cinque insufficienze, il consiglio di classe ha ritenuto che mancassero conoscenze e competenze fondamentali per affrontare l’anno successivo. La promozione, in una situazione simile, avrebbe potuto danneggiare lo studente, esponendolo a difficoltà ancora maggiori. La ripetizione dell’anno viene quindi vista come occasione per consolidare gli apprendimenti.

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