Violenza impunita a Parma, Tassella (SBC): 'Docenti aggrediti con il silenzio delle denunce'

Violenza a Parma: docenti aggrediti, denunce mancate e tutele da rafforzare per restituire sicurezza e autorevolezza alla scuola.

A cura di Redazione Redazione
25 maggio 2026 07:00
Violenza impunita a Parma, Tassella (SBC): 'Docenti aggrediti con il silenzio delle denunce' - Libero Tassella SBC
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La violenza a Parma riaccende l’allarme su sicurezza, denunce mancate e tutela dei docenti. Il caso mostra una scuola esposta, dove servono rigore, responsabilità e coraggio per difendere insegnanti, legalità e autorevolezza davanti alle aggressioni quotidiane. Di seguito il comunicato stampa di Libero Tassella (SBC).

Quel pasticciaccio brutto di Parma: quando la violenza in classe resta impunita

L’episodio avvenuto a Parma parla chiaro. Due insegnanti aggrediti da studenti pavesi, minacciati con frasi del tipo “ti stacco la testa”, ripresi in un video che documenta l’accaduto e inchioda i responsabili alle loro azioni. Sono fatti gravissimi. Eppure, come già accaduto in centinaia di altri casi, i giovani coinvolti sapevano di poterla fare franca.

I due docenti non hanno presentato denuncia. In assenza di lesioni refertate, la legge non consente di procedere d’ufficio. È qui che il meccanismo si inceppa. La scuola del buonismo, o meglio della “melassa buonista”, risponderà con comprensione e toni concilianti. Le dichiarazioni del responsabile dell’Ufficio Scolastico Territoriale della città emiliana ne sono un segnale. Un atteggiamento che, anziché disincentivare, rischia di alimentare il fenomeno della violenza contro gli insegnanti negli anni a venire.

Non è un caso isolato. Quando una docente viene accoltellata da un alunno, cine due anni fa, e la risposta del sistema è ancora morbida, il messaggio che passa è uno solo: la violenza paga. Anzi, peggiora. Rende il lavoro dell’insegnante sempre più pericoloso.

A volte viene da pensare che si aspetti l’irreparabile. E se dovesse accadere il peggio, già sento la fanfara dei buonisti e dei giustificazionisti: “C’è sempre una ragione!”. È proprio in questi momenti che la democrazia dovrebbe ritrovare autorità e rigore, non perdere colpi.

Le responsabilità sono molteplici. Certo, degli alunni sempre più aggressivi e violenti. Certo, delle famiglie permissive che non educano al rispetto. Ma anche di quegli insegnanti che, per buonismo o per quieto vivere, scelgono di non denunciare. Come i due di Parma.

Io non insegno più, e per fortuna non mi è mai capitato. Ma se fosse successo, dieci minuti dopo sarei andato al pronto soccorso per farmi refertare. Avrei denunciato i responsabili al presidio di Polizia in ospedale o al comando più vicino, portando il video e depositando una denuncia dettagliata. Oggi per reati di questo tipo è previsto anche l’arresto immediato.

Leggo che in Russia, per i rari episodi di violenza contro gli insegnanti, gli studenti finiscono in carcere. Dopo essere trattati con durezza e aver ricevuto “la stessa moneta”, vengono trasferiti in istituti speciali dove si applicano metodi altrettanto duri. Non propongo di importare quel modello, ma il contrasto è evidente.

Per me, chi non denuncia diventa complice degli aggressori. Non rende un servizio né ai colleghi, né alla scuola, né alla democrazia. Il silenzio, in questi casi, è una resa.

Libero Tassella SBC

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