Assistenti all'autonomia: cosa cambia con il testo della Camera per i 40mila lavoratori delle cooperative
Gli assistenti all'autonomia potrebbero passare dalle cooperative allo Stato: l'Anief chiede assunzioni e tutele per 40 mila precari
Alla Camera si lavora a una svolta per gli assistenti all'autonomia e alla comunicazione. Il testo in esame vuole far uscire dalla precarietà circa 40 mila lavoratori oggi gestiti dalle cooperative. L'obiettivo è riconoscere un profilo che sostiene il diritto allo studio degli alunni con disabilità. Il sindacato Anief chiede tempi rapidi e regole chiare.
Assistenti all'autonomia, l'esame riparte alla Camera
È ripartito nelle Commissioni di Montecitorio l'esame del testo base C 2771, già approvato dal Senato. Il lavoro riunisce più proposte di legge sulla "Istituzione del profilo professionale dell'assistente per l'autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilità". La VII e l'XI Commissione hanno trovato punti comuni e puntano a chiudere. L'Anief, che ha depositato una memoria mirata, chiede una rapida approvazione. Il sindacato vuole l'assunzione nello Stato di tutto il personale delle cooperative, con riconoscimento del servizio passato e un indennizzo per l'abuso dei contratti a termine.
Dalla scuola alle funzioni locali, il nodo da sciogliere
Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricostruisce la vicenda: «Inizialmente la proposta deposita in Senato prevedeva la stabilizzazione di questi preziosi dipendenti delle cooperative direttamente nella scuola, da equiparare al personale Ata: soltanto dopo un braccio di ferro coi rappresentati degli enti locali, fin ad oggi destinatari delle risorse statali, la stessa è stata emendata con la previsione della stabilizzazione presso il comparto delle Funzioni locali, con concorsi autorizzati solo per i comuni virtuosi, in grado di sopportarne i costi». E aggiunge: «Ed è proprio questo il tasto dolente, il rospo da ingoiare per poter fare riconoscere dallo Stato, dopo 32 anni, il profilo professionale di una risorsa professionale essenziale per garantire il diritto allo studio degli alunni con disabilità. Perché il diritto non potrà essere calpestato da ragioni di bilancio. Noi, diciamo basta a vecchie e nuove discriminazioni». La stabilizzazione resta quindi legata ai bilanci comunali.
Chi può essere assunto e con quali requisiti
La norma apre la professione a più profili, senza obbligo di iscrizione all'albo. Possono accedere all'attività di assistente coloro che rientrano in questi casi:
educatori professionali socio-pedagogici, anche senza albo;
diplomati con attestato di un corso professionale riconosciuto dalle Regioni;
chi ha svolto almeno dodici mesi di assistenza nelle scuole, con diploma;
chi ha completato un percorso di 830 ore, di cui 810 sulla lingua dei segni italiana;
chi vanta almeno trentasei mesi di esperienza nel sistema di istruzione.
Una Conferenza unificata dovrà definire entro centoventi giorni funzioni e ordinamento didattico.
Come funzionano le procedure di assunzione
Gli enti locali potranno garantire il servizio anche tramite appalti, ma con l'obbligo di applicare il contratto delle Funzioni locali. I contratti in corso restano validi fino alla scadenza naturale. In prima applicazione, Regioni ed enti potranno bandire un concorso pubblico per titoli ed esami, riservato a chi ha lavorato almeno trentasei mesi nel servizio. La priorità va al personale con contratto attivo. Restano valide le riserve di posti fino al 40 per cento, mentre i bandi dovranno contenere clausole sociali a tutela della continuità occupazionale.
Chi è l'assistente per l'autonomia e la comunicazione
Il profilo nasce dopo oltre trent'anni di attesa. Secondo i disegni di legge, l'assistente «è un operatore socio-educativo che svolge funzioni di mediazione e assistenza alla comunicazione, di supporto all'acquisizione delle autonomie e alle relazioni rispetto ai contesti educativi, didattici e formativi, tenuto conto delle diverse condizioni di disabilità, facilitando anche il diritto all'educazione e alla formazione delle persone affette da malattie rare». Si tratta dei cosiddetti «Asacom», lavoratori precari il cui futuro dipende dai fondi versati alle cooperative. Per questo l'Anief ha aperto un dipartimento dedicato agli ex Asacom.