Università di Verona: annullato il concorso vinto dal figlio dell'ex rettore

Stop definitivo alla nomina di Riccardo Nocini: irregolarità nel bando avevano reso il 33enne l'unico candidato eleggibile all'Università di Verona.

19 febbraio 2026 11:00
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L'Università di Verona ha revocato ufficialmente il bando per professore ordinario assegnato a Riccardo Nocini. Le verifiche interne hanno evidenziato modifiche procedurali critiche che rendevano di fatto il 33enne l'unico candidato ammissibile per la cattedra, bloccandone l'assunzione.

Le anomalie procedurali rilevate dall'Università di Verona

Quella che doveva essere una formalità accademica si è trasformata in un caso amministrativo e giudiziario di rilievo nazionale. L'ateneo scaligero ha comunicato l'annullamento d'ufficio della procedura che aveva visto trionfare Riccardo Nocini, figlio trentatreenne dell'ex rettore Francesco Nocini. Il provvedimento, giunto al termine di una complessa istruttoria interna, sancisce lo stop definitivo alla messa in ruolo del docente nel settore di Otorinolaringoiatria, audiologia e foniatria, che sarebbe dovuta scattare il prossimo primo marzo. Non si tratta di una semplice sospensione cautelare, come quella attivata il 12 gennaio, ma di una cancellazione totale dell'atto: una decisione drastica che evidenzia la gravità delle discrepanze emerse tra la programmazione accademica originale e il bando effettivamente pubblicato.

Al centro del provvedimento vi è una modifica tecnica, apparentemente burocratica ma sostanziale negli effetti, approvata con delibera il 17 giugno 2025. Secondo quanto ricostruito dagli organi di controllo dell'Università di Verona, il bando originale prevedeva l'apertura a candidati esterni; tuttavia, una variazione successiva ha allargato la platea ai candidati interni, escludendo però chi fosse già professore ordinario. Questa "sartorialità" della norma ha creato una condizione di esclusività: Riccardo Nocini si è ritrovato ad essere l'unico partecipante in possesso dei requisiti, vincendo senza contraddittorio. Una dinamica che, agli occhi di chi osserva le logiche universitarie da decenni, appare come una forzatura difficilmente giustificabile sotto il profilo della trasparenza amministrativa.

L'intervento dell'ANAC e la "moral suasion" della Rettrice

Il caso non è rimasto confinato tra le mura dell'ateneo. La vicenda aveva già attirato l'attenzione dell'Autorità Nazionale Anticorruzione e della Procura di Verona, che aveva aperto un fascicolo esplorativo a seguito di diversi esposti. È raro, nella cronaca accademica italiana, assistere a un esercizio di autotutela così netto: spesso le istituzioni tendono a difendere l'operato precedente fino all'ultimo grado di giudizio. In questo frangente, invece, la gestione attuale ha scelto la via della discontinuità. La Rettrice ha sottolineato come l'annullamento sia l'esito di una ponderazione tra l'interesse pubblico alla legalità e gli interessi del vincitore, facendo prevalere il primo.

Nella nota ufficiale diramata dall'ateneo si legge chiaramente come la modifica al bando abbia "inciso sull'impianto complessivo della procedura", alterando la concorrenza. Le polemiche scaturite dalla vittoria del figlio del predecessore, avvenuta poco dopo il termine del mandato paterno, hanno accelerato un processo di revisione che mira a tutelare la reputazione dell'istituzione. La comunità accademica, e in particolare i direttori di dipartimento, hanno svolto un ruolo chiave nel supportare questa operazione di pulizia formale, ribadendo che il patrimonio reputazionale dell'Università di Verona non può essere compromesso da procedure opache.

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