Trasporto pubblico locale: sicurezza percepita al centro dell’indagine della Statale di Milano

La Statale di Milano analizza il trasporto pubblico locale: uso elevato dei mezzi, molestie e percezione di insicurezza guidano nuovi interventi.

A cura di Redazione Redazione
08 giugno 2026 13:30
Trasporto pubblico locale: sicurezza percepita al centro dell’indagine della Statale di Milano - Università degli Studi di Milano
Università degli Studi di Milano
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Nel trasporto pubblico locale, l’indagine della Statale di Milano evidenzia insicurezza percepita, molestie e vulnerabilità: dati che chiedono interventi su presidio, infrastrutture e cultura condivisa.

Insicurezza “percepita” e sicurezza “reale”: l’indagine della Statale di Milano sul trasporto pubblico locale

Oltre 3.500 persone della comunità della Statale di Milano hanno partecipato all’indagine promossa nell'ambito di un accordo di collaborazione tra l’Ateneo e l’Agenzia del Trasporto Pubblico Locale (ATPL) del bacino della Città Metropolitana di Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia: l’utilizzo dei mezzi pubblici è alto, ma la percezione di insicurezza - soprattutto per donne e gruppi vulnerabili - condiziona le scelte di mobilità e richiama nuovi interventi di sensibilizzazione, presidio, miglioramento delle infrastrutture e promozione di una cultura condivisa, soprattutto perché nella grande maggioranza dei casi nessuno interviene a difesa della vittima.

Milano 8 giugno 2026 – Oltre l’80% degli spostamenti avviene con il trasporto pubblico, a conferma del suo ruolo centrale nella mobilità urbana, ma a questo uso diffuso si affianca una significativa percezione di insicurezza. Inoltre, circa terzo degli utenti ha dichiarato di aver vissuto episodi di molestie, con un senso di vulnerabilità più forte nelle ore serali e nelle aree periferiche: una condizione che incide sulle scelte di mobilità e sulla qualità della vita, soprattutto per le donne e le persone più fragili, e che richiede interventi mirati per rendere il trasporto pubblico non solo efficiente, ma anche sicuro e pienamente accessibile.

Questa la sintesi dell’indagine sulla percezione della sicurezza e dell’insicurezza nel trasporto pubblico locale presentata oggi in un evento all’Università degli Studi di Milano nell'ambito di un accordo di collaborazione con l'Agenzia per il Trasporto Pubblico Locale del bacino della Città Metropolitana di Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia.

L’evento è stato aperto dai saluti istituzionali della Rettrice, Marina Brambilla, della delegata del Sindaco alle Pari opportunità di genere del Comune di Milano Elena Lattuada, e seguito dagli interventi della Presidente del Consiglio di amministrazione dell'Agenzia per il Trasporto Pubblico Locale del Bacino della Città Metropolitana di Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia, Francesca Zajczyk, e del Mobility Manager dell'Ateneo, Jacopo A. M. Scarì, curatori dello studio.

“Per il nostro Ateneo, le politiche di mobilità sono da sempre un ambito di grande attenzione, in una prospettiva di sostenibilità e qualità della vita della comunità”, ha introdotto la Rettrice Marina Brambilla. “Accanto all’efficienza del servizio e alla capillarità della rete, emerge un elemento altrettanto decisivo: la percezione di sicurezza. Il report presentato oggi evidenzia con chiarezza come il sentirsi al sicuro sia una condizione fondamentale per la qualità della vita e per l’uso quotidiano dei mezzi pubblici. Attraverso questa indagine, la Statale intende offrire un contributo concreto alla città, fondato su analisi rigorosa e conoscenza, al servizio delle politiche pubbliche”.

La ricerca “Sentirsi al sicuro sui mezzi pubblici: una priorità per tutti” ha raccolto tramite un questionario online le risposte di oltre 3.500 persone, con una distribuzione del 53% di studenti e studentesse - includendo dottorandi, specializzandi e studenti lavoratori - e del 47% di componenti del personale, tra personale tecnico-amministrativo e bibliotecario, docenti e ricercatori. Nel complesso, un contributo quasi paritario tra i due gruppi, con una partecipazione particolarmente significativa del personale strutturato rispetto al totale della propria categoria presente in Ateneo. Da rilevare, infine, che la componente femminile pesa in media oltre il 60% tra le due categorie.

I risultati mostrano che, nonostante l’ampio utilizzo del trasporto pubblico (82% degli intervistati), la sensazione di insicurezza, soprattutto in orari serali e in zone periferiche, incide sulle scelte di mobilità, penalizzando in particolare donne e gruppi vulnerabili.

Il mezzo più utilizzato è la metropolitana, con oltre il 35% degli spostamenti, seguita dal treno (32%), da tram, filobus e autobus (11%) e dal passante ferroviario (4%). Restano presenti anche soluzioni alternative come auto privata e ciclomotore o moto (9%) e forme di mobilità lenta, come bicicletta e spostamenti a piedi (4%), spesso scelte per motivi di salute, sostenibilità o assenza di alternative comode. Alcuni utenti combinano più mezzi, ad esempio treno e metropolitana, opzione scelta da circa il 30% dei rispondenti, per ottimizzare i tempi di viaggio.

Anche se la metropolitana è il mezzo percepito come più sicuro da parte di tutti, la sicurezza “percepita” non coincide sempre con la sicurezza “oggettiva”: l’indagine evidenzia infatti che dipende anche da fattori ambientali, sociali e personali quali ad esempio illuminazione, pulizia, qualità degli spazi e presenza di personale o altri viaggiatori.

