Violenza contro i docenti: il MID chiede fermezza dopo i fatti di Parma

Violenza contro i docenti a Parma: solidarietà agli insegnanti aggrediti e richiesta di denuncia, sanzioni e tutela concreta della categoria.

A cura di Redazione Redazione
27 maggio 2026 13:30
Violenza contro i docenti: il MID chiede fermezza dopo i fatti di Parma - Mobilità intercompartimentale
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La violenza contro i docenti impone una risposta ferma, chiara e responsabile: il caso di Parma riaccende il dibattito sulla sicurezza degli insegnanti e sui limiti da non oltrepassare.

Il Gruppo Mobilità intercompartimentale dei docenti esprime solidarietà ai colleghi di Parma, ma trova incomprensibile la scelta di non procedere alla denuncia degli autori dello spregevole attacco.

Il giustificazionismo ad ogni costo rischia di far scivolare sempre di più la categoria nel vortice di una spirale di violenza che, se non fermata, potrebbe giungere a risvolti tragici.

Le scene emerse da un video girato a Parma, del sapore di un’Arancia meccanica in salsa contemporanea, hanno scosso l’opinione pubblica e i docenti.

Le risate, le bastonate, le cinghiate, lo scherno, l’infierire con un certo compiacimento nei confronti di due malcapitati insegnanti, rappresentano la vulnerabilità di parte della categoria che tutti i giorni lavora “in trincea”. E al contempo descrivono i rischi di una professione completamente mutata nell’arco di pochi lustri.

Quello dipinto a Parma è un quadro a tinte fosche dove il gesto abominevole nei confronti di un professore dai capelli bianchi, minacciato platealmente e poi aggredito con i metodi del “branco”, si oppone per contrasto a una società del passato dove i giovani non avrebbero mai osato effettuare insani gesti nei confronti di una persona che per differenza di età era simbolo di saggezza.

Non si tratta di semplice nostalgia del passato, ma un pensiero sorge spontaneo: siamo sicuri che oggi si viva una fase di progresso oppure siamo di fronte a un’involuzione e al declino della società?

Sono questi gli aspetti che colpiscono della vicenda, da cui emerge, ancora una volta, la perdita di autorevolezza di una figura, quella del docente, che dovrebbe costituire un punto di riferimento, un avamposto dello Stato capace di educare con grande dignità e rispetto, mentre invece risulta un mero parafulmine e uno sfogo del disagio sociale.

Accanto alla solidarietà nei confronti degli insegnanti che hanno subito questo inqualificabile attacco, rimane comunque la forte perplessità suscitata dalla loro decisione di non denunciare nelle sedi opportune gli autori del gesto. Risulta incomprensibile, dopo ciò che si è visto, non querelare chi si è macchiato di tale atto, ossia un gruppo capace di spettacolarizzazione l’aggressione attraverso il collocamento in rete dell’assurda bravata, che diventa prova inequivocabile della propria colpevolezza.

Per il MID occorre avere la determinazione di dire basta e segnare una riga che non può essere oltrepassata. Educare significa anche far capire che a determinate azioni corrispondono delle conseguenze gravi e che alcuni limiti non possono essere superati.

Mobilità intercompartimentale docenti dissente inoltre dalla lettura di alcuni commentatori che tendono a minimizzare il gesto, assolvendo gli autori delle violenze con il fatto che non si siano riscontrate conseguenze fisiche sugli aggrediti. Tali osservazioni sono fuori luogo in quanto si rischia di far passare il messaggio che il linciaggio e la messa alla berlina del docente possano essere effettuati impunemente se non si riscontrano ferite.

Occorre sottolineare che quelle cinghiate saettanti nell’aria inferte a un collega bruciano simbolicamente sulla pelle di ogni insegnante. E l’ episodio in questione vilipende un’intera categoria, umiliata e offesa. E non solo i professori della scuola di Parma.

La spregevole azione dei ragazzi non può essere assolta con una scrollatina di spalle, giustificata e coniugata con la “bravata giovanile” o derubricandola a passaggio normale “del disagio sociale”,  né tantomeno con qualche chiacchierata nei comodi salotti televisivi.

Occorre sottolineare, inoltre, che l’episodio increscioso di Parma non è un caso isolato, ma si colloca sulla scia di una serie di eventi violenti nei confronti degli insegnanti, culminati lo scorso marzo con l’accoltellamento di una collega. In quell’occasione solo l’intervento di uno studente eroe e la tempestività dei soccorsi hanno permesso di salvare la vita dell’insegnante.

La categoria si trova da tempo in balìa di una spirale di violenza, come rivelano i fiumi di cronaca che registrano quasi ogni settimana episodi di brutalità nei confronti degli insegnanti; tanto da rendere necessaria, e non peregrina, la richiesta del MID di un’indennità di rischio per la professione.

Alla luce di tali considerazioni ci si pone una serie di domande: si può ancora prendere per efficiente il modello del giustificazionismo ad ogni costo, presente peraltro nel pensiero di alcuni colleghi? In nome dell’atteggiamento comprensivo, si può accettare di costruire di fatto l’idea di una società che tollera l’insano gesto e la prevaricazione? Possono bastare i corsi di empatia proposti paradossalmente a coloro che subiscono violenza, ossia i docenti stessi, per superare quella che è diventata una vera e propria emergenza? E poi ancora: quale insegnamento emerge per gli studenti, alcuni dei quali soggetti ad emulazione, se chi effettua azioni gravissime se la cava solo con una ramanzina e un’ipocrita pentimento, e non con una sacrosanta bocciatura e le conseguenze legali dell’insano gesto? E soprattutto: ci si rende conto che in futuro potrebbero verificarsi risvolti tragici in seguito a nuove violenze, se non si sanzionano atti di questo genere?

Non bisogna meravigliarsi quindi che siano sempre di più gli insegnanti desiderosi di lasciare questa professione, in cui oltre a non riconoscerne più i fini, non rilevano nemmeno i margini di sicurezza per la propria incolumità né tantomeno condividono il pensiero di parte della categoria votata al sacrificio. E non risulta peraltro che tra le competenze del docente sia previsto di subire violenze e rischi di questo genere.

Il Gruppo Mobilità intercompartimentale docenti pertanto rifiuta categoricamente l’idea che rischia di passare nella Società, ossia che il sacrificio fisico, dal sapore missionario condito da un pizzico di sindrome di Stoccolma, sia insito nella professione.

La violenza si ripudia e si condanna, senza alcun petaloso giustificazionismo.

Gruppo Mobilità intercompartimentale docenti

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