Bambino fatto scendere dal bus a Belluno: la Procura vuole procedere per il reato di abbandono di minore
Il caso del bambino fatto scendere dal bus a Belluno vede l'accusa di abbandono di minore proseguire nonostante il parere della famiglia.
La Procura di Belluno ha deciso di non archiviare il fascicolo relativo all'abbandono di minore avvenuto a fine gennaio, quando un bambino di undici anni è stato fatto scendere da un mezzo di trasporto pubblico. Nonostante la volontà della famiglia di ritirare la querela, l'azione giudiziaria procede per fare chiarezza sulla responsabilità dell'autista coinvolto e sulla gestione dell'evento in condizioni meteorologiche avverse.
Dinamica dell'evento a Belluno
I fatti risalgono allo scorso gennaio, durante il periodo pre-olimpico. Un bambino di undici anni è stato costretto a scendere dall'autobus nella tratta tra San Vito di Cadore e Vodo di Cadore. Il motivo dell'allontanamento risiedeva nel mancato possesso del nuovo titolo di viaggio "olimpico", dal costo di 10 euro, introdotto poco prima.
Il minore, privo di telefono cellulare, ha dovuto percorrere circa 6 chilometri a piedi sulla pista ciclabile, sotto la neve e in tardo pomeriggio. Al suo rientro, la madre ha riscontrato uno stato di ipotermia e condizioni fisiche precarie, decidendo inizialmente di sporgere denuncia.
La questione della procedibilità d'ufficio
L'aspetto legale centrale riguarda la natura del reato ipotizzato. L'abbandono di minore è un reato perseguibile d'ufficio. Ciò significa che, una volta che l'autorità giudiziaria ne viene a conoscenza, il procedimento penale prosegue indipendentemente dalla volontà della parte offesa di ritirare la querela.
La Procura di Belluno, coordinata dagli elementi raccolti durante le indagini, è intenzionata a notificare l'avviso di garanzia all'autista Salvatore Russotto, 61 anni. Le testimonianze e la ricostruzione dei fatti hanno evidenziato la necessità di concludere l'iter giudiziario per accertare eventuali profili di responsabilità penale.
Conseguenze per l'autista e reazione della famiglia
Nonostante la gravità del fatto, la famiglia ha recentemente espresso il desiderio di non procedere oltre. La madre ha dichiarato che l'obiettivo non era il licenziamento del lavoratore, ma l'ottenimento di scuse formali e una revisione delle rigide tariffe che hanno causato il disagio.
Revisione del biglietto: Il caso ha portato alla modifica della tariffa "olimpica" da 10 euro.
Situazione lavorativa: L'autista è stato reintegrato e assegnato ad altre mansioni aziendali.
Possibili esiti: La difesa valuta ora il ricorso a riti alternativi, come il patteggiamento, per concludere la vicenda senza arrivare al dibattimento in aula.