Per tutti coloro che hanno risposto al questionario, sono infatti la presenza di altri viaggiatori e una buona illuminazione i principali driver di sicurezza, assieme alla prossimità di negozi o attività aperte (per il personale e i docenti), mentre gli studenti sono più attenti alla presenza delle forze dell’ordine. Emergono poi delle differenze di genere: le donne risultano più attente alle condizioni ambientali e ai contesti poco frequentati, mentre gli uomini associano maggiormente il disagio alla presenza di comportamenti illeciti e a situazioni di elevata affluenza.

L’indagine ha restituito un numero rilevante di dati sulle esperienze e sul vissuto diretto dei partecipanti: il 29% ha dichiarato esperienze dirette di molestie, soprattutto apprezzamenti verbali indicate dal 43% delle donne. I contatti inopportuni si collocano al secondo posto nel complesso, con il 25%, e incidono molto di più tra le donne (29%) che tra gli uomini (13%), tra i quali emergono invece con maggiore evidenza minacce, aggressioni e furti. Le donne risultano infatti le più colpite, con una netta prevalenza tra chi riporta molestie direttamente subite, mentre gli uomini segnalano meno episodi ma appaiono più esposti ad aggressioni e furti.

In oltre il 70% dei casi segnalati, nessuno interviene in difesa della vittima e solo in una minoranza di episodi si registra l’intervento di altri passeggeri: si tratta del “bystander effect”, ovvero la tendenza dei testimoni a non agire in situazioni di emergenza, spesso perché convinti che qualcun altro interverrà o per paura di esporsi. Nel contesto dei trasporti pubblici questo effetto appare particolarmente marcato: la promiscuità di estranei non produce solidarietà, ma piuttosto una diffusa indifferenza, che contribuisce a rafforzare nelle vittime un forte senso di isolamento e vulnerabilità, soprattutto tra le donne e le fasce più giovani. L’assenza di un presidio visibile di personale di bordo o di forze dell’ordine aggrava ulteriormente questo vissuto, facendo sì che le molestie appaiano come episodi tollerati o inevitabili.

Eventuali esperienze negative, dirette o indirette, e il fatto di non poter contare sull’intervento degli altri, come viene riportato da molte testimonianze, sono elementi che pesano in modo significativo soprattutto su donne, anziani, persone con disabilità e minoranze etniche, che vedono aumentare il rischio di esclusione sociale e diminuire l’accesso equo alla mobilità.

Nella sezione finale dell’indagine sono emerse linee di intervento proposte dagli intervistati per migliorare la percezione della sicurezza: rafforzamento del presidio visibile (personale di bordo, forze dell’ordine, videosorveglianza), miglioramento delle infrastrutture (illuminazione, pulizia, sistemi di allarme), e la promozione di campagne di sensibilizzazione e interventi che contribuiscano a promuovere cultura e responsabilità condivisa.

“L'indagine e la relativa analisi offerta oggi è certamente rilevante e fornisce indicazioni utili: se il trasporto pubblico è considerato un mezzo utile ed efficace, ampiamente utilizzato, certamente il tema della percezione della sicurezza, seppur vissuto in modo diverso da uomini e donne, ci pone di fronte alla responsabilità di un suo miglioramento. Analogo tema riguarda lo spazio pubblico della città e la presenza di attività e persone fa certamente la differenza, come indagini recenti svolte in città ma anche a livello internazionale, dimostrano. Nel ringraziare l'Università Statale per aver avviato questo percorso, rinnovo la volontà e l'impegno di tutta l'Amministrazione ad una collaborazione con tutte le istituzioni coinvolte al fine di individuare soluzioni utili, non facili ma certamente possibili. Così come è necessaria la costruzione di una responsabilità collettiva nel non voltarsi dall'altra parte di fronte a situazioni che mettono a rischio altre persone, quasi sempre le più fragili e vulnerabili”, ha commentato Elena Lattuada.

“La mobilità urbana non è solo un dato tecnico fatto di linee, orari e frequenze, ma una condizione di cittadinanza che garantisce accesso e inclusione: permette di studiare, lavorare, curarsi e partecipare alla vita sociale. Deve però avvenire in sicurezza, senza che la paura diventi una barriera invisibile al diritto di muoversi. Accanto al rischio oggettivo esiste infatti una dimensione intangibile ma concreta: la percezione di insicurezza, che non sempre coincide con i dati sui reati ma incide profondamente sui comportamenti, orientando scelte e limitando libertà, con effetti su qualità della vita, sostenibilità e fiducia nelle istituzioni. È un tema complesso, ma ATPL e Università hanno ritenuto necessario avviarlo: lo strumento utilizzato, pur perfettibile, offre una base utile per istituzioni e attori del territorio, indicando dove approfondire e quali interventi valutare”, ha aggiunto Francesca Zajczyk.

“Con il Piano di Spostamenti Casa-Università 2024-2025 la Statale ha strutturato l’analisi degli spostamenti di studenti e personale, individuando criticità e attivando interventi per favorire mobilità sostenibile e migliore accessibilità. Da questo lavoro nasce oggi un’attenzione ulteriore: affiancare ai dati su abitudini e flussi una riflessione sulla percezione di sicurezza nel tragitto casa-università consapevoli della complessità dell’indagine ma anche della sua rilevanza per il benessere della comunità accademica”, ha concluso Jacopo Scarì.

L'indagine

Indagine Sentirsi al sicuro sui mezzi pubblici

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