Algoritmo GPS illegittimo: Ministero condannato a risarcire docente

Il Tribunale di Torino sanziona il MIM con 19mila euro e riconosce il punteggio pieno, censurando il meccanismo automatico di attribuzione delle supplenze.

16 gennaio 2026 09:00
Algoritmo GPS illegittimo: Ministero condannato a risarcire docente - Tribunale
Tribunale
Condividi

Una recente pronuncia giudiziaria ha dichiarato illegittimo il funzionamento dell'algoritmo GPS per le nomine dei docenti. Il Tribunale di Torino ha disposto un ingente risarcimento a favore di una precaria, evidenziando le gravi criticità del sistema informatizzato ministeriale che regola l'assegnazione degli incarichi.

Maxi risarcimento per l'errore dell'Algoritmo GPS

Arriva una pesante battuta d'arresto per il Ministero dell’Istruzione e del Merito nelle aule di giustizia piemontesi. Il giudice del lavoro ha emesso una sentenza che condanna l'amministrazione a risarcire una docente precaria con la somma di 19.551,14 euro, cifra calcolata a titolo di danno da lucro cessante. Oltre al ristoro economico, comprensivo di interessi legali e spese di lite, il magistrato ha stabilito un principio fondamentale per la carriera dell'insegnante: il diritto al riconoscimento integrale del punteggio di servizio per l’anno scolastico 2024/2025. Tale decisione sana, di fatto, il pregiudizio subito dalla lavoratrice a causa del mancato conferimento dell'incarico, avvenuto per un malfunzionamento delle procedure automatizzate.

Violazione del merito e automatismi fallaci

Nelle motivazioni della sentenza, il Tribunale di Torino muove una critica strutturale all'interpretazione che l'Amministrazione ha dato dell'ordinanza ministeriale sulle supplenze da GPS. Secondo il giudice, l'attuale gestione delle graduatorie provinciali, basata su rigidi automatismi informatici, entra in netto contrasto con i principi di correttezza e buona fede che dovrebbero orientare l'azione amministrativa. Viene sottolineato come l'impianto procedurale, se non adeguatamente governato, finisca per tradire il criterio meritocratico, negando incarichi a chi ne avrebbe diritto in base al punteggio posseduto. La sentenza ribadisce che la tecnologia deve essere uno strumento di supporto e non un fattore di iniquità capace di sovvertire le regole di precedenza nelle graduatorie.

Il ruolo della difesa legale e i precedenti

Questo verdetto non rappresenta un caso isolato, ma si inserisce in un consolidato filone giurisprudenziale che vede soccombere l'amministrazione centrale. Il ricorso è stato curato dal team legale del sindacato Anief, composto dagli avvocati Maria Dolores Broccoli, Walter Miceli, Fabio Ganci e Giovanni Rinaldi. In particolare, l'azione dell'avvocato Broccoli è stata pionieristica nell'ottenere pronunce che attestano l'illegittimità del sistema di reclutamento digitale. La magistratura sta progressivamente smantellando la logica dell'algoritmo "infallibile", dimostrando come gli errori del software non possano ricadere sulle spalle dei lavoratori precari, privandoli di opportunità lavorative e retributive legittime.

Le ripercussioni sul sistema di reclutamento scolastico

La decisione torinese rafforza la posizione di chi chiede una revisione profonda delle modalità di assunzione a tempo determinato. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ha accolto con favore la pronuncia, evidenziando come la giurisprudenza stia richiamando con sempre maggiore forza il Ministero al rispetto delle norme sostanziali. Quando l'elaborazione dei dati produce esiti non verificabili o illogici, l'amministrazione è tenuta a risponderne. In sintesi, la sentenza stabilisce tre punti fermi per la tutela dei docenti:

  • Il diritto al risarcimento economico per il mancato guadagno.

  • Il recupero del punteggio giuridico ai fini dell'anzianità di servizio.

  • L'obbligo per il sistema informatico di rispettare la trasparenza e il merito.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